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350° - Morte di Clemente X

L'unico Papa della famiglia Altieri, eletto al termine di uno dei Conclavi più lunghi dell'era moderna. Il 22 luglio 1676 moriva a 86 anni Clemente X, al secolo Emilio Bonaventura Altieri, il più anziano di sempre al momento dell'elezione e, all'epoca, anche della morte.

Emilio Bonaventura Altieri venne eletto Papa Clemente X come soluzione di compromesso dopo 4 mesi di Conclave. Era il 29 aprile 1670 e Altieri aveva 79 anni e 9 mesi, ben 10 anni più anziano del predecessore Clemente IX. Morì 6 anni dopo, il 22 luglio 1676, a 86 anni. Prima di lui nessun Papa era mai vissuto così a lungo


Emilio Bonaventura Altieri nacque a Roma il 13 luglio 1590, terzo di 6 figli di Lorenzo e Vittoria Delfini. Gli Altieri erano un'antica famiglia nobiliare romana, oggi estinta, discendenti dal ricco speziale Alterius de Corraduciis, vissuto tra Tre e Quattrocento, dal quale avevano preso il nome. Alleata di famiglie importanti come i Colonna e gli Orsini, nel corso del Cinquecento la famiglia Altieri aveva ricevuto molti incarichi importanti e l'assegnazione di missioni delicate. 
Il fratello maggiore di Emilio, Giovanni Battista Altieri, aveva scelto la strada del sacerdozio. 
Emilio, invece, scelse la carriera di avvocato, laureandosi in diritto all'Università di Roma La Sapienza e ottenendo anche un dottorato nel 1611 in utroque iure. Vista la carriera del fratello maggiore e convinto dal cardinale Ludovico Ludovisi, Segretario di Stato, arcivescovo di Bologna e Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide sotto Gregorio XV e Urbano VIII, scelse di entrare in seminario. Venne ordinato sacerdote il 6 aprile 1624, a 33 anni, mentre il fratello Giovanni Battista, di appena un anno più anziano ma sacerdote già da 11 anni, diventava vescovo di Camerino.
Grazie anche alla posizione di rilievo assunta dal fratello, Urbano VIII lo nominò auditor (revisore dei conti) e lo inviò in Polonia, al servizio del nunzio apostolico Gianbattista Lancellotti. Il 29 novembre 1627, a 37 anni, venne poi richiamato in Italia e nominato vescovo di Camerino in sostituzione proprio del fratello Giovanni Battista, che era stato chiamato a Roma come Vicegerente. Viene consacrato il 30 novembre successivo dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, Arciprete della Basilica di San Pietro. Nel 1633 Emilio verrà poi nominato Governatore di Loreto e nel 1636 della Romagna, dove organizzò le operazioni di soccorso alla popolazione di Ravenna, colpita da un'inondazione del Po di Primaro. Nel 1641 diventerà anche Governatore di Macerata e due anni dopo gli venne offerto da Urbano VIII di diventare cardinale, ma rinunciò in favore d
el fratello Giovanni Battista, che verrà anche nominato vescovo di Todi. Visto che nel Sacro Collegio non possono sede due membri della stessa famiglia, la questione per lui sembrava definitivamente archiviata.
Nel 1644, Emilio Altieri divenne nunzio apostolico nel Regno delle Due Sicilie governato dalla Spagna e si trasferì a Napoli, amministrando da lì la diocesi di Camerino. Proprio a Napoli assistette inorridito nel luglio 1647 alla rivolta di Masaniello, durata appena 10 giorni ma che costrinse gli spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari, prima che il capopopolo fosse assassinato. A Napoli lo raggiunse la notizia della morte improvvisa a Narni del fratello Giovanni Battista, avvenuta il 26 novembre 1654 a 65 anni.
Nel 1655 il nuovo Papa Alessandro VII lo inviò in Polonia come nunzio apostolico e due anni dopo lo richiamò in Vaticano come Segretario della Congregazione per i Vescovi e i Regolari. In questa veste Altieri guardò da fuori il Conclave che nel 1667 elesse Clemente IX, 10 anni più giovane di lui, che lo volle Assessore dell'Inquisizione e suo Maestro di Camera.
La notte tra il 25 e 26 ottobre 1669 Clemente IX venne colto da un ictus, che lo lasciò semiparalizzato. Comunque, il 29 novembre 1669, a 79 anni, il Papa riuscì a creare cardinale presbitero Altieri, senza assegnargli alcun titolo, insieme ad altri 6 prelati. Quella notte stessa il Papa venne colto da un secondo ictus, che lo fece sprofondare in coma. Non si risvegliò più: Clemente IX morì il 9 dicembre 1669, a 69 anni.
In 2 anni e mezzo di pontificato Clemente IX aveva creato 12 cardinali, di cui ben 7 erano suoi amici personali provenienti dalla sua stessa regione, la Toscana. Gli altri erano tutti italiani, a eccezione di uno spagnolo e un francese. Stanchi delle interferenze straniere e non legati ad alcuna potenza, all'interno del Collegio Cardinalizio la fazione di cardinali più rilevante era quella non fedele a nessuna delle monarchie cattoliche, lo Squadrone Volante, già emersa durante il Conclave del 1655. Questi cardinali avrebbero dato il loro sostegno ai candidati che avessero in mente i migliori interessi del papato, piuttosto che a quelli sostenuti dai re. Altro personaggio influente era Cristina, regina di Svezia, che aveva abdicato al trono svedese e si era trasferita a Roma prima di convertirsi alla Chiesa cattolica, che fu sostenitrice di questo gruppo e fece il nome del Segretario di Stato Decio Azzolino.
I cardinali ritardarono l'apertura del Conclave fino all'arrivo dell'ambasciatore del re Luigi XIV di Francia e dei cardinali francesi, a dimostrazione dell'influenza che il Paese aveva nel Collegio. Il Conclave si aprì il 21 dicembre 1669, a quasi 2 mesi dalla morte del Papa, ed erano presenti 54 dei 70 membri del Collegio cardinalizio, con altri 12 che arrivarono man mano che le votazioni procedevano. Francia e Spagna controllavano 8 cardinali a testa, il che rendeva un'elezione ancor più impegnativa.
Emersero 3 favoriti al soglio pontificio: Giacomo Rospigliosi, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e nipote del defunto Clemente IX, che raggiunse i 33 voti, a soli 7 dall'elezione, Giovanni Nicola Conti, vescovo di Ancona e Numana con 22 voti e Carlo Cerri, Decano emerito del Tribunale della Rota Romana, che ottenne 23 voti. Ognuno aveva un terzo dei consensi, causando uno stallo persistente che portò a considerare l'elezione di altri candidati, con i resoconti delle fonti coeve che arrivarono a elencare ben 21 cardinali su 70 come papabili.

