Fermo oppositore del re di Francia Luigi XIV, con cui entrò in conflitto su più fronti, moralizzatore e promotore della Lega Santa che arrestò definitivamente l'avanzata turca in Europa. Il 21 settembre 1676 viene eletto Papa Innocenzo XI, al secolo Benedetto Odescalchi, 240° Papa, in carica per quasi 13 anni.
Benedetto Odescalchi nacque a Como il 19 maggio 1611, secondo figlio di Livio Odescalchi e da Paola Castelli Giovanelli di Gandino a Palazzo Odescalchi, ancora oggi visitabile. Gli Odescalchi erano la famiglia più in vista di Como e una delle più ricche della Lombardia, allora governata dalla Spagna, Fondata nel XIII secolo, era dedita sia al commercio internazionale che all'attività bancaria e cambiavalute.
Fu proprio il padre Livio a invitare i gesuiti a stabilirsi a Como e fondare un proprio collegio, dedicato, come di consueto, all'istruzione delle elite. I tre figli Carlo, Benedetto e Giulio Maria furono tra i primi alunni, iscritti alla Congregazione Mariana, onore riservato agli allievi più illustri. A soli 11 anni, però, rimase orfano del padre e il fratello Carlo ereditò il patrimonio di famiglia, amministrato dalla madre fino alla maggiore età, e il titolo di duca. Nel 1626, a 15 anni, dopo aver ultimato gli studi umanistici si trasferì a Genova dallo zio Papirio Odescalchi, che dirigeva la Società Odescalchi, un banco di cambiavalute. Quattro anni dopo tornò nel comasco, a Cagno, vicino a Solbiate, dove la famiglia aveva possedimenti terrieri e un mulino, per sfuggire all'epidemia di peste, della quale però fu vittima la madre. Con la sua quota del patrimonio di famiglia decise di continuare a studiare: nel 1636, si iscrisse ai corsi dell'Università La Sapienza di Roma e concluse gli studi a Napoli, dove si laureò in utroque iure (diritto civile e canonico) il 21 novembre 1639, a 27 anni.
Proprio a Napoli, durante questo periodo, sentì maturare la vocazione religiosa, descritta dalle fonti d'epoca come sincera. Non entrò però in seminario: a Napoli prese la tonsura il 18 febbraio 1640 e si trasferì a Roma, dove viveva il fratello Carlo, avvocato alla corte pontificia di Urbano VIII, che lo raccomandò al Papa, facendogli trovare i suoi primi incarichi amministrativi, in cui si fece notare per la sua preparazione in campo economico e fiscale.
Innocenzo X, successore di Urbano VIII, lo nominò dapprima governatore di Macerata e delle Marche e nel 1648 di Ferrara. Qui, ancora una volta le sue elevate competenze economiche si rivelarono preziose: la sua accorta politica economica, la lotta alle frodi, la distribuzione di viveri e denaro ai poveri e il calmiere dei prezzi ridiedero vita all'economia ferrarese, afflitta da una prolungata carestia.
Il 6 marzo 1645, a sorpresa, a soli 34 anni, Innocenzo X decise di crearlo cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano. Accettò anche se non era sacerdote, ribadendo la sua volontà nel diventarlo. Durante il Giubileo del 1650, il 4 aprile, a 39 anni, venne nominato vescovo di Novara. Solo a quel punto accettò di diventare sacerdote: venne ordinato il 20 novembre successivo e poi consacrato vescovo il 29 gennaio 1651, a 40 anni, dal cardinale Francesco Maria Machiavelli, vescovo di Ferrara.
Nel 1655 partecipò al suo primo Conclave, alla morte di Innocenzo X, e l'anno successivo, a 45 anni, dopo soli 6 anni di ministero, chiese di lasciare Novara e far rientro a Roma perché il clima non giovava alla sua salute. Chiese anche al nuovo Papa Alessandro VII di poter lasciare la sede al fratello Giulio Maria Odescalchi, che aveva scelto di diventare monaco benedettino. Benedetto scelse di devolvere il suo vitalizio alla diocesi di Novara, a cui era rimasto legato, e di dedicarsi all'amministrazione dell'ingente patrimonio familiare, visto che la morte senza eredi del fratello Carlo aveva fatto ricadere su di lui questa responsabilità. Per un breve tempo fu anche cardinale Camerlengo, tra il 1660 e il 1661, senza mai esercitare tale responsabilità in Sede Vacante.
