Una delle menti fondative del pensiero moderno, rifiutando l'idea aristotelica della tabula rasa e sostenitore della necessità di educare continuamente l'essere umano. Il 9 aprile 1626 moriva l'inglese Francis Bacon, propugnatore del metodo induttivo di ragionamento, contrapposto a quello deduttivo di Cartesio.
Francis Bacon nacque il 22 gennaio 1561, nella York House di Londra, la residenza di suo padre, sir Nicholas Bacon, che nei primi 20 anni del regno di Elisabetta I Tudor era stato Guardasigilli. Sua madre era Lady Anne Cooke, seconda moglie di sir Nicholas, donna di grande cultura e cognata di Lord Burghley, che fu due volte Segretario di Stato e Lord Tesoriere della Regina, uno degli uomini più potenti d'Inghilterra. Il fratello maggiore Anthony fu agente segreto per conto della corona contro la Francia, politico e diplomatico.
Francis Bacon ricevette la prima istruzione scolastica in casa, a causa delle fragili condizioni di salute, problema che lo avrebbe afflitto per tutta la vita. Il 4 aprile 1573, all'età di 12 anni, iniziò a frequentare il Trinity College dell'Università di Cambridge, in cui trascorse tre anni insieme al fratello maggiore Anthony sotto la diretta tutela di Sir John Whitgift, futuro arcivescovo di Canterbury. Fu istruito prevalentemente in latino, secondo il modello di educazione medievale. Proprio durante una visita a Cambridge incontrò la quarantenne Elisabetta I, regina già da 15 anni, che rimase impressionata dal suo intelletto precoce e lo soprannominò "il giovane castellano". Bacon spiegò infatti alla regina che, secondo i suoi studi, i metodi e i risultati scientifici condotti secondo le pratiche dell'epoca erano errati. Ammirava Aristotele ma ne rifiutava il pensiero, che riteneva sterile, polemico e sbagliato nei suoi obiettivi. Occorreva allontanare la filosofia dalla disputa scolastica per portarla su campi più pratici per "illuminare ed accrescere l'umana felicità".
Conclusi gli studi al Trinity College, il 25 giugno 1576 Bacone entrò nel Gray's Inn di Londra, una delle scuole di formazione più rinomate per avvocati e 3 mesi più tardi partì per la Francia al seguito di sir Amias Paulet, nuovo ambasciatore alla corte di Enrico III. Della Francia ebbe un'impressione estremamente negativa, contribuendo alla rivalità tra i due Paesi, scrivendone nelle Note sul presente stato della cristianità del 1582. Il re gli pareva un uomo dagli sregolati piaceri, dedito alle danze, ai festini, alle cortigiane e la Francia un paese profondamente corrotto, male amministrato, povero e prossimo alla rovina. Nei 3 anni successivi si recò a Blois, Poitiers, Tours, in Italia e in Spagna studiando lingue, statistica e diritto civile e svolgendo mansioni diplomatiche.
Il 20 marzo 1579, però, ritornò precipitosamente a Londra a causa della morte del padre. Sir Nicholas aveva depositato una considerevole somma di denaro per acquistare una tenuta per lui ma era morto prima di riuscire a farlo e a Francis rimase solo un quinto di quel denaro. Per finanziare la tenuta, Bacon prese denaro a prestito e per risparmiare trasferì di nuovo la sua residenza a Gray's Inn, integrando gli introiti con una rendita di 46 sterline provenienti da una concessione da parte della madre per l'affitto del maniero di Marks, vicino a Romford, nell'Essex.
