Il primo Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, ideologo e fondatore della Cina comunista contemporanea. Il 9 settembre 1976 moriva a 82 anni Mao Zedong, ideatore di politiche che hanno plasmato la Cina moderna come il Grande Balzo in Avanti o la Rivoluzione Culturale.
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| Mao Zedong fu leader della Cina comunista per 27 anni, dal 1949 alla morte, nel 1976. Sconfitto a sorpresa il nazionalista Chiang Kai-Shek in una sanguinosa guerra civile grazie a intuizioni coraggiose come la Lunga Marcia, renderà il Paese una potenza mondiale, con il prezzo della repressione di qualunque tipo di dissenso, anche tramite eccidi |
Mao Zedong nacque il 26 dicembre 1893 nel villaggio di Shaoshan, nella provincia di Hunan, da una famiglia di coltivatori agricoli moderatamente agiata. I suoi antenati erano migrati nel villaggio dalla provincia del Jiangxi e si erano sempre dedicati all'agricoltura. Aveva 2 fratelli minori, Zemin e Zetan, e all'età di 14 anni fu costretto dal padre a sposare Luo Shi, una ragazza più anziana di lui di qualche anno. Questo matrimonio non fu mai accettato da Mao, che sostenne di non aver mai dormito con la ragazza, che morirà di dissenteria nel 1910, a soli 21 anni, rifiutando di riconoscerla come moglie.
Durante la Rivoluzione del 1911, la guerra civile che si concluse con il crollo del millenario Impero Cinese, prestò servizio nell'esercito e, di ritorno a scuola, si avvicinò alle idee anarchiche leggendo scritti di diversi esponenti anarchici, principalmente Bakunin e Kropotkin. Fu colpito particolarmente da quest'ultimo per la sua volontà di abolire la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra città e campagna. Il concetto di mutuo soccorso e lo scopo di creare un'utopia anarchica basata su collaborazione pacifica eserciteranno una grande influenza su Mao: nel 1918 era stato questo ideale anarchico a farlo partecipare al lavoro nella società di studi dello Hunan.
Dopo essersi diplomato alla scuola normale di Changsha nel 1918 si trasferì a Pechino con il suo insegnante delle superiori e suo futuro suocero, il professor Yang Changji, durante il movimento del 4 maggio 1919, manifestazioni studentesche contro la debolezza del governo, che non aveva ottenuto alcun risultato dall'impegno nella Grande Guerra.
Grazie alla raccomandazione di Changji, Mao iniziò a lavorare alla biblioteca dell'Università di Pechino come assistente e acquisì la passione per la lettura e per i libri, mantenuta negli anni successivi. Sposò quindi Yang Kaihui, studentessa universitaria e figlia di Yang Changji, dalla quale ebbe 2 figli, Mao Anying e Mao Anqing. Il matrimonio durò appena 10 anni, perché nel 1930 Yang venne imprigionata e uccisa dalle truppe nazionaliste di Chiang Kai-Shek.
Invece di trasferirsi all'estero come molti dei suoi connazionali con idee politiche radicali, viaggiò attraverso la Cina per poi fare ritorno nel nativo Hunan, dove guidò azioni collettive per i diritti dei lavoratori. Nel luglio 1921 partecipò al primo Congresso del neonato Partito Comunista Cinese a Shanghai e venne eletto nel Comitato Centrale del Partito nel 1923.
Nel 1924 Kuomintang e PCC, pur con ideologie opposte, scelsero di allearsi per riunificare la Cina e sottrarla dal dominio del signori della guerra locali, creando il Primo Fronte Unito. Mao venne nominato direttore dell'Istituto di addestramento dei contadini del Kuomintang e inviato in Hunan per relazionare sulle recenti sollevazioni contadine avvenute alla luce della spedizione del Nord, ovvero la campagna militare congiunta avviata contro le regioni settentrionali. La relazione che redasse da questa indagine è considerata il primo importante lavoro della teoria maoista: "Rapporto sull'inchiesta condotta nello Hunan a proposito del movimento contadino". Fu anche la prima di 3 analisi dettagliate delle condizioni economiche e della distribuzione delle ricchezze nelle campagne.
Fu durante questo periodo che Mao sviluppò gran parte delle sue teorie politiche, che hanno avuto un enorme impatto su generazioni di cinesi e influenzato significativamente il resto del mondo. Il concetto centrale era la sua visione dei contadini come sorgente della rivoluzione, al contrario della teoria marxista-leninista tradizionale, che considerava i lavoratori dei nuclei urbani come forza motrice della rivoluzione.