Alla morte di Alessandro VII, nel 1667, fu tra i più votati ma il veto del Re di Francia bloccò la sua candidatura, favorendo l'elezione del Segretario di Stato Giulio Rospigliosi, che prese il nome di Clemente IX. Nel 1669, dopo il suo breve pontificato, partecipò al Conclave che elesse l'anziano Clemente X (Emilio Bonaventura Altieri). Anche in questo caso, Odescalchi era finito per diventare il candidato di punta della fazione spagnola, ma per la seconda volta il Re di Francia Luigi XIV aveva posto il veto su di lui. Odescalchi pareva quindi consapevole che, con un nemico così potente, non sarebbe mai diventato Papa.
Clemente X morì di gotta il 22 luglio 1676, a 86 anni (età mai raggiunta da alcun Pontefice prima di lui), dopo poco più di 6 anni di pontificato.
Il Conclave si aprì il 2 agosto successivo nel Palazzo Apostolico, alla presenza di 65 cardinali, con 2 assenti e altri 2 che moriranno nel corso delle votazioni. L'età media, intorno ai 57 anni, era eccezionalmente bassa, per via dei molti porporati giovani creati da Clemente X. Il favorito apparve Girolamo Buonvisi, vescovo di Lucca, che però era inviso al Re di Francia. Neutralizzata la sua candidatura, i cardinali non avevano intenzione di ripetere lo stallo degli ultimi Conclavi, tutti avvenuti a distanza di pochi anni e durati mesi (l'ultimo oltre 5 mesi). Al suo 5° Conclave, Odescalchi apparve quindi in breve tempo il candidato più indicato per esperienza e popolarità, al punto che anche Luigi XIV si rassegnò a non opporre il veto. Gli resisteva solamente Celio Piccolomini, arcivescovo di Siena, che dopo qualche settimana rinunciò. Inizialmente Odescalchi rifiutò la responsabilità, chiedendo ai cardinali di scegliere qualcun altro; per questo la sera del 20 settembre, dopo cena, tutti i cardinali si recarono a sorpresa presso la sua cella e fecero pubblico atto di ossequio baciandogli la mano, di fatto eleggendolo per acclamazione. Colto di sorpresa, Odescalchi accettò, annunciando l'intenzione di assumere il nome di Innocenzo XI, in memoria di Innocenzo X, che lo aveva creato cardinale, e per amicizia con il nipote, il cardinale Alderano Cybo-Malaspina, nipote di Innocenzo X, che volle come Segretario di Stato.
Prima di accettare, allora, Odescalchi fece sottoscrivere ai cardinali una dichiarazione elettorale, in cui ognuno di loro si impegnava a non essergli di alcun intralcio nella riforma che avevain mente della Chiesa e dei costumi, sia dei chierici sia dei laici. Il giorno successivo, il 21 settembre 1676, a 65 anni, Benedetto Odescalchi venne eletto Papa Innocenzo XI all'unanimità (meno un voto, il suo). La cerimonia d'incoronazione, avvenuta il 4 ottobre, viene descritta come singolarmente semplice e modesta, perché il nuovo Papa volle che il denaro risparmiato fosse distribuito alle chiese e ai poveri di Roma.
La benevolenza di Luigi XIV, che aveva rinunciato ad usare contro di lui il veto, ben presto finì. Il predecessore Clemente X aveva lasciato aperta una questione con la monarchia francese riguardante le giurisdizioni spirituali. Il re, infatti, nel 1673 si era appropriato del diritto di assegnare le rendite appartenenti alle diocesi vacanti (i "diritti di regalia"), diritto che spettava fino a quel momento al Papa.