Nonostante le difficoltà economiche, Bacon dichiarava di avere 3 obiettivi: scoprire la verità, servire il suo paese e la sua Chiesa. Nel 1580, tramite lo zio, Lord Burghley, fece domanda per un posto a corte che gli permettesse di seguire una vita di studio, ma non gli venne concesso, costringendolo per due anni a umili mansioni a Gray's Inn. Nel 1581, alla fine, venne eletto deputato in un'elezione suppletiva nel collegio di Bossiney, in Cornovaglia, ponendosi come riformatore della condizione dei partiti nella Chiesa e della filosofia, senza ottenere il ruolo che pensava lo avrebbe portato al successo. Mostrò segni di simpatia per il puritanesimo, osteggiato e soppresso dalla nuova religione anglicana, ideata da Enrico VIII, padre della regina. Per questo, nel 1586, si schierò a favore dell'esecuzione di Maria Stuart, cattolica regina di Scozia, arrestata 20 anni prima, trasferita in varie prigioni dell'Inghilterra ma ancora con molti seguaci pronti a imbracciare le armi per difendere la sua corona.
Elisabetta, infatti, non voleva condannare a morte una regina consacrata, per di più sua parente (erano cugine) e continuava a rimandare la decisione. La regina chiese addirittura ad Amias Paulet di pianificare un incidente per eliminarla senza un'esecuzione formale, ma egli rifiutò, dicendo di non voler lasciare una tale macchia sulla sua discendenza. Infine Elisabetta si decise a firmare la condanna e Maria venne decapitata l'8 febbraio 1587 nel castello di Fotheringhay.
Nello stesso periodo Bacon ricorse di nuovo all'aiuto del potente zio, ottenendo una rapida carriera nell'avvocatura: nel 1586 divenne cancelliere e l'anno successivo fu lettore e nel 1589 ottenne l'importante nomina, che valeva 1600 sterline annue, a Cancelliere della Star Chamber, un organismo consultivo che integrava le attività giudiziarie dei tribunali in materia sia civile che penale. La sua carriera politica iniziò a decollare, distinguendosi come riformatore di stampo liberale, desideroso di modificare la legge semplificandola, amico della corona ma oppositore di privilegi feudali, poteri dittatoriali e persecuzioni religiose e favorevole all'unione di Inghilterra e Scozia e dell'integrazione dell'Irlanda.
Bacone strinse amicizia con Robert Devereux, conte di Essex, favorito della regina e suo consigliere di fiducia, che lo incaricò nel 1592 di scrivere un trattato in risposta alla polemica antigovernativa del gesuita Robert Parson, nel quale identificò l'Inghilterra con gli ideali dell'Atene democratica contro la belligeranza della Spagna. Fu l'occasione per farsi notare anche per il suo lavoro filosofico e la sua statura intellettuale, anziché solo politica.
Tuttavia, Bacon mantenne sempre la sua indipendenza di giudizio rispetto alla Corona, nonostante a lei dovesse stipendio e carriera. Ad esempio, si oppose a un progetto di legge che imponeva una triplicazione dei sussidi a favore del Parlamento; la regina se ne offese, i suoi oppositori lo accusarono di essere alla ricerca di popolarità e per un certo periodo fu escluso dai favori della Corte, tanto che venne snobbato per l'incarico di Procuratore Generale. Per consolarlo di questa delusione, il conte di Essex gli fece dono di una proprietà a Twickenham, che Bacon rivendette per 1800 sterline.
Nel 1597 tuttavia, la stella di Bacon tornò a splendere quando divenne Queen's Counsel, ovvero avvocato della Corona e primo nell'ordine della professione in tutto il Regno. Nonostante le sue cariche, non riuscì a ottenere lo status e la notorietà di altri, tanto che la giovane e ricca vedova lady Elizabeth Hatton, dopo un lungo corteggiamento, accettò invece di sposarsi con sir Edward Coke, l'uomo che gli era stato preferito come Procuratore Generale, causando un'aperta inimicizia tra i due, che peggiorò quando Coke, pochi mesi dopo, rivelò che Bacon era stato arrestato e poi rilasciato per debiti. In seguito, tuttavia, la sua reputazione agli occhi della regina migliorò, anche grazie alla sua indipendenza, che lo aveva portato a raffreddare i rapporti con il conte di Essex, che aveva condotto una campagna fallimentare contro i ribelli irlandesi nel 1599. Essex, per riguadagnare il potere, nel 1601 organizzò una rivolta antimonarchica ma venne arrestato e processato per alto tradimento.
