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Passi avanti nelle leggi sulla pedofilia, ma ora è l'intero sistema a dover cambiare

Il nuovo pacchetto di norme riguardo agli abusi sessuali varate giovedì 9 maggio da Papa Francesco sono un grande passo avanti, soprattutto per gli standard romani. Sono chiaramente un ulteriore e incisivo gradino nella prevenzione e nella lotta contro gli abusi. 

Per la prima volta, ogni diocesi del mondo dovrà avere un sistema pubblico e accessibile per denunciare abusi e coperture, che dovrà essere pronto entro il 1° giugno 2020. Vale anche per chierici e religiosi, a cui è garantita protezione nella denuncia. 

Gli arcivescovi metropoliti o le autorità designate dal Vaticano, quando riceveranno una denuncia, dovranno svolgere un'indagine preliminare e inviarla a Roma, che dovrà rispondere in tempi adeguati. Sarà necessaria la partecipazione di esperti laici. 
Le nuove regole si occupano di procedure ecclesiastiche e non si occupano perciò della questione della denuncia alle autorità civili, ma sono state scritte proprio per non ostacolare le indagini della polizia. 
Per i dipendenti vaticani è stato infatti emanato l'obbligo per cui ogni ministero che si occupi di un caso debba informarne la Segreteria di Stato e i Dicasteri competenti. Nel mondo quasi feudale e a compartimenti stagni del Vaticano, questo tipo di coordinamento tra uffici rappresenterebbe quasi una rivoluzione.

In breve, queste norme sono il rispetto della promessa da parte di Francesco a offrire misure concrete durante il summit di febbraio. Il loro impatto sarà maggiore fuori dall'Occidente, visto che Stati Uniti, Canada ed Europa occidentale - ma non l'Italia - hanno dimostrato di avere un sistema di denunce ben funzionante. 





Ci sono però ancora dei dubbi sull'applicazione concreta di queste misure. Le procedure diventano meno chiare a livello locale, la protezione per i whistleblowers non è definita, e il documento rinforza la predominanza della Segreteria di Stato. Che, ironicamente, all'inizio era parte del problema che le riforme avrebbero dovuto eliminare. 

Non si sa quanto possa essere realistico l'obbligo di risposta del Vaticano entro 30 giorni, dato che ci sono ancora tonnellate di casi arretrati sugli scaffali della Congregazione per la Dottrina della Fede. 

E' difficile guardare al motu proprio Vos estis lux mundi e pensare che Papa Francesco non stia prendendo seriamente la questione, ma la storia insegna che quando si annuncia un punto di svolta, a volte il cambiamento è in realtà minimo, anche con le migliori intenzioni. 

La vera prova sarà l'impatto sulle coperture dei crimini. La questione sulla sorte dei vescovi che non indagano, guardano da un'altra parte o attivamente insabbiano è stato il più grosso capitolo incompiuto dello sforzo riformatore. Centinaia di sacerdoti sono stati espulsi per aver abusato, ma nessun vescovo è mai stato condannato dalla Chiesa per aver coperto. E questo è ciò che ha aumentato il gap tra vittime e Chiesa. 

Con le nuove norme, se arriva una denuncia per insabbiamento vengono indette delle indagini preliminari per sapere se quella denuncia è credibile. Ma cosa succede se la risposta è sì? Qui le cose si fanno un po' più fumose. 

Il documento istituisce soltanto nuove norme procedurali, non nuovi crimini o nuove pene. Ciò significa che quando le procedure sono state rispettate, sarà la legge corrente a finire il lavoro. 
Esiste un altro documento che tratta specificamente di come trattare i casi di copertura da parte di vescovi e superiori religiosi. Si tratta del Motu Proprio Come una madre amorevole del 2016. 
Il piano prevedeva di creare uno speciale dipartimento presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ma è naufragato. Quel documento era una strada senza uscita, perché prevedeva di trattare i casi criminosi non giudizialmente - con presunzione di innocenza, prove inoppugnabili e processi d'appello, che avrebbero lasciato casi aperti a lungo - ma con una strategia rapida e conclusiva. 
L'autorità per giudicare questi casi sarebbe stata distribuita tra i vari ministeri vaticani che si occupano di sorveglianza sui vescovi. Il risultato è che ad oggi non si sa quante denunce siano state ricevute, cosa ne è stato fatto e quali pene siano state comminate. Di nuovo, nessun religioso è mai stato pubblicamente condannato dalla Chiesa per aver coperto abusi.
Quando all'arcivescovo Charles Scicluna, 59 anni, arcivescovo di Malta e Segretario Aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato chiesto quanti vescovi fossero stati giudicati secondo le regole di Come una madre amorevole, ha risposto di non saperlo. 



La vera questione, comunque, è se ci sia o meno un tribunale. Ed è il motivo per cui i dicasteri vaticani che avrebbero dovuto implementare la norma non l'hanno mai fatto, per problemi di reclutamento, training e risorse o per ragioni più oscure. 
Il pericolo di Vos estis lux mundi è lo stesso: la creazione di una app nuova e brillante che dev'essere installata su un sistema operativo obsoleto. Non importa se il programma è fatto bene, se il processore non lo carica inevitabilmente il computer crasha. 
Proprio questa potrebbe essere la prossima sfida, ora che Vos estis lux mundi è nero su bianco: fare la necessaria pulizia all'interno del sistema operativo per evitare che la nuova e promettente app non crashi ogni volta che viene caricata. 

Tradotto e rielaborato da Crux

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