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200° - Indipendenza dell'Uruguay

Uno degli Stati più piccoli del Sudamerica, conteso tra spagnoli e portoghesi per la sua posizione strategica. Il 25 agosto 1825 l'Uruguay diventava indipendente dall'Impero del Brasile, dopo un lungo conflitto al fianco dell'Argentina.

L'Uruguay, 2° Stato più piccolo del Sudamerica dopo il Suriname, prende il nome dal Rio Uruguay, il fiume che lo attraversa, nome charrùa che significa "fiume degli uccelli colorati". È diventato indipendente il 25 agosto 1825, quando si staccò dall'Impero del Brasile, che lo aveva invaso per aderire a una confederazione con l'Argentina


Prima della colonizzazione europea, l'unica popolazione che sappiamo abbia abitato l'attuale Uruguay è stata quella dei Charrúa, piccola tribù spinta a sud dai Guaraní del Paraguay. La loro popolazione non superava i 5/10mila, ma questo nome segna ancora oggi l'identità nazionale, tanto che gli uruguaiani si definiscono spesso "charrùas", nome che porta anche la Nazionale di calcio.
I charrùa erano ancora in Uruguay all'arrivo degli spagnoli, nel 1516, e si mostrarono subito ostili. Visto che in Uruguay non sembravano esserci oro e argento, a differenza degli altri Stati del Sudamerica, la penetrazione spagnola rimase molto limitata. Nel 1527 l'esploratore veneziano Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni Caboto, che nel 1497 aveva colonizzato il Nordamerica per conto dell'Inghilterra, fondò un accampamento fortificato sulla costa est del Rio de la Plata, unico insediamento europeo per decenni.
Solo nel 1574, quasi 60 anni dopo il loro arrivo, Juan Ortiz de Zárate fondò nelle vicinanze del forte di Caboto la prima città europea, San Salvador, oggi Dolores. Rimarrà l'unica per altri 50 anni, fino al 1624, quando i missionari gesuiti iniziarono a costruire Santo Domingo Soriano ai margini del Rio Negro, quasi alla confluenza con il Rio Uruguay. Gli spagnoli avevano infatti mantenuto, con scrittura differente, il nome guaranì del fiume, Urugua'ý, che significa "fiume degli uccelli colorati". Il fiume darà poi il nome alla regione e allo Stato.
Nel 1603 gli spagnoli introdussero l'allevamento di bovini, rendendo l'Uruguay il centro più importante del Sudamerica per tale pratica. Questa nuova rilevanza, unita alla posizione strategica del Paese, "schiacciato" tra il Brasile portoghese e l'Argentina spagnola, rese l'Uruguay ben presto terra di contesa tra le due potenze.
Nel 1494 il Trattato di Tordesillas aveva assegnato l'Uruguay alla Spagna, ma il Portogallo, in violazione degli accordi, iniziò a costruire nel 1671 un forte a Colonia del Sacramento, esattamente di fronte a Buenos Aires, dall'altra parte del Rio de la Plata. Nel 1723 i portoghesi comandati da Manuel de Freytas Fonseca iniziarono a costruire un vero e proprio forte suscitando la reazione spagnola, che da Buenos Aires nel giro di 7 mesi condusse una spedizione militare che espugnò il forte. Il capitano Bruno de Zabala, comandante delle truppe spagnole, lo trasformò in una città, dandole il nome di Montevideo il 24 dicembre 1726, vigilia di Natale. Ancora oggi non è chiara l'origine del nome: potrebbe essere un'acronimo che gli spagnoli usavano sulle mappe per indicare la collocazione geografica del luogo (Monte VI De Este a Oeste, cioè "Il sesto monte da est ad ovest"), oppure essere stato scelto da un passo del diario di Ferdinando Magellano, che per primo descrisse la costa dell'Uruguay: "Il martedì del detto mese siamo stati sullo stretto di Capo Santa Maria da dove la costa corre da est ad ovest, e il terreno è sabbioso, e alla destra della montagna vi è una montagna simile ad un cappello al quale abbiamo dato il nome di Monte Vidi".
Con il crescere delle ostilità tra Spagna e Portogallo per il controllo della Banda Oriental, nel 1751 Montevideo venne ingrandita e divenne sede di un governatorato generale. Le ostilità tra le due potenze colonizzatrici cessarono nel 1777, dopo 26 anni di guerra, con il Trattato di Sant'Ildefonso: la parte meridionale della Banda Oriental, l'attuale Uruguay, restava sotto il dominio spagnolo, mentre la parte settentrionale (gli attuali stati brasiliani di Rio Grande do Sul, Paranà e Santa Catarina), passavano ai portoghesi, che li annetterono al Brasile. La Spagna, quindi, decise di creare una nuova entità, il Vicereame del Rio della Plata, che comprendeva Uruguay, Argentina, Bolivia, Paraguay, Brasile meridionale e Cile, con capitale Buenos Aires.
Nel 1806 scoppiò una guerra tra Spagna e Inghilterra per il controllo del Vicereame: nel 1807 Montevideo venne quindi occupata da un reparto di 10mila soldati inglesi, che la usarono come base per attaccare per due volte Buenos Aires, dall'altra parte del Rio de la Plata, senza successo. Le popolazioni sudamericane, però, erano ormai stanche del dominio coloniale spagnolo e di essere usate come territorio di conflitto tra superpotenze per guerre che non li riguardavano.