Mao sosteneva che nel caso specifico della Cina era la classe contadina quella dalla quale si sarebbe sviluppata la rivoluzione. Scarseggiando gli operai, la classe proletaria contava soprattutto sui molti contadini insoddisfatti, condizione necessaria per diffondere il comunismo. Mao divise le campagne in 4 classi: proprietari terrieri (che non lavoravano le loro terre, ma le affittavano ai lavoratori), contadini ricchi (che lavoravano una parte delle loro terre e affittavano l'altra), contadini medi (che possedevano solo le terre che lavoravano e non lavoravano altre terre) e contadini poveri (che possedevano terre in quantità nulla o insufficiente e lavoravano le terre di altri).
Mao riassumerà le sue idee politiche nel concetto di dittatura democratica del popolo, ossia la dittatura congiunta delle classi rivoluzionarie sotto la guida della classe operaia, distinguendola dalla dittatura borghese e dalla dittatura della classe operaia. Mao descrisse il concetto come la democrazia della maggioranza della popolazione del Paese. Per Mao, il popolo è rappresentato dalla classe lavoratrice, il nucleo più forte che esercita la leadership attraverso il PCC e gli altri partiti politici cinesi che ne rappresentano gli interessi; dalla classe contadina, l'alleata più affidabile del proletariato; dalla piccola borghesia urbana, seguace delle altre due classi; dalla borghesia nazionale, che diventa anti-popolare e reazionaria se abbandona il popolo.
L'alleanza tra la classe operaia e contadina, e in minor misura con quella piccolo borghese, è alla base della dittatura democratica del proletariato. Queste classi, guidate dalla classe lavoratrice e dal Partito Comunista Cinese, si uniscono per formare il proprio Stato ed eleggere il proprio governo. La classe operaia è tuttavia, per Mao, quella che deve avere il ruolo più importante perché è la "più lungimirante, più altruista e più rivoluzionaria", e senza di essa la rivoluzione cinese è destinata a fallire. Nonostante l'avversione al capitalismo e alla borghesia nazionale, Mao affermò che erano entrambi temporaneamente necessari nei loro aspetti positivi per sviluppare l'economia arretrata della Cina del secondo dopoguerra e contrastare l'imperialismo. Implicita nel concetto di dittatura democratica popolare è la nozione che l'assenza di elezioni e il controllo dittatoriale del Partito sullo Stato è necessario per evitare che il governo collassi e il territorio venga conquistato da potenze imperialiste straniere.
Nel 1927 la fazione del Kuomintang guidata da Chiang Kai-shek purgò il partito dei suoi elementi di sinistra per impedire la presa di potere da parte dei comunisti, rompendo l'alleanza con il PCC e inaugurando il periodo del "terrore bianco". Mao riuscì a fuggire e a Changsha si mise alla testa di una milizia contadina e comunista, la rivolta del raccolto autunnale. La sommossa di risolse in un disastro: Mao venne catturato, sfuggì alle guardie mentre veniva condotto al patibolo e assieme a una piccola banda di guerriglieri trovò rifugio nelle montagne dello Jinggang, nella Cina sud-orientale dove fondò la Repubblica Sovietica Cinese, di cui divenne Presidente.
Mao costruì un efficace, seppur modesto, esercito guerrigliero, intraprese esperimenti di riforma rurale e di governo e fornì rifugio ai comunisti che sfuggivano alle purghe effettuate dal KMT nelle città. Giudicato troppo indipendente, per ottenere il sostegno dell'Unione Sovietica Mao venne rimosso dalla sua posizione e sostituito da personaggi fedeli alla linea ortodossa, un gruppo noto come i "28 bolscevichi".
Chiang Kai-Shek, però, aveva lanciato una campagna militare contro i comunisti a sud, minacciando di accerchiarli e annientarli. Fu a questo punto che Mao propose l'idea della Lunga Marcia, una ritirata dalla provincia dello Jiangxi nel sud-est, verso quella dello Shaanxi nel nord della Cina. Durante questo viaggio, lungo 9.600 km e durato un anno dall'ottobre 1934 all'ottobre 1935, Mao emerse definitivamente come capo dei comunisti cinesi.