Per risolvere il problema e non inimicarsi il re, Innocenzo XI prese tempo istituendo un'apposita commissione, la Congregazione delle regalie che, dopo due anni di lavori, concluse che le prerogative della Santa Sede erano legittime. Innocenzo XI chiese quindi a Luigi XIV di ritirare l'editto, che violava il Concordato con lo Stato francese. Il re chiese di convocare un'assemblea del clero francese, che si riunì dopo 3 anni sotto la presidenza di una figura compromissoria come Jacques Bénigne Bossuet, vescovo di Meaux e precettore di Luigi, principe ereditario, detto il Gran Delfino. Il 19 marzo 1682, infine, il clero francese votò una dichiarazione detta I Quattro Articoli, con cui si affermava che i monarchi non sono soggetti al papato, che i concili ecclesiastici possono sostituirlo, che il Papa deve rispettare le tradizioni delle chiese locali e che i decreti papali non sono vincolanti, a meno che non vengano adottati da tutta la Chiesa. Luigi XIV, soddisfatto, fece immediatamente commutare in legge questa decisione e ne ordinò l'osservanza a tutta la Chiesa.
Innocenzo XI, però, decise di andare allo scontro con il re, dichiarando nulle le decisioni dell'assemblea, rifiutando di riconoscere i vescovi che avevano sottoscritto i Quattro Articoli e destituendoli, portando 35 diocesi francesi a restare senza vescovo. La linea dura alla lunga ebbe la meglio: il re, ammirato dalla risolutezza del pontefice, non solo concesse il diritto di regalìa al Papa ma emanò anche l'Editto di Fontainebleau del 18 ottobre 1685, con cui si revocava l'Editto di Nantes del 1598, cioè il riconoscimento della libertà di culto ai protestanti francesi.
Ma lo scontro con la Francia non era finito. Un altro fronte fu il regolamento del diritto d'asilo per i rappresentanti degli Stati stranieri domiciliati a Roma, in primis gli ambasciatori. Le ambasciate godevano dell'estensione del diritto d'asilo ai quartieri circostanti, ma nel tempo si erano create delle enclavi dentro Roma dove la polizia pontificia non poteva più entrare. Il 7 maggio 1685 il pontefice sospese tale estensione del diritto di asilo e tutti gli Stati europei si adattarono, tranne la Francia.
Dopo la morte dell'ambasciatore François Annibal II d'Estrées nel 1687, Innocenzo XI rifiutò la nomina del successore Henri Charles de Beaumanoir-Lavardin, che arrivò a occupare militarmente l'ambasciata di Palazzo Farnese. Il Papa scomunicò ambasciatore, ma anche il re e tutti i ministri. Anche di fronte alla minaccia di intervento armato francese contro lo Stato Pontificio, Innocenzo non arretrò e lasciò la questione irrisolta fino alla propria morte.
Al tempo di Innocenzo XI, inoltre, la sede arcivescovile di Colonia costituiva uno stato autonomo all'interno del Sacro Romano Impero, l'Elettorato di Colonia. L'arcivescovo, insieme a quelli di Magonza e Treviri, era parte del collegio dei 7 principi elettori che eleggeva l'Imperatore (i 4 laici erano i sovrani di Boemia, Baviera, Renania-Palatinato e Brandeburgo), e da trent'anni veniva scelto tra i membri del potente casato bavarese dei Wittelsbach, la più antica casata tedesca esistente.
Nel 1688 morì a soli 38 anni il principe-arcivescovo Massimiliano Enrico di Baviera e re Luigi XIV cercò di favorire Wilhelm Egon von Fürstenberg, vescovo di Strasburgo, occupata 7 anni prima dai francesi. Per il re l'Elettorato di Colonia era strategico perché confinava con le Province Unite olandesi e gli avrebbe permesso così di fare da base per un'eventuale invasione, oltre che di influenzare la scelta dei futuri imperatori.
Leopoldo I d'Asburgo sollecitò il Papa a impedire quest'eventualità. Innocenzo XI pose quindi veto sulla nomina di von Fürstenberg scegliendo Giuseppe Clemente di Wittelsbach, vescovo di Frisinga (pur non essendo sacerdote), figlio del principe elettore Ferdinando Maria di Baviera. Un esercito francese composto da 16.000 uomini invase quindi Colonia, occupando Bonn e Kaiserwerth. Per rappresaglia contro il Papa, i francesi occuparono Avignone ed arrestarono il nunzio apostolico. Leopoldo I d'Asburgo organizzò contro Luigi XIV la Lega di Augusta, a cui Innocenzo XI aderì, e dichiarò guerra alla Francia scatenando la Guerra dei Nove anni. Alla morte di Innocenzo XI la guerra si era da poco arrestata momentaneamente con la riconquista tedesca di Bonn.