La Dichiarazione d'Indipendenza viene firmata sulla Piedra Alta di Florida, dove ancora oggi esiste un monumento commemorativo, con la prima bandiera del nuovo Stato. Tecnicamente si trattò di una dichiarazione di sovranità, in cui venne proclamato che l'Impero del Brasile non era sovrano di quei territori, che confluivano in una confederazione con l'Argentina. Il Trattato di Montevideo del 1828, che poneva fine alla guerra, rese invece l'Uruguay completamente indipendente


La situazione si fece incendiaria con gli avvenimenti europei, in seguito all'avanzata di Napoleone. Nel 1808 il futuro Imperatore si inserì nella contesa per il trono di Spagna tra Carlo IV e il figlio Ferdinando VII, convocando i due litiganti a Bayonne e costringendo entrambi a rinunciare alle loro pretese in favore di suo fratello maggiore Giuseppe Bonaparte. Il fatto che ci fosse un francese a capo della Spagna diede inizio ad un lungo conflitto tra l'esercito di Francia e la resistenza spagnola, coordinata da una Suprema giunta installatasi a Siviglia. Il 1º febbraio 1810, tuttavia, Siviglia venne espugnata da Napoleone.
La notizia non venne comunicata dalla Spagna alle sue colonie in Sudamerica, per timore di sollevazioni, e arrivò a Buenos Aires, portata dalle navi inglesi, un paio di mesi dopo. 
Il viceré Balthasar Hidalgo de Cisneros cercò di nascondere la vera portata degli eventi, ma un gruppo di avvocati e di militari di origine creola organizzò un'assemblea straordinaria di notabili cittadini (il cabildo abierto) per decidere il futuro del vicereame, che stabilì la creazione di una giunta che sostituisse il viceré, nominato da un governo non più esistente. All'inizio, l'Assemblea affidò l'incarico comunque a Cisneros in via transitoria, ma questa nomina scatenò una serie di sollevazioni a Buenos Aires, costringendolo a dimettersi dopo 10 giorni, sostituito da una giunta formata esclusivamente da persone di Buenos Aires, che invitò le altre città del vicereame ad inviare i propri rappresentanti per formare un Parlamento fedele alla Spagna borbonica. Questo portò a una guerra tra le regioni che accettarono la legittimità del nuovo governo di Buenos Aires e quelle fedeli alla Spagna napoleonica.
La Rivoluzione di Maggio è considerata il punto d'inizio della guerra d'indipendenza argentina, nonostante probabilmente non avesse ancora in mente un'indipendenza formale, visto che la Prima Giunta governava in nome del deposto Ferdinando VII. L'Argentina si dichiarerà indipendente 6 anni dopo, il 9 luglio 1816, nel congresso di Tucumán.
Subito dopo la Rivoluzione di Maggio, nel 1811, l'Uruguay invece chiese immediatamente l'indipendenza, scontrandosi con Buenos Aires. Il generale 
José Gervasio Artigas lanciò una rivolta armata contro la Spagna, contrastata dall'esercito argentino, sconfitto nella battaglia di Las Piedras. L'Uruguay, tuttavia, non riuscì a diventare indipendente. Separato dall'Argentina e dalla Spagna, gran parte della popolazione emigrò verso Buenos Aires, lasciando il piccolo Paese in una posizione di grande fragilità. All'indipendenza dell'Argentina, quindi, nell'agosto del 1816 le truppe portoghesi e brasiliane, al comando di Carlos Frederico Lecor, invasero l'Uruguay, che era posto strategicamente di fronte al nuovo Stato, che non aveva più la protezione della Spagna. Artigas continuò la lotta nelle campagne, ma venne sconfitto definitivamente nella battaglia di Tacuarembó nel gennaio 1820; l'Uruguay divenne parte del nuovo Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve e ribattezzato, alla maniera napoleonica, Provincia Cisplatina (cioè "al di qua del Rio de la Plata"). Il Brasile intendeva infatti usare l'Uruguay come base per una guerra contro l'Argentina per annettere anche le province di Corrientes e Entre Ríos e formare una Provincia Transplatina, che non si realizzerà mai.
La popolazione dell'Uruguay, tuttavia, non accettò mai la dominazione brasiliana. Nel 1825 un gruppo di uruguaiani, stavolta con l'appoggio del governo argentino, chiamati i Treinta y Tres Orientales con a capo Juan Antonio Lavalleja, ritornò nel Paese per organizzare un movimento di resistenza contro i brasiliani, che dichiarò l'indipendenza dell'Uruguay il 25 agosto 1825, dando il via alla lotta armata. Dopo una guerriglia di 3 anni le truppe della Banda Oriental, assieme a quelle dell'Argentina, il 20 febbraio 1827 sconfissero i brasiliani nella battaglia di Ituzaingó e nei preliminari di pace dell'agosto 1828, con la supervisione del Regno Unito, venne stabilita la creazione di uno Stato indipendente; in cambio, il Brasile manteneva il controllo della maggior parte del territorio un tempo spagnolo.
La prima Costituzione venne adottata nel 1830, con la quale il nuovo Stato si dava il nome di Estado Oriental del Uruguay; primo Presidente divenne il generale Fructuoso Rivera, succeduto nel 1834 dal rivale Manuel Oribe. La vita politica nei primi anni di vita dell'Uruguay era infatti dominata da due fazioni: i blancos, conservatori, capeggiati da Oribe, e i colorados, liberali, con a capo Rivera. Sobillati dagli opposti partiti politici della vicina e potente Argentina, Rivera e Oribe passarono alla lotta armata, trascinando il nuovo Stato in una guerra civile durata 2 anni: nella battaglia di Carpinteria del settembre 1836 le forze lealiste di Oribe sconfissero infine i rivoluzionari di Rivera. Tuttavia il conflitto si ribaltò grazie all'appoggio della Francia e degli esuli argentini del Partito Unitario, sconfitti in patria nella corrispondente guerra civile, e nel 1838 Rivera riuscì a cacciare dall'Uruguay Oribe, assumendo di nuovo la carica di Presidente.