Nel dicembre 1935 Mao emise il Manifesto di Wayaobu, con cui venne annunciata l'intenzione da parte del Partito Comunista di creare un Secondo Fronte Unito con il Kuomintang per resistere all'invasione giapponese della Manciuria e guidò quindi la resistenza comunista contro gli invasori nella guerra sino-giapponese. Stabilitosi a Yan'an, divorziò da He Zizhen, sposata 5 anni prima e in cura a Mosca per ferite di guerra, e sposò l'attrice Lan Ping, che sarebbe divenuta nota con il nome d'arte di Jiang Qing.
Durante la guerra sino-giapponese, però, le strategie di Mao venivano avversate da Chiang Kai-shek, Stati Uniti e URSS: tutti vedevano in Chiang il vero padrone del Paese e l'alleato, in grado di abbreviare la Seconda Guerra Mondiale impegnando i giapponesi in Cina.
Chiang Kai-Shek, infatti, anche grazie agli armamenti americani, stava costruendo e perfezionando il suo esercito in vista del futuro conflitto con i comunisti di Mao, che si sarebbe inevitabilmente aperto dopo la fine della guerra. Finita la guerra, si aprì la resa dei conti tra nazionalisti e comunisti. Gli Stati Uniti continuarono ad appoggiare Chiang come parte della politica di contenimento e sconfitta del comunismo mondiale. L'Unione Sovietica, invece, da un lato continuò a mantenere ambasciatori e agenti presso il Kuomintang, dall'altro aiutò Mao a impadronirsi degli armamenti giapponesi in Manciuria. Il 21 gennaio 1949, a sorpresa, le forze del Kuomintang soffrirono enormi perdite contro l'Armata Rossa di Mao e abbandonarono Pechino 10 giorni dopo, lasciando a Mao la capitale senza nemmeno combattere.
Nel giro di un anno, grazie alle armi giapponesi e al supporto dell'URSS, Mao ribaltò completamente la guerra e il 1º ottobre 1949 fondò la Repubblica Popolare Cinese. Il 10 dicembre 1949 l'esercito comunista cinse d'assedio Chengdu, l'ultima città controllata dal Kuomintang nella Cina continentale, e Chiang Kai-Shek fuggì sull'Isola di Taiwan.
Mao venne eletto Presidente della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese e prese residenza a Zhongnanhai, un complesso vicino alla Città Proibita di Pechino, nel quale decise la costruzione del nuovo quartier generale del Paese, da cui vengono prese ancora oggi le decisioni più importanti.
Il 21 dicembre 1949, 10 giorni dopo la conclusione della guerra civile, Mao si recò a Mosca in occasione del 70° compleanno di Stalin. Era il primo viaggio all'estero della sua vita. L'accoglienza delle elite dell'URSS fu sorprendentemente negativa: Stalin non vide in lui un potenziale alleato, alla testa di un enorme Paese appena diventato comunista, ma un antagonista nella guida del comunismo mondiale. A riprova, l'URSS non accolse nessuna delle richieste di restituzione dei territori cinesi occupati dagli zar, concedendo solo un modesto prestito di 300 milioni di dollari in 5 anni e un vago accordo di collaborazione economica e militare.
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| Il 1° ottobre 1949 Mao Zedong annuncia la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Pur alleati in due occasioni, contro i signori della guerra prima e i giapponesi poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, la resa dei conti tra il PCC di Mao e i nazionalisti di Chiang Kai-Shek durò 4 anni, portando alla nascita di due Stati, Cina e Taiwan |
La collettivizzazione portò con sè un gran numero di morti. Tra il 1950 e il 1952 l'intera classe dei proprietari terrieri venne di fatto sterminata, sia grandi possidenti che soprattutto piccoli contadini proprietari. Le cifre ufficiali cinesi parlano di 800mila morti, ma secondo gli storici la cifra reale è tra 1 e 10 milioni. La Cina iniziò un'impetuosa crescita economica, con incrementi annui del Pil dal 4 al 9%, e a un drastico miglioramento degli indicatori della qualità della vita, come aspettativa di vita e alfabetizzazione. Il Partito Comunista adottò inoltre politiche per promuovere la scienza, i diritti delle donne e delle minoranze, combattendo l'uso di droghe e la prostituzione.