Proprio Bacon, in quanto avvocato della Corona, venne incaricato di indagare sulle accuse contro Essex, raccogliendo le testimonianze di alcuni seguaci che confessarono che il conte aveva pianificato una ribellione contro la regina. Bacon sostenne la posizione del Procuratore Generale Coke, pur suo nemico personale: Essex, suo vecchio mentore, venne condannato a morte per decapitazione. Dopo l'esecuzione, la regina ordinò a Bacon di scrivere il resoconto ufficiale sul processo.
Secondo il suo segretario personale e cappellano, William Rawley, come giudice Bacon ebbe sempre un cuore tenero, "guardando agli esempi con sguardo di severità, ma alla persona con sguardo di pietà e compassione", aggiungendo anche che "era privo di cattiveria", "non vendicatore di ferite" e "non diffamatore di alcun uomo".
Sarà l'ultima minaccia concreta al potere di Elisabetta, che cadde però poco tempo dopo in un profondo stato depressivo. Non sopportava più i discorsi di governo, sentiva la morte vicina e si lasciava andare. Morirà 2 anni dopo, il 24 marzo 1603, a 69 anni, dopo aver pronunciato la frase "Chiamatemi un prete: ho deciso che devo morire". Era stata regina per ben 44 anni e con lei, morta vergine e senza figli, si estingueva la dinastia Tudor.
Ironia della sorte, gli succedette sul trono Giacomo I, 35enne, re di Scozia dall'età di un anno e figlio di Mary Stuart, che la stessa Elisabetta I aveva fatto giustiziare, suo cugino di terzo grado. Sarà il primo monarca a regnare su tutte le Isole britanniche, avendo unificato le corone d'Inghilterra, Scozia e Irlanda, e darà origine al dominio della casata Stuart sul Regno Unito, che durerà fino al 1707.
L'ascesa al trono di Giacomo I portò Bacon a godere di maggior favore, tanto che già nel 1603, poco dopo l'incoronazione, venne nominato cavaliere. Con un'altra abile mossa, Bacon scrisse le Apologie in difesa del suo procedimento nel caso di Essex, visto che quest'ultimo aveva favorito la successione di Giacomo al trono. L'anno successivo Bacon sposò Alice Barnham ma, nonostante le generose entrate, Bacone non riusciva a saldare i suoi debiti e sostenere il suo stile di vita, cercando sempre da parte della Corona ulteriori promozioni e ricchezze e sostenendo per questo a spada tratta il re. Nel 1610 il re e i Comuni entrarono in conflitto sulle prerogative reali e sulle imbarazzanti stravaganze del re. La Camera fu infine sciolta nel febbraio 1611. Durante questo periodo Bacone riuscì a mantenere sia il favore del re che la fiducia dei Comuni.
Nel 1613 Bacon ottenne finalmente la nomina a Procuratore Generale, dopo aver consigliato al re un rimpasto degli organismi giudiziari, e profuse subito un grande impegno, tortura compresa, per ottenere la condanna di un nobile, Edmund Peacham, per tradimento, dimostrando di difendere a tutti i costi il re, sollevando anche controversie legali di grande importanza costituzionale. Bacon e il Gray's Inn organizzarono la cerimonia nota come The Masque of Flowers (La maschera di fiori) per celebrare le nozze tra Robert Carr, I conte di Somerset e Frances Howard,salvo poi processarli e condannarli per omicidio 3 anni dopo, nel 1616.