Venancio Flores fu eletto Presidente dell'Uruguay nel 1854 ma venne deposto l'anno successivo e fuggì in Argentina. Sconfitto il rivale Bernardo Berro nella "crociata liberatrice" tornerà Presidente dal 1865 al 1868; 4 giorni dopo la fine del suo mandato, verrà assassinato in un agguato in strada durante un tentativo di colpo di Stato di Berro, che morirà lo stesso giorno, ucciso nella sua cella


Nel 1839, padrone del Paese, Fructuoso Rivera dichiarò quindi guerra all'Argentina governata dal dittatore Juan Manuel de Rosas, alleata di Oribe, che ospitava in esilio. Iniziava così la Guerra Grande tra Argentina e Uruguay, che durerà 13 anni.
Inizialmente, infatti, nel 1840 l'Uruguay tentò di invadere l'Argentina, senza successo; nel 1842 sarà invece l'Argentina a invadere l'Uruguay, conquistando tutto il Paese tranne la capitale Montevideo, posta sotto assedio per i successivi 9 anni. Rivoluzionari di tutto il mondo si mobilitarono negli anni per aiutare gli uruguaiani, tra cui Giuseppe Garibaldi, che faceva parte di una legione di volontari italiani. In soccorso di Montevideo arriverà l'Impero del Brasile (indipendente dal Portogallo ma governato da un ramo della famiglia reale portoghese Braganza) che, dopo aver schiacciato la Repubblica Riograndense, che voleva l'indipendenza, entrò in Uruguay nel 1849, costringendo Rosas a ritirarsi dall'Uruguay ma non dall'assedio su Montevideo. Sarà la ribellione contro Rosas, nel 1851, di Justo José de Urquiza, governatore della provincia di Entre Rios, a spezzare l'assedio, con un'operazione militare frutto dell'alleanza tra oppositori argentini, Brasile e Uruguay. Urquiza sconfiggerà definitivamente Rosas il 3 febbraio 1852 nella battaglia di Caseros, prendendo il controllo dell'Argentina.
La storia dell'Uruguay, come tutto il Sudamerica, resterà però molto instabile e turbolenta. Nel 1853, dopo le dimissioni del Presidente Juan Francisco Giró Flores si formò un triumvirato di generali (Venancio Flores, Juan Antonio Lavalleja e Fructuoso Rivera), che governò l'Uruguay fino al 12 marzo 1854, quando uno dei triumviri, Flores, venne eletto Presidente. Una sollevazione dell'esercito, tuttavia, lo costrinse alle dimissioni il 10 settembre 1855, dopo nemmeno un anno e mezzo, e a emigrare in Argentina, sostituito da Bernardo Prudencio BerroOttenuto anche l'aiuto del Brasile, Flores rientrò in Uruguay nel 1863 con un piccolo esercito di appena 2mila uomini avviando la "crociata liberatrice", riuscì a spodestare Berro, nonostante avesse anche il supporto del Paraguay guidato da Francisco Solano López, che, quando Flores riprese il potere, dichiarò guerra all'Uruguay. L'attacco paraguayano non coglieva però impreparato l'Uruguay, che stavolta era alleato con Argentina e Brasile si coalizzarono contro il Paraguay. Flores vinse la guerra, pur perdendo il 95% delle sue truppe e lasciando il Paese completamente devastato.