C'erano, però, altri nemici alle porte, contro cui occorreva l'unità dei prìncipi cattolici. Nel 1683 l'esercito ottomano varcò il confine con l'Ungheria puntando su Vienna. Innocenzo XI decise di formare una coalizione internazionale anti-turca, che raccolse solo le adesioni dei diretti interessati al conflitto, Leopoldo d'Asburgo e il re di Polonia Giovanni III Sobieski. Il Papa indisse un giubileo straordinario e, con i suoi proventi, inviò 100.000 scudi a testa ai due alleati.
L'11-12 settembre 1683 Austria e Polonia sconfissero i turchi nella Battaglia di Vienna, segnando il definitivo arresto dell'espansione ottomana in Europa. Innocenzo XI, per voto alla Madonna di Loreto, inviò al Santuario della Santa Casa la bandiera tolta ai Turchi, ancora oggi conservata nella Sala del Tesoro, e istituì la ricorrenza del Santissimo Nome di Maria per il 12 settembre, data della vittoria militare.
L'imperatore Leopoldo I, sconfitti i turchi, vide addirittura l'opportunità di un contrattacco, una nuova crociata che avrebbe dovuto unire Sacro romano impero, Confederazione polacco-lituana, Francia, Spagna e Portogallo, stavolta con l'aggiunta anche della Persia, ostile ai turchi. Nel 1684 venne creata una Prima Lega Santa e due anni dopo una Seconda con l'aggiunta della Repubblica di Venezia, che si arrestò però dopo appena un anno con la presa di Buda. Nel 1685, quindi, il Regno d'Ungheria, dopo 161 anni di vassallaggio turco, tornò ad essere uno Stato sovrano.
Buone notizie arrivavano invece dall'Inghilterra dove nel 1685 era diventato re il cattolico Giacomo II Stuart, che aveva emanato la Dichiarazione di Indulgenza, che concedeva la libertà di culto ai cattolici inglesi. Dopo appena 3 anni, però, Giacomo II fu spodestato dal genero Guglielmo III, marito della figlia Anna e sovrano delle Province Unite, protestante e appartenente alla casata olandese di Nassau (che tuttora governa i Paesi Bassi), che annullò le sue decisioni.
In politica interna, Innocenzo XI si dimostro estremamente attento alle questioni morali. Il pontefice emanò diversi altri provvedimenti di natura moralizzatrice. Cercò di limitare la diffusione del gioco del lotto e di controllare le rappresentazioni teatrali, meritandosi il soprannome di "papa minga" (viste le sue origini lombarde, di cui aveva un forte accento). Per tre anni di fila dopo la sua elezione vietò il carnevale e negli altri anni cercò comunque di contenerlo, abolì la tradizionale regata sul Tevere nel giorno di San Rocco, devolvendo la cifra che per essa si spendeva a un orfanotrofio, e proibì ai sacerdoti l'uso del tabacco da fiuto.
Alcuni gesuiti spagnoli, in quel periodo, stavano diffondendo una nuova dottrina definita probabilismo secondo cui, quando l'applicazione di una regola morale è dubbia, per non peccare basta attenersi ad un'opinione probabile: valutati i pro e i contro, si deve seguire tra le varie ipotesi quella che, "probabilisticamente", appare la migliore. Se il predecessore Alessandro VII l'aveva condannata, Innocenzo XI preferì riformularla secondo un nuovo principio, detto probabiliorismo: non è libertà che fonda la legge, come sostenevano i probabilisti, ma al contrario la legge prevale sulla libertà. Richiamandosi a San Tommaso d'Aquino, la legge può essere violata solo nel caso in cui la coscienza ci detti un'opinione più probabile (probabilior) per conseguire un bene che altrimenti non si sarebbe raggiunto seguendo alla lettera la legge.
Nello stesso periodo, si stava diffondendo anche un'altra dottrina, il quietismo, inaugurato dal teologo spagnolo Miguel de Molinos. Il percorso quietista è caratterizzato da un profondo e continuo "desiderio di Dio", di tranquillità cristiana e di unione. Per il quietismo, Dio è l'unico obiettivo della vita cristiana. Lo stato a cui l'anima deve tenere è la quiete passiva e fiduciosa, simbolo di serenità e di unione in Dio. A questo punto, si raggiunge una sorta di indifferenza mistica che rende obsolete le pratiche e le liturgie della religione cattolica. Inizialmente accolta benevolmente, tutto cambiò quando Molinos descrisse la presenza di Dio come atto di pura fede e negò l'importanza della volontà dell'uomo nel suo sforzo per raggiungere la perfezione. A questo punto, nel 1687, Innocenzo XI bollò il quietismo come eretico, di fatto bloccando la sua diffusione sul nascere.