In occasione del Giubileo del 1650 il fratello maggiore di Emilio Altieri, il cardinale Giovanni Battista, iniziò la costruzione di Palazzo Altieri, residenza romana della famiglia, accanto alla Chiesa del Gesù. Clemente X farà concludere il palazzo al cardinal nipote Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, che fece edificare anche un'elegante villa sull'Esquilino, Villa Altieri


Si tentò un accordo su Pietro Vidoni, vescovo emerito di Lodi, che era appoggiato dalla Squadra Volante e in buoni rapporto con Francia e Spagna, ma Francesco Barberini, Decano del Collegio Cardinalizio e nipote di Urbano VIII, rifiutò di appoggiarlo perché non era stato consultato. Charles d'Albert d'Ailly, l'ambasciatore di Francia, annunciò quindi che Luigi XIV aveva posto il veto su Scipione Pannocchieschi d'Elci, arcivescovo emerito di Pisa che per l'imbarazzo abbandonò il Conclave e morì 17 giorni prima dell'elezione del nuovo Papa.
A questo punto, nessuno dei cardinali aveva la possibilità numerica di essere eletto Papa. Si ripiegò
 nuovamente su Vidoni, ma la fazione di Sigismondo Chigi, Gran Priore a Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta, si oppose a lui per ripicca contro il veto della Francia contro d'Elci, da lui proposto. A questo punto anche i cardinali spagnoli si schierarono contro Vidoni, insinuando che Maria Anna d'Asburgo, reggente del trono spagnolo, avrebbe potuto opporre il veto contro di lui. Gli spagnoli proposero allora Benedetto Odescalchi, vescovo emerito di Novara (e futuro Papa Innocenzo XI), su cui però piombò immediatamente il veto di Luigi XIV. Maria Anna d'Asburgo, in realtà, fece sapere dopo qualche giorno che non intendeva porre veti, ma Vidoni era ormai bruciato.
Le fazioni quindi, dopo 42 scrutini a vuoto, si accordarono su un nome di compromesso, puntando su un cardinale di età avanzata. La scelta cadde su Emilio Bonaventura Altieri
cardinale da pochi giorni come riconoscimento del suo lungo servizio. Il 29 aprile 1670, dopo aver ricevuto 3 voti allo scrutinio del mattino, al pomeriggio, tra il suo enorme stupore, Altieri ne ricevette 56 e venne eletto Papa dopo 4 mesi di Conclave. Altieri, però, non era stato consultato: essendo molto anziano e di salute cagionevole, rifiutò. Due cardinali, allora, si chiusero nella Stanza delle Lacrime e, dopo un'ora, riuscirono a convincerlo quasi trascinandolo di peso fuori dalla sacrestia. Infine, Altieri accettò e assunse il nome di Clemente X, in memoria del suo predecessore. Aveva 79 anni e 9 mesi, ben 10 in più del defunto Pontefice, diventando il più anziano di sempre ad essere eletto Papa.
Clemente X indisse ben tre Giubilei, uno straordinario nel 1670 per inaugurare il proprio pontificato, uno nel 1672 per favorire l'unità dei monarchi cristiani contro la minaccia dei Turchi, e un terzo ordinario nel 1675. In occasione di quest'ultimo Giubileo, in cui Roma venne visitata da 1,5 milioni di pellegrini, fece risistemare Piazza San Pietro a Gian Lorenzo Bernini. Clemente X pensò per l'occasione anche di allestire nel Colosseo spettacoli di caccia dei tori (corride), ma gli fu fatto notare che era stato il luogo del martirio di molti cristiani. Il Papa allora non solo cambiò idea ma fece erigere una grande croce nel centro dell'anfiteatro con due iscrizioni, con le quali esortava i pellegrini a entrare, non per ammirare la grandiosità dell'opera romana ma per "risvegliare nei fedeli la memoria della santità del luogo e della fortezza de' martiri" e pregare per loro.