In questo periodo vennero portati avanti programmi come la "campagna dei cento fiori", nel quale Mao indicò la sua volontà di prendere in considerazione opinioni differenti su come doveva essere governata la Cina. Molti cinesi iniziarono a opporsi al Partito Comunista e a metterne in discussione la leadership, un atteggiamento che venne inizialmente tollerato e addirittura incoraggiato, poiché si pensava che la critica costruttiva sarebbe stata di beneficio al partito. Dopo pochi mesi il governo di Mao ribaltò però la sua politica: fece bloccare la campagna e iniziò una battaglia contro il nazionalismo. L'incarico di questa offensiva venne affidato a quello a un apposito "movimento anti-destra", ferocemente repressivo non solo delle idee nazionalistiche ma anche di quelle liberali e socialdemocratiche.
Nel 1958 Mao lanciò il "grande balzo in avanti", un piano inteso come modello comunista alternativo a quello sovietico per la crescita economica, basato sull'industria pesante. Il programma cinese puntava sull'agricoltura, che sarebbe stata collettivizzata e sarebbe stata incentivata la piccola industria rurale a base collettivista. L'intenzione era compiere una rapidissima industrializzazione del Paese convertendo i contadini in operai. Chruščëv, per questo motiivo, ritirò il supporto tecnico dell'URSS, non condividendo le idee economiche di Mao.
Il grande balzo finì dopo soli 3 anni, nel 1961, dopo che la scarsità di generi alimentari afflisse persino la città natale del Presidente, Shaoshan. Sia in Cina sia all'estero il grande balzo in avanti è oggi unanimemente riconosciuto come una politica disastrosa che causò la morte di milioni di persone, falciatedalla fame e dalle operazioni militari dell'esercito per controllare le ribellioni dei piccoli proprietari terrieri. Secondo il governo cinese morirono 14 milioni di persone, mentre gli storici occidentali stimano 30 milioni di vittime, il doppio di quelle della Seconda Guerra Mondiale. Il grande balzo in avanti aveva anche lo scopo di produrre più generi alimentari per poterli scambiare con l'Unione Sovietica in cambio di tecnologia e know-how in funzione della costruzione della bomba atomica, che in effetti fatta scoppiare in Cina per la prima volta nel 1964. Non fu fatto nulla però per favorire in modo strutturale un'effettiva maggiore produzione agricola e vennero invece incentivate le espropriazioni e i sequestri, tanto che i contadini che sopravvissero lo fecero mangiando le foglie degli alberi e addirittura le cortecce.
In seguito a questo fallimento, che oltretutto aveva fatto venir meno il sostegno dell'Unione Sovietica, altri membri del Partito Comunista Cinese, tra cui Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, decisero che Mao doveva essere privato del potere reale e rivestire soltanto un ruolo simbolico e cerimoniale. Nel 1959 Liu divenne Presidente mentre Mao lasciò la carica, restò soltanto Presidente del Partito Comunista.
Mao, per riprendere il potere, lanciò quindi nel 1966 la Grande Rivoluzione Culturale, grazie alla quale la gerarchia comunista venne scavalcata, affidando il potere direttamente alle Guardie Rosse, gruppi di giovani, spesso adolescenti, autorizzati a formare propri tribunali, che rispondevano solamente a Mao. La Rivoluzione portò alla distruzione di molto del patrimonio culturale cinese, ritenuto retaggio della borghesia, e all'imprigionamento di un gran numero di dissidenti. Le Guardie Rosse giustificavano il loro comportamento affermando di voler spazzare via quelli che definivano i 4 vecchi (vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti). Il 18 agosto 1966, il presidente Mao Zedong incontrò Song Binbin, leader delle Guardie Rosse, in cima a Piazza Tiananmen, causando la sollevazione del mondo studentesco della città. Da agosto a settembre 1966 1.772 persone, compresi insegnanti e presidi, furono uccise a Pechino dalle Guardie Rosse, furono saccheggiate 33.695 case e 85.196 famiglie furono costrette a lasciare la città. L'agosto rosso di Pechino è considerato l'origine del terrore rosso durante la Rivoluzione Culturale Cinese, in cui le Guardie Rosse spadroneggiavano contro chiunque ritenessero nemico della Rivoluzione. Il metodo tipico di persecuzione dei dissidenti era la sessione di lotta, in cui l'imputato era costretto ad autoaccusarsi e ammettere vari crimini, presunti o veri. Le sessioni di lotta avvenivano davanti a una folla di persone che abusavano verbalmente e fisicamente della vittima fino a quando non avesse confessato, spesso sul posto di lavoro dell'imputato, ma a volte, nel caso in cui la vittima fosse nota, anche negli stadi.