Bacon, con questo suo comportamento mutevole e sempre più sottomesso alla Corona, perse anche il favore del Parlamento, che si oppose nel 1614 alla sua ennesima rielezione come deputato per la contea di Cambridge e ai vari progetti che Bacon sosteneva per conto del re, arrivando ad approvare anche una legge che vietava al Procuratore Generale di sedere in Parlamento. La sua fedeltà a Giacomo I, tuttavia, portava i suoi frutti: nel marzo 1617 fu nominato Reggente d'Inghilterra per un mese e nel 1618 Lord Cancelliere, ossia Ministro della Giustizia e barone di Verulamio, il che gli permise di assumere il titolo di lord Verulam, con conseguente seggio alla Camera dei Lord, nonostante fosse appena stato cacciato da quella dei Comuni. Verrà poi anche nominato visconte di Sant'Albano il 27 gennaio 1621.
La carriera pubblica di Bacon terminò in disgrazia poco dopo. Visti i suoi sempiterni debiti, una commissione parlamentare capeggiata dal suo nemico Sir Edward Coke lo incriminò per corruzione con 23 capi d'accusa. Bacon ammise le sue colpe davanti alla Camera dei Lord: "Signori miei, è il mio atto, la mia mano e il mio cuore; supplico le vostre signorie di essere clementi con una canna spezzata". Fu condannato a pagare una ammenda di 40.000 sterline e fu rinchiuso nella Torre di Londra con una condanna a tempo "a discrezione del re". La prigionia durò solo pochi giorni e l'ammenda venne pagata dal re. Tuttavia, il Parlamento interdisse Bacon dal ricoprire cariche e di sedere tra i suoi membri, esentandolo in cambio dalla degradazione, che lo avrebbe privato dei suoi titoli nobiliari.
Gli storici moderni hanno pochi dubbi sul fatto che Bacon abbia accettato doni dalle parti che andava a giudicare, ma si trattava di un'usanza comunemente accettata all'epoca e non necessariamente prova di un comportamento profondamente corrotto. Pur riconoscendo che la sua condotta era stata leggera, replicò che non aveva mai permesso che i doni influenzassero il suo giudizio e, anzi, in qualche occasione aveva emesso un verdetto contro coloro che lo avevano pagato. Il vero motivo della sua ammissione di colpa è però oggetto di dibattito; alcuni autori ipotizzano che possa essere stato spinto dalla sua malattia o dall'idea che grazie alla sua fama e alla grandezza della sua carica gli sarebbe stata risparmiata una dura punizione. Alcuni ritengono che potrebbe anche essere stato ricattato, con la minaccia di accusarlo di sodomia, affinché confessasse.
Da questo momento, Bacon si ritira a vita privata e si dedica allo studio e alla scrittura, dando corpo alla figura di intellettuale moderno che conosciamo.
Francis Bacon diventa il filosofo empirista della rivoluzione scientifica, che ha incentrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che si può definire scientifico nel senso che vuole essere ripetibile e che parta dall'osservazione della natura. Bacon teorizza che l'osservazione dei fenomeni naturali debba essere praticata compilando una tabula presentiae e una tabula absentiae in proximitate in cui si riportano i dati di temperatura, sostanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato momento in cui si è ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori che l'hanno determinato. Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore presunto, allora il fattore che è rilevato nel contesto è ininfluente. Se il fenomeno muta d'intensità, in presenza del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, ciò significa che il fattore condiziona il fenomeno ma non ne è ancora la causa. L'obiettivo dell'analisi è trovare quel fattore la cui presenza è condizione necessaria (anche se non sufficiente) del fenomeno stesso.
La filosofia naturale si distingue in due parti: quella speculativa, che riguarda la ricerca delle cause dei fenomeni naturali, e quella pratica che si occupa della produzione degli effetti. La parte speculativa, a sua volta, si divide in fisica e metafisica: la fisica "indaga e tratta le cause materiali ed efficienti; la metafisica studia le cause finali e formali". Senza conoscere una causa come condizione necessaria e sufficiente dell'esistenza di un fenomeno non si potrà riprodurlo e nemmeno conoscerlo: un attributo sarà presente in un oggetto se, stimolato con la causa necessaria e sufficiente di quell'attributo, diventerà visibile e conoscibile; altrimenti se non si manifesta, ciò vorrà dire che l'oggetto non possiede tale attributo.
