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George Pell, un ricorso che apre scenari imprevedibili

Il cardinale George Pell, 78 anni, Prefetto emerito della Segreteria per l'Economia e arcivescovo emerito di Sydney e Melbourne, ha deciso di fare appello all'Alta Corte australiana contro la sentenza d'appello che ha confermato la pena di 6 anni di carcere per abusi sessuali su minori. 
L'Alta Corte equivale alla nostra Corte di Cassazione, terzo e ultimo grado di giudizio. Non viene celebrato un processo vero e proprio come nei gradi precedenti, viene semplicemente fatto un controllo di legittimità, si verifica se i Tribunali abbiano eseguito tutti i passaggi burocratici in modo corretto. L'Alta Corte, nel migliore dei casi, potrà ordinare un nuovo processo d'appello presso in Tribunale diverso dal precedente. E nel mentre Pell resterà in carcere. 

Papa Francesco con George Pell. Il cardinale australiano, 78 anni, è stato arcivescovo di Melbourne (1996 - 2001) e Sydney (2001 - 2014) e Prefetto della Segreteria per l'Economia (2014 - 2019)

L'attenzione si sposta ora su Roma. La Congregazione per la Dottrina della Fede e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica hanno comunicato di attendere l'esaurimento di tutti i gradi di giudizio in Australia prima di aprire un procedimento contro Pell. Che, eventualmente, sarebbe di particolare importanza per stabilire la credibilità di giudizio del sistema legislativo della Chiesa, costruito durante l'Impero Romano. E siccome le possibilità che l'Alta Corte si pronunci a favore del cardinale australiano sono poche, ecco che l'eventualità di un processo canonico si fa più pressante. Le accuse contro Pell sarebbero le stesse del Tribunale di Victoria, cioè abusi sessuali su minori. Ma non è chiaro come si svolgerebbe il processo.
Il diritto canonico prevede la possibilità di un rito abbreviato quando i fatti sono chiari fuori da ogni ragionevole dubbio. Spesso la condanna definitiva da parte delle autorità civili è stata usata come prova oltre ogni sospetto, come fu per l'ex cardinale Theodore Edgar McCarrick. L'88enne, ex arcivescovo di Washington, venne radiato dal Collegio Cardinalizio a luglio 2018 e, dopo il rito abbreviato, laicizzato a febbraio 2019. 
Al contrario di McCarrick, però, Pell non si è lasciato dietro accordi legali - soldi in cambio di silenzio - nelle sue ex diocesi, né si è visto puntare il dito contro da parte di un numero enorme di testimoni - il processo si è basato sulla testimonianza di un solo uomo. In più il processo d'appello si è concluso con una sentenza di condanna per cui hanno votato a favore due giudici su tre, il che significa che l'evidenza delle prove non è stata ritenuta inconfutabile. 

Theodore Edgar McCarrick, 89 anni, è stato radiato dal Collegio Cardinalizio il 27 luglio 2018. È stato vescovo di Metuchen (1981 - 1986) e arcivescovo di Newark (1986 - 2000) e Washington (2000 - 2006)


La Chiesa sa anche di non poter correre il rischio di un processo affrettato, creando un pericoloso precedente e dando l'impressione di scavalcare l'iter processuale. Tutto indica che Pell riceverebbe un processo canonico completo che dovrebbe equivalere a quello di qualsiasi Tribunale civile. Ma i dubbi rimangono.
Pell, come qualunque altro vescovo, sarebbe giudicato da una giuria composta da 3 a 5 arcivescovi o cardinali, scelti dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede con l'approvazione del Papa. La parola fine, qualunque dovesse essere la sentenza, spetterebbe proprio a Francesco. Il Pontefice ha poteri pressoché illimitati in campo giudiziario - può avocare a sé ogni processo, graziare o ribaltare una sentenza - e in passato ha scelto di occuparsi in prima persona di dossier delicati. E data l'importanza del processo, il primo a un cardinale, sarebbe impossibile delegare a qualcun altro la decisione finale. 
Ed è proprio qui il punto critico, perché il caso di George Pell è molto più che una questione penale. Ma ha pesanti risvolti diplomatici. Un'assoluzione del cardinale Pell potrebbe infatti essere vista come disprezzo per il sistema giudiziario australiano e una tacita conferma della tesi secondo cui l'ex arcivescovo di Sydney sarebbe in prigione solo a causa di un dilagante sentimento anti-cristiano. Ne nascerebbe un dibattito incendiario che ridarebbe fiato a quanti chiedono l'abolizione dell'autonomia della Santa Sede in materia giudiziaria. 
Dall'altra parte, se Pell fosse condannato, coloro che credono che il processo australiano fosse iniquo potrebbero concludere che la Chiesa non ha più un sistema legale davvero indipendente e non cercherebbero più aiuto e ascolto in Vaticano. 

Pietro Parolin, 64 anni, durante il Sinodo della Chiesa Ucraina a Roma. Segretario di Stato dal 15 ottobre 2013, è stato nunzio apostolico in Colombia per quattro anni

Potrebbe essere decisivo, se il dossier finisse sulla scrivania di Francesco, il parere del cardinale Pietro Parolin, 64 anni, Segretario di Stato. Il più influente consigliere del Papa sta estendendo il suo potere tramite la prossima riforma della Curia Romana, che toglierà peso alla Congregazione per la Dottrina della Fede e ne aggiungerà alla Segreteria di Stato, e più volte si è intromesso in alcuni casi sotto esame da parte del Sant'Uffizio. Quando il dicastero ha smesso di passare informazioni alla Terza Loggia, Parolin si è rivolto ai nunzi nei vari Paesi per avere riscontri sui processi in corso. 

Qual è l'opinione di Parolin su Pell? Difficile dirlo. Ha definito la notizia della condanna "scioccante e dolorosa", ma non è chiaro cosa ne pensi. Normale, essendo un diplomatico di altissimo livello. Quel che è certo è che in questi anni - è stato nominato a ottobre 2013 - ha dimostrato di essere molto pragmatico. Tanti sacerdoti e vescovi cinesi erano incarcerati e Parolin ha promosso un accordo nel 2018 tra la Cina e il Vaticano, considerato impensabile fino a poco tempo fa. Di sicuro la stabilità della Chiesa è al primo posto nelle sue preoccupazioni e fatti dicono che un cardinale è stato condannato sia in primo grado che in appello. E rimarrà in carcere a lungo. Meglio quindi una decisione rapida e brutale, come per McCarrick, per togliersi il problema una volta per tutte. 
Ma tutto può ancora succedere, la storia di Pell non è ancora conclusa. E Il suo destino potrebbe dipendere, almeno in parte, dal Vaticano.

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