I fatti più brutali del Terrore Rosso avvennero nella provincia meridionale di Guanxi, in cui morirono, secondo le cifre ufficiali, 100/150 mila persone per mano delle Guardie Rosse mediante decapitazione, pestaggio, sepoltura da vivi, lapidazione, annegamento e sventramento. In alcune aree, tra cui la contea di Wuxuan e il distretto di Wuming, si verificarono inoltre episodi di cannibalismo umano su larga scala, anche in assenza di carestie; secondo i registri pubblici, almeno 137 persone furono mangiate e circa un migliaio di individui presero parte ad atti di cannibalismo.
L'inasprirsi delle lotte proseguì fino alla primavera del 1967, quando Mao, ritornato ai pieni poteri, decise di porre un freno all'instabilità che egli stesso aveva favorito, incaricando l'EPL (Esercito Popolare di Liberazione) di riportare l'ordine reprimendo sia le Guardie Rosse più radicali che le organizzazioni di massa di ogni tipo. Ebbe inizio il periodo del Boluan Fanzheng (ritorno alla normalità): le persone coinvolte nei massacri o negli episodi di cannibalismo ricevettero generalmente punizioni di entità limitata. Nella contea di Wuxuan, dove furono mangiate almeno 38 persone, 15 partecipanti furono perseguiti penalmente, ricevendo condanne fino a 14 anni. Inoltre, 91 membri del Partito Comunista furono espulsi dal partito e 39 funzionari non iscritti furono retrocessi o subirono riduzioni salariali per le stesse pratiche. Sebbene il cannibalismo fosse incoraggiato o tollerato da uffici locali del Partito Comunista e dalla milizia, non esistono prove che suggeriscano che la dirigenza nazionale del Partito Comunista, incluso Mao, fosse a conoscenza di tali pratiche o che le avesse approvate.
Nella primavera del 1968 iniziò la smobilitazione delle Guardie Rosse, che si concluse nell'aprile 1969. Più di 4 milioni tra studenti, quadri e responsabili del Partito dissidenti, furono inviati nelle campagne a eseguire lavori forzati, considerati il metodo ideale di "rieducazione".
Mao scelse il generale Lin Biao, comandante in capo dell'esercito, come suo successore, modificando la Costituzione, e decise che ogni organo dirigenziale sarebbe stato posto sotto il controllo di un organo collegiale che avesse rappresentanti del Partito Comunista, delle Guardie Rosse e dell'esercito.
Tuttavia, Lin Biao rimase ucciso in un incidente aereo il 13 settembre 1971, a soli 64 anni. La maggior parte degli storici ritengono che il suo rapporto con Mao si fosse deteriorato in pochissimo tempo, al punto che aveva deciso di eliminarlo e per questo Lin avesse pianificato un colpo di Stato preventivo. Lin Biao, con l'aiuto di suo figlio Lin Liguo, aveva pianificato di assassinare Mao tra l'8 e il 10 settembre 1971, ma la figlia di Lin, Lin Liheng, aveva rivelato il complotto al PCC. Lin e la sua famiglia avevano quindi tentato la fuga in Unione Sovietica, ma l'aereo su cui si erano imbarcati si schiantò, per cause mai precisate, in Mongolia il 13 settembre 1971.
Il governo cinese non ha mai confermato queste speculazioni, ma dopo la morte di Lin Biao in poche settimane molti dei più alti ufficiali dell'esercito furono soggetti a purghe. Le celebrazioni per la fondazione della Repubblica Popolare Cinese del 1º ottobre 1971 furono cancellate, le immagini di Lin Biao furono rimosse e la Costituzione riportata alla versione precedente. A tutt'oggi la sua figura non è mai stata riabilitata dal governo cinese.
Mao restava quindi leader assoluto della Cina, ma era ormai anziano, vicino agli 80 anni e privo di un erede. Tutti i più alti quadri del Partito iniziarono a essergli sempre più vicini, nella speranza di essere nominati suoi successori, man mano che la sua salute declinava a causa di una malattia neuro-motoria, probabilmente Parkinson o una malattia del motoneurone, come la sclerosi laterale amiotrofica (alcuni hanno parlato di sifilide).