Come ultimo atto del suo pontificato, essendo l'ultimo erede maschio della famiglia Odescalchi, il Papa decise di perpetuare la casata attraverso l'adozione dei discendenti di sua sorella Lucrezia Odescalchi, che aveva sposato il nobile milanese Alessandro Erba, che cambiò nome in Erba-Odescalchi. Estinta la linea principale nel 1919, sopravvive quella collaterale originata da Baldassarre Odescalchi, cugino di secondo grado del Papa.
Innocenzo XI si ammalò di una febbre improvvisa a giugno e morì nel Palazzo Apostolico il 12 agosto 1689, a 78 anni, dopo quasi 13 di pontificato e venne sepolto nella Cappella di San Sebastiano della Basilica di San Pietro. Il 6 ottobre successivo gli succederà Pietro Vito Ottoboni, vescovo di Porto, più anziano di lui di 1 anno, che assumerà il nome di Alessandro VIII.
Sarà il Papa successivo, Innocenzo XII, nel 1691, ad avviare la causa di beatificazione di Innocenzo XI, firmando una speciale dispensa, visto che per il diritto canonico devono passare almeno 5 anni dalla morte, mentre in quel caso erano solo 2. Malgrado la rapidità, il processo si bloccò per ben 265 anni per via della continua opposizione della Francia. Solo nel 1944 il frate domenicano Joachim Joseph Berthier, esperto della figura di Innocenzo XI, pubblicò una corposa opera in cui chiedeva la riapertura del procedimento, che Pio XII autorizzò. Il 7 ottobre 1956 lo stesso Pontefice lo dichiarò beato, a quasi tre secoli dalla morte. Infine, l'8 aprile 2011, dopo 332 anni, il corpo di Innocenzo XI venne traslato nella Cappella della Trasfigurazione, per liberare il posto alla nuova tomba di Giovanni Paolo II, appena beatificato e traslato dalle Grotte Vaticane.
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Elenco dei partecipanti al Conclave del 1676:
- Decano → Francesco Barberini, 79 anni, cardinale vescovo di Ostia e Velletri, Governatore di Velletri
- Sottodecano → Ulderico Carpegna, 81 anni, cardinale vescovo di Porto - Santa Rufina, Prefetto della Congregazione dei Riti
- Camerlengo → Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, 43 anni, Prefetto delle Congregazioni de Propaganda Fide e dell'Indice dei Libri Proibiti
- Protodiacono → Francesco Maidalchini, 45 anni
- Giulio Gabrielli, 73 anni, cardinale vescovo di Sabina, legato apostolico di Romagna
- Cesare Facchinetti, 68 anni, cardinale vescovo di Palestrina, vescovo di Spoleto
- Girolamo Grimaldi-Cavalleroni, 79 anni, cardinale vescovo di Albano, arcivescovo di Aix (Francia)
- Carlo Rossetti, 62 anni, vescovo di Faenza
- Niccolò Albergati-Ludovisi, 68 anni, Penitenziere Maggiore
- Alderano Cybo-Malaspina, 73 anni, vescovo emerito di Jesi
- Benedetto Odescalchi, 65 anni, vescovo emerito di Novara, eletto Papa Innocenzo XI
- Lorenzo Raggi, 61 anni, Tesoriere Generale emerito
- Jean-François de Gondi, 73 anni, arcivescovo di Parigi (Francia)
- Luigi Alessandro Omodei, 67 anni, legato apostolico emerito a Urbino
- Pietro Vito Ottoboni, 66 anni, datario emerito (poi Papa Alessandro VIII)
- Francesco Albrizzi, 82 anni, Assessore emerito della Congregazione dell'Inquisizione
- Carlo Pio di Savoia, 54 anni, vescovo emerito di Ferrara
- Flavio Chigi, 45 anni, Archivista e Bibliotecario e Arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano
- Girolamo Buonvisi, 69 anni, vescovo di Lucca
- Antonio Bichi, 62 anni, vescovo di Osimo
- Giacomo Franzoni, 63 anni, vescovo di Camerino
- Pietro Vidoni, 66 anni, vescovo emerito di Lodi
- Gregorio Barbarigo, 51 anni, vescovo di Padova
- Girolamo Boncompagni, 54 anni, arcivescovo di Bologna
- Celio Piccolomini, 67 anni, arcivescovo di Siena
- Carlo Carafa della Spina, 65 anni, chierico regolare teatino, Camerlengo del Collegio Cardinalizio
- Neri Corsini, 62 anni, vescovo di Arezzo
- Alfonso Litta, 68 anni, arcivescovo di Milano
- Giacomo Filippo Nini, 47 anni, Maestro di Camera emerito
- Giannicolò Conti, 59 anni, vescovo di Ancona - Numana
- Giulio Spinola, 54 anni, vescovo di Nepi - Sutri
- Innico Caracciolo, 69 anni, arcivescovo di Napoli
- Giovanni Dolfin, 69 anni, Patriarca di Aquileia
- Giacomo Rospigliosi, 68 anni, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore
- Emmanuel Thèodose de la Tour d'Auvergne, 43 anni, Francia, Grande Elemosiniere
- Luis Manuel Fernàndez Portocarrero y Guzmàn, 41 anni, Spagna
- Camillo Massimo, 56 anni, Maestro di Camera emerito
- Gaspare Carpegna, 51 anni, Vicario per Roma e Prefetto della Congregazione per i Vescovi e i Regolari
- Bernhard Gustav von Baden-Durlach, 44 anni, Sacro Romano Impero, benedettino, principe/vescovo di Fulda, Siegburg e Kempten
- Cèsar d'Estrèes, 48 anni, Francia, vescovo di Laon
- Johann Eberhard Nidhard, 68 anni, Austria, gesuita, Inquisitore Generale emerito di Spagna
- Pierre de Bonzi, 45 anni, Francia, arcivescovo di Narbonne
- Vincenzo Maria Orsini, 27 anni, domenicano, arcivescovo di Manfredonia (poi Papa Benedetto XIII)
- Francesco Nerli, 40 anni, arcivescovo di Firenze
- Girolamo Gastaldi, 60 anni, Tesoriere Generale emerito
- Federico Baldeschi Colonna, 51 anni, Prefetto della Congregazione del Concilio
- Galeazzo Marescotti, 49 anni, legato apostolico a Ferrara
- Alessandro Crescenzi, 69 anni, dei Chierici Regolari di Somasca, vescovo di Loreto - Recanati
- Bernardino Rocci, 49 anni, vescovo di Orvieto
- Fabrizio Spada, 33 anni, nunzio apostolico emerito
- Mario Alberizzi, 67 anni, vescovo di Tivoli
- Philip Thomas Howard, Inghilterra, domenicano, vicario apostolico emerito d'Inghilterra
- Carlo Barberini, 46 anni, Arciprete della Basilica di San Pietro
- Decio Azzolino, 53 anni, Segretario di Stato emerito
- Paolo Savelli, 54 anni
- Sigismondo Chigi, 27 anni, Gran Priore di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta
- Carlo Cerri, 66 anni, vescovo di Ferrara
- Lazzaro Pallavicino, 74 anni, legato apostolico emerito a Bologna
- Niccolò Acciaiuoli, 36 anni, legato apostolico emerito a Ferrara
- Buonaccorso Buonaccorsi, 56 anni, legato apostolico a Bologna
- Felice Rospigliosi, 37 anni
- Girolamo Casanate, 66 anni, Segretario emerito della Congregazione per i Vescovi e i Regolari
- Pietro Basadonna, 59 anni
Assenti
- Virginio Orsini, 61 anni, dei Cavalieri Ospitalieri, cardinale vescovo di Frascati, morto a Conclave in corso
- Pascual de Aragòn-Còrdoba-Cardona, 50 anni, Spagna, arcivescovo di Toledo
- Carlo Bonelli, 54 anni, nunzio apostolico emerito, morto a Conclave in corso
- Friedrich Von Essen-Darmstadt, 60 anni, Sacro Romano Impero, dei Cavalieri Ospitalieri, principe/vescovo di Breslavia



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