Clemente X chiese a Luigi XIV di appoggiarlo nella lotta contro l'Impero Ottomano, che aveva appena conquistato Creta da Venezia. Nel 1672 la Polonia si trovò infatti sotto l'attacco ottomano e il Papa tentò di formare un'alleanza difensiva. Accolsero l'appello l'imperatore e i principi cattolici di Germania; la Russia, in guerra con la Confederazione polacco-lituana, stipulò una tregua e si unì all'alleanza, mentre Carlo XI di Svezia declinò. L'11 novembre 1673 l'esercito cristiano guidato da Jan Sobieski riportò una vittoria determinante sui Turchi in una battaglia sul fiume Dnjestr e, dopo la morte del re di Polonia Michele senza eredi, Clemente X favorì l'elezione di Jan Sobieski, che sconfisse nuovamente i turchi a Leopoli nel 1675.
La Francia, alleata del Sultano, rifiutò di farsi coinvolgere in questa guerra. Le sue preoccupazioni erano altre: la Francia si era alleata con l'Inghilterra per spartirsi la Repubblica delle Sette Province Unite, indipendente da circa un secolo dal Sacro Romano Impero. Nel 1672 Luigi XIV e Carlo II d'Inghilterra, con la Guerra Franco-Olandese, invasero la repubblica e, quando iniziarono le trattative di pace, Clemente X ottenne che gli incontri si tenessero a Colonia, città cattolica. Nel tuttavia 1674 la guerra riprese, ancora più cruenta di prima, nonostante gli sforzi del Papa per la pace. Si concluderà nel 1678 con la Pace di Nimega, dopo la fine del pontificato di Clemente X.
A Roma, invece, il Pontefice permise ai nobili di esercitare il commercio senza pregiudizio del loro status; fino ad allora l'esercizio del commercio era considerato per i nobili riprovevole. Clemente X ordinò anche la costruzione della seconda fontana di Piazza San Pietro, detta “fontana gemella”. Inoltre, venne scoperta per caso a Roma una bellissima scultura marmorea di epoca romana, oggi conservata nei Musei Capitolini con il nome di Venere Capitolina.
Guardando alla propria casata, però, essa era destinata all'estinzione al momento del suo massimo splendore, visto che il Papa era l'unico maschio Altieri vivente e non aveva figli. Clemente X adottò quindi Gaspare Paluzzi Albertoni, marito della sua pronipote Laura Caterina, unica superstite del casato, e impose il proprio nome e stemma a tutti i Paluzzi Albertoni, che diventarono Paluzzi Altieri degli Albertoni. Lo zio di Angelo era il cardinale Paluzzo Paluzzi, che divenne Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, nominato da Clemente X arcivescovo di Ravenna e Prefetto delle Congregazioni de Propaganda Fide e dell'Indice dei Libri Proibiti. A lui il Papa affidò anche l'incarico di ampliare il palazzo di famiglia a Roma, Palazzo Altieri, che era stato voluto nel Giubileo del 1650 dal fratello Giovanni Battista, completato nel 1673.
Clemente X morì infine dopo 6 anni di pontificato nel pomeriggio del 22 luglio 1676 a Roma, sofferente di gotta, all'età di 86 anni. Nessun altro Pontefice prima di lui aveva raggiunto tale età. Lo supererà 75 anni dopo Clemente XI, mancato il 6 febbraio 1740 a 87 anni e 10 mesi. Il 21 settembre successivo verrà eletto Papa Benedetto Odescalchi, che assumerà il nome di Innocenzo XI.
Con il tempo, la famiglia Paluzzi Altieri degli Albertoni passò a chiamarsi solamente Altieri, cognome ben più prestigioso. La famiglia si estinse nel 1955, con la morte senza figli dell'ultimo principe, Ludovico Altieri. La sorella Teodolinda era sposata con Giovanni Di Napoli Rampolla e, dopo la morte del fratello, scelse di assumere il cognome Altieri. I suoi discendenti, però, sono privi di qualunque titolo nobiliare.

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