Quando Mao non riuscì più a nuotare, la piscina coperta di Zhongnanhai venne convertita in un grande salone di accoglienza, ancora oggi utilizzato. Durante gli Anni '70 venne quindi creato attorno a Mao un culto della personalità, in cui la sua immagine veniva mostrata ovunque e le sue citazioni venivano inserite in grassetto o in caratteri rossi anche nelle pubblicazioni più mondane. Ormai stanco e malato, Mao iniziò una politica di avvicinamento all'Occidente, facendo entrare la Cina nell'ONU nel 1971 e arrivando anche a una visita ufficiale nel 1972 del Presidente Richard Nixon a Pechino. Con gli accordi SALT I Mao iniziò anche un disgelo con l'URSS, nel frattempo guidata da Leonid Brežnev.
Il 2 settembre 1976 Mao ebbe una crisi respiratoria e venne trasferito d'urgenza all'ospedale 202 di Pechino. Le sue condizioni apparvero subito critiche e la moglie Jiang Qing rimase sempre al capezzale del marito (arrivando quasi a impazzire di dolore, secondo la propaganda cinese). Dopo 6 giorni di ricovero, notando che dormiva sempre sul fianco sinistro, Jiang Qing ordinò ai medici di spostarlo di schiena; anche se essi obiettarono che Mao poteva respirare solo stando sul fianco sinistro, la moglie volle spostarlo ugualmente. La respirazione di Mao si arrestò e i medici dovettero intubarlo. Dopo 24 ore Mao venne dichiarato cerebralmente morto e il governo decise di rimuovere il sistema di supporto vitale. Mao morì il 9 settembre 1976, a 83 anni, dopo 33 anni a capo del Partito Comunista e 27 come leader della Cina. Dopo i funerali, con la partecipazione di circa un milione di persone, la salma venne esposta per 8 giorni in Piazza Tienanmen. Gli succedette Hua Guofeng, che rimase in carica appena 2 anni per via delle intense lotte di potere all'interno della gerarchia comunista cinese.
L'eredità di Mao ha prodotto un grande quantitativo di controversie, incentrate in particolar modo sui fallimenti del grande balzo in avanti e sui disastri della rivoluzione culturale. Il punto di vista ufficiale della Repubblica Popolare Cinese è che Mao fu un grande capo rivoluzionario, anche se commise gravi errori nell'ultima parte della sua vita. Secondo Deng Xiaoping, suo successore de facto (fu Presidente della Cina dal 1978 al 1992), Mao fu "70% buono e 30% cattivo", i suoi "contributi sono importanti e i suoi errori secondari" (senza specificare quali).
Il Partito Comunista Cinese, dopo la morte di Mao, lo ritenne fin da subito responsabile per il Grande balzo in avanti e per la Rivoluzione Culturale, ormai considerate da tutti un disastro economico e politico. Alcuni dirigenti comunisti lo incolperanno anche per non aver incoraggiato il controllo delle nascite, creando un enorme balzo demografico a cui Deng Xiaoping rispose adottando la politica del figlio unico. Le stime del numero di vittime totali del periodo 1949-1976 sono molto discordanti fra loro e variano da 20 a 80 milioni: da 2 a 5 milioni di contadini durante il terrore della riforma agraria nel 1951-1952, da 20 a 40 milioni per la carestia del 1959, e da 1 a 3 milioni per la rivoluzione culturale.
L'ideologia del maoismo ha influenzato molti regimi comunisti in tutto il mondo, come i Khmer rossi in Cambogia, Sendero Luminoso in Perù, il movimento rivoluzionario del Nepal e persino il Partito Comunista Rivoluzionario degli Stati Uniti, nonostante la stessa Cina si sia distanziata nettamente dal maoismo fin dalla morte di Mao e gli unici che si identificavano come maoisti vivessero per lo più fuori della Cina, considerando le riforme di Deng Xiaoping come un tradimento dell'eredità di Mao.
In Cina alcune ricerche mostrano che l'opinione pubblica riconosce ancora Mao come un eroe nella prima metà della sua vita, ma sostengono che divenne un mostro dopo aver ottenuto il potere. In particolare Mao viene criticato per aver creato un culto della personalità. In un'epoca dove la crescita economica ha provocato l'aumento della corruzione in Cina c'è chi guarda a Mao come a un simbolo di incorruttibilità morale e di auto-sacrificio.



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