Il 15 febbraio 1868, a 60 anni, Flores concluse il suo mandato e, in attesa delle elezioni, a cui doveva ancora decidere se ricandidarsi, e il potere esecutivo passò temporaneamente nelle mani di Pedro Varela. Quattro giorni dopo, l'ex Presidente Bernardo Prudencio Berro cercò di assaltare il Palazzo del Governo con un manipolo di uomini; Flores, con alcuni compagni, si diresse a bordo di una carrozza verso il centro di Montevideo. Il veicolo fu però bloccato da un carretto, e improvvisamente circondato da un gruppo di sicari. Flores fu circondato e assassinato a pugnalate.
Il tentativo di golpe fallirà miseramente e il cadavere di Flores verrà mostrato da Varela a Berro, che era stato arrestato. L'ex Presidente negò ogni coinvolgimento nella vicenda. Poco dopo venne trascinato in una cella ed ucciso in circostanze misteriose con un colpo di pistola. Il suo corpo fu mostrato alla folla su un carro della spazzatura e infine gettato in una fossa comune del cimitero di Montevideo. Il Parlamento elesse come Presidente Lorenzo Batlle, che ripristinò la democrazia.
In questo periodo l'Uruguay accolse un gran numero di immigrati, soprattutto da Spagna e Italia, arrivando nel 1868 a costituire ben il 68% della popolazione, decimata dalle guerre. Dopo l'arrivo di oltre 100mila europei in dieci anni, nel 1879 la popolazione totale crebbe a 438mila abitanti, un quarto dei quali concentrati nella capitale Montevideo. L'Uruguay iniziò a svilupparsi in maniera sorprendente: nel 1857 fu aperta la prima banca, gli europei introdussero nuovi metodi in agricoltura, che migliorarono la produzione, il porto di Montevideo passò ad accogliere da 3 milioni nel 1860 ai 17 milioni di imbarcazioni l'anno nel 1868. Grazie a questi risultati la sinistra, detta Colorados, manterrà il potere per un secolo, tranne che per brevi intervalli, fino al 1958.
Nel 1876 l'alta borghesia uruguayana, desiderosa di stabilità economica e politica, affidò al colonnello Lorenzo Latorre, nazionalista, il governo provvisorio dell'Uruguay. Il colonnello Latorre iniziò la modernizzazione dell'esercito e del Paese, con la costruzione di impianti telegrafici e ferrovie, un nuovo codice civile e codice penale. Nonostante questo, Latorre verrà sconfitto dalla sinistra alle elezioni del 1880.
L'Uruguay, unico del Sudamerica, era ormai uno Stato saldamente democratico e la popolazione, grazie all'esportazione di carne e lana, aveva raggiunto un livello di benessere paragonabile a quello degli Stati europei, tanto che venne soprannominato "Svizzera dell'America".

Juan Maria Bordaberry, eletto Presidente il 1° marzo 1972, assunse i pieni poteri con un colpo di Stato il 27 giugno 1973, anno in cui assunse i pieni poteri e instaurò una dittatura. Rovesciato da un altro golpe nel 1976, nel 2006 verrà arrestato e condannato a 30 anni di carcere per gli omicidi da lui autorizzati nei 4 anni di dittatura. È morto in carcere il 17 luglio 2011, a 83 anni


Agli inizi del Novecento, sotto il governo di José Batlle y Ordóñez, Presidente per due mandati non consecutivi (1903-1907 e 1911-1915), furono avviate importanti riforme come la nascita di uno Stato sociale moderno, l'intervento dello Stato nell'economia e l'approvazione di norme sul diritto al lavoro. Solo nel 1904 Aparicio Saravia guidò una sollevazione contro il potere centrale, la cosiddetta rivoluzione uruguaiana del 1904, sconfitta rapidamente dall'esercito regolare nella battaglia di Mansoller. Fu un periodo di grande modernizzazione, con l'abolizione della pena di morte e l'introduzione del divorzio e, nel 1919 una nuova Costituzione, che sostituiva quella del 1830 e prevedeva la completa separazione completa tra Stato e Chiesa, primo tra tutti gli Stati sudamericani e all'avanguardia nel mondo. Ancora oggi, l'Uruguay è lo Stato dove la Chiesa ha la minore influenza di tutto il Sudamerica. Non alleato non nessuna delle grandi potenze europee, l'Uruguay non partecipò alla Grande Guerra, anche se nell'ultimo periodo dichiarò guerra al solo Impero Tedesco, senza alcun atto concreto di seguito.
Sarà il colonnello Gabriel Terra a interrompere la tradizione democratica dell'Uruguay: eletto Presidente nel 1931, con l'appoggio degli Stati Uniti nel 1933 sciolse il governo e instaurò un governo autoritario, conservatore e illiberale, sopprimendo la libertà di stampa e approvando nel 1934 una nuova Costituzione in cui il potere venne accentrato nelle mani del Presidente della Repubblica. Sotto la dittatura di Terra, l'Uruguay ruppe le relazioni con l'Unione Sovietica e riconobbe subito, nel 1936, il governo spagnolo di Francisco Franco.  Il regime di Terra viene ricordato come "dictablanda" a causa del carattere civile e pacifico in cui è stato realizzato il golpe, in contrasto con ciò che avveniva nel resto dell'America Latina.
Nel 1938 Terra lasciò il governo per diventare Presidente del Banco de la República Oriental del Uruguay, ma dopo pochi mesi venne colpito da un ictus che lo lasciò completamente paralizzato. Morirà in povertà estrema il 15 settembre 1942. L'Uruguay, comunque, resterà alleato degli Stati Uniti anche durante la Seconda Guerra Mondiale, dichiarando guerra all'Asse senza alcun concreto impegno al fronte.
Con il secondo dopoguerra, il mito della "Svizzera d'America" tramontò definitivamente. Diminuiva la domanda del mercato mondiale dei prodotti agricoli e inflazione e disoccupazione aumentarono. Questa crisi sfociò in proteste armate, guidate dal movimento di estrema sinistra dei Tupamaros.
La crisi dell'Uruguay si aggravava di anno in anno, di Presidente in Presidente. Nel 1971 andò al governo un colorado, Juan María Bordaberry, deciso a fermare i Tupamaros, potenziando l'esercito e reprimendo le rivolte nel sangue. Bordaberry sfruttò la militarizzazione del Paese per lanciare, il 27 giugno 1973 un colpo di Stato: il Parlamento venne sciolto, l'esercito gli affidò tutti i poteri e i partiti di sinistra vennero dichiarati fuorilegge. I media vennero censurati o vietati, il movimento sindacale annientato e tonnellate di libri furono bruciate dopo la messa al bando delle opere di alcuni scrittori. Le persone schedate come oppositori del regime furono escluse dal servizio civile e dall'istruzione. L'Uruguay, nonostante sia tornato alla democrazia, è ancora oggi il Paese con la più alta percentuale di prigionieri politici al mondo in rapporto alla popolazione.
Nonostante il golpe, l'economia continuò a peggiorare, anche perché metà delle spese dello Stato servivano per mantenere l'esercito. Per risolvere la crisi, il ministro dell'Economia e delle Finanze Alejandro Végh Villegas cercò di promuovere il settore finanziario e gli investimenti stranieri, la spesa sociale venne ridotta e molte aziende statali furono privatizzate. Nel 1976 Bordaberry fu destituito a sua volta dai militari, che occuparono tutte le caselle del governo e scelsero Alberto Demicheli come Presidente, a sua volta deposto pochi mesi dopo e sostituito da Aparicio Méndez. Nel 1980 il governo militare promosse un referendum sulla modifica della costituzione, che a sorpresa ottenne il 57,2% dei voti contrari. Il governo era impopolare e il Paese era economicamente stremato: il Pil era sceso del 20% in un decennio e la disoccupazione era ormai al 17%, con un fortissimo movimento emigratorio.
Nel 1981 i militari cambiarono Presidente, scegliendo Gregorio Álvarez, che non sortì alcun effetto: nel 1984, dopo una protesta generale durata 24 ore, i militari si arresero e annunciarono elezioni generali, vinte da Julio Maria Sanguinetti.

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