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250° - Soppressione della Compagnia di Gesù

La soppressione di uno dei più prestigiosi ordini religiosi, che verrà poi ricostituito fino ad arrivare a far eleggere il suo primo Papa. Il 21 luglio 1773 Clemente XIV firmava il breve Dominus ad Redemptor, che sopprimeva la Compagnia di Gesù.

La Compagnia di Gesù, fondata da Sant'Ignazio di Loyola nel 1540 con l'approvazione di Papa Paolo III, venne soppressa il 21 luglio 1773 da Clemente XIV, con il breve Dominus ac Redemptor. Sarà poi ricostituita da Pio VII il 30 luglio 1814 con la bolla Sollicitudo Omnium Ecclesiarum

L'importanza della Compagnia di Gesù, fondata nel 1540 da Sant'Ignazio di Loyola, era diventata sempre crescente con il passare del tempo in due ambiti, che spesso andavano di pari passo: evangelizzazione e istruzione. 
A partire da San Francesco Saverio, gesuita ed evangelizzatore del Giappone, i gesuiti iniziarono a intrattenere veri e propri rapporti commerciali con i vari potentati del luogo, dando luogo a introiti sempre crescenti. Dopo il bando del 1614 del cristianesimo in Giappone, i gesuiti si concentrarono su India, Indocina e Thailandia, dove accumularono ingenti fortune. 
La fonte della vera ricchezza della Compagnia fu però l'America. Spinta da portoghesi e spagnoli, essa iniziò un'intensa opera di evangelizzazione del continente appena conquistato. Intorno al 1600 i gesuiti possedevano, insieme ai domenicani, circa un terzo delle terre produttive nelle colonie spagnole e portoghesi delle Americhe e una fitta rete di scuole per istruire i nativi. 
A causa di questo vasto potere, con il tempo le principali potenze europee iniziarono a non vedere di buon occhio i gesuiti, considerati troppo influenti ed economicamente potenti. Nel 1750 il re del Portogallo fu il primo ad avviare una serie di dispute politiche con i gesuiti, seguito a ruota da Francia e Regno delle Due Sicilie. Nel 1758 il re Giuseppe I del Portogallo arrivò così a espellere i gesuiti da tutti i domini del regno, nel 1762 la Francia li coinvolse in un caso di bancarotta fraudolenta e nel 1767 vennero cacciati anche da Austria, Regno delle Due Sicilie e tutti gli Stati borbonici, come Spagna e Ducato di Parma.
Iniziarono così le pressioni dei monarchi cattolici, principali finanziatori e protettori dello Stato della Chiesa, per un provvedimento papale forte contro la Compagnia. Con il breve Dominus ac Redemptor del 21 luglio 1773 Papa Clemente XIV si piegò alle loro richieste, decretando la soppressione della Compagnia di Gesù. Il Preposito Generale Lorenzo Ricci venne arrestato e incarcerato a Castel Sant'Angelo, dove morì due anni più tardi.

I gesuiti, dalla loro ricostituzione, sono cresciuti esponenzialmente: oggi contano 14mila membri, 7 cardinali (tra poco 9), 17 arcivescovi e 42 vescovi. Il 13 marzo 2013, inoltre, il cardinale gesuita Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, arcivescovo di Buenos Aires, Argentina, è stato eletto Papa con il nome di Francesco


I gesuiti trovarono così rifugio, paradossalmente, nei Paesi non cattolici, che non diedero esecuzione dell'ordine papale. Una colonia si stabilì nella Polonia orientale, allora dominio russo, sotto la protezione della zarina Caterina II. Fu proprio questo nucleo a garantire la continuità della Compagnia una volta che venne restaurata. Anche l'imperatore Federico II permise ai gesuiti di risiedere in nel Regno di Prussia, a maggioranza cattolica.
In realtà, sotterraneamente, iniziarono pochi anni dopo i primi tentativi di ricostituire la Compagnia, anche sotto diversa forma. Suor Teresa di Sant'Agostino, nata Luisa Maria di Borbone-Francia, figlia del re Luigi XV, avviò una trattativa per consentire la costituzione di una fraternità di sacerdoti secolari, ma Clemente XIV si oppose a qualsiasi tentativo in questo senso.
Dopo la sua morte nel 1774, il suo successore Pio VI (Giovanni Angelo Braschi) si dimostrò più aperto. Un passo decisivo fu nel 1791 la fondazione dell'Istituto dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù a opera di Pierre Joseph Picot de Clorivière, approvato dalla Santa Sede. Nel 1794 in Belgio sorsero i Sacerdoti del Sacro Cuore, altra fraternità religiosa che si riproponeva di portare avanti i principi gesuiti.
La voglia di restaurazione, nemmeno 25 anni dopo la soppressione, arrivò ben presto anche a Roma. Nel 1797 venne istituita, sotto la spinta del cardinale Giulio Maria della Somaglia, la Società della Fede di Gesù, le cui costituzioni ricalcavano in tutto e per tutto quelle della Compagnia: Pio VI la approvò e vi incluse anche la fraternità belga e il lavoro andò avanti nonostante l'arresto del fondatore, don Niccolò Paccanari. 
Quello che queste congregazioni non potevano sapere è che nel 1793 la Santa Sede aveva già, in gran segreto, approvato l'esistenza dei gesuiti della Russia Bianca (attuale Bielorussia), sancendo di fatto il nulla osta per la restaurazione, ostacolata anche dalle vicende politiche e storiche. Nel 1797, infatti, le truppe napoleoniche invasero Roma e deportarono l'anziano Pio VI in Francia, dove morì due anni più tardi, ultimo Papa a morire fuori dall'Italia (e il primo dopo 427 anni, dalla cattività avignonese). 
L'elezione a Venezia del cardinale Barnaba Chiaramonti, che prese il nome di Pio VII, nell'anno giubilare 1800, accelerò il processo di riconoscimento. Già nel 1801 Pio VII rese pubblico il riconoscimento dei gesuiti della Russia Bianca, attuato dal predecessore, nel 1803 riconobbe i gesuiti inglesi e nel 1804 nel Regno delle Due Sicilie.
Rientrato a Roma dopo anni di prigionia napoleonica a sua volta il 24 maggio 1814, dopo la caduta di Napoleone, il 30 luglio successivo il Papa emise la bolla Sollicitudo Omnium Ecclesiarum, in cui ristabiliva la Compagnia di Gesù in tutto il mondo.
Da allora la Compagnia in oltre due secoli è cresciuta enormemente, arrivando a contare oltre 14mila membri, 7 cardinali (9 tra poche settimane), 17 arcivescovi e 42 vescovi. Il 13 marzo 2013, inoltre, il cardinale gesuita Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, arcivescovo di Buenos Aires, Argentina, è stato eletto Papa con il nome di Francesco, primo Papa gesuita della storia.

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