Bacone trascorse la vita a cercare un esperimento che chiamò "istanza cruciale" (experimentum crucis), tale da interrogare la natura in modo da costringerla a risponderci sì o no. Pur essendo padre del metodo empirico, Bacon non colse il ruolo centrale della matematica nella scienza moderna, solo grazie alla quale si può passare dal fenomeno alla legge universale, e dalla legge alla previsione. Tale sottovalutazione dipendeva in parte da un approccio che privilegiava l’osservazione e l’induzione rispetto all’astrazione, sia dalla diffidenza nei confronti della magia rinascimentale, dove i numeri avevano significati occulti e proprietà mistiche. Il suo metodo quindi anticipa solo in parte quello di Galileo, che dimostrerà come occorra un approccio quantitativo con equazioni e misure (e non soltanto qualitativo con tabule presentiae ed absentiae) per trovare delle condizioni necessarie e/o sufficienti per conoscere i fenomeni e replicare quelli a noi più utili.
L'opera fondamentale di Bacon è il Novum Organum, in cui egli elabora una procedura di lavoro per poter raggiungere una conoscenza certa di un fenomeno, il metodo baconiano, consta di due parti fondamentali: la pars destruens e la pars costruens. Nella prima occorre liberare la mente dalle false credenze e convinzioni, che Bacone chiama "idola", e successivamente con la pars construens, elaborare una teorizzazione del ragionamento induttivo, più definita e rinnovata rispetto a quella di Aristotele. Infatti, l'induzione aristotelica, o induzione per enumerazione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai princìpi generali e conclude troppo precipitosamente, procedendo per semplice enumerazione. Ad esempio, dalle osservazioni particolari che questo cigno è bianco, che quest'altro è bianco, e che quest'altro ancora è sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono essere sempre confutati da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla constatazione futura dell'esistenza di un cigno nero).
Il superamento di questa falsa o impropria induzione passa secondo Bacon per l'instaurazione di una nuova metodologia scientifica che conduca all'induzione vera, non più per enumerazione semplice ma per esclusione degli elementi inessenziali a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacon vuole scoprire con l'induzione vera è la legge dei fenomeni, ancora concepita aristotelicamente come "forma" (o "essenza", o "causa", o "natura") del fenomeno studiato, e non, come farà Galileo, come relazione quantitativa, di tipo matematico. In altre parole, la forma di un fenomeno (per es., del calore) è intesa, più o meno alla maniera di Aristotele, come il complesso delle qualità essenziali del fenomeno stesso, ossia come ciò che lo fa essere quello che è. Il limite di Bacone consiste dunque nel fissare la sua attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza moderna si interessa anche dei suoi aspetti quantitativi, ossia di quelli che, proprio perché quantitativi, possono essere misurati
Bacon morirà prima di completare La nuova Atlantide, un testo letterario utopico che riprendeva L'Utopia di Thomas More o La Città del Sole di Tommaso Campanella. Bacon parte dal mito di Atlantide, narrato da Platone, ma mentre qui a capo dello Stato ci sono i filosofi e per Campanella un sacerdote, per Bacon comandano gli scienziati, dotati di un sapere pratico capace di trasformare la realtà ed assicurare una vita migliore all'umanità.
Al centro dell'intera società utopica di Bacon c'è la famiglia, la cui prosperità diventa un affare di Stato, partendo dal privato, dai piccoli amori domestici, per poi trasformarsi in universale. Bacon immagina di approdare a Bensalem in seguito ad un naufragio, entrando in contatto con una cultura più avanzata, una civiltà che conosce tutte le altre, ma dalle quali non è conosciuta e che ha sempre saputo (e intende continuare a farlo) rimanere pura, non traviarsi. Proprio per questo, in un primo tempo, sono riluttanti ad accogliere e a far sbarcare gli stranieri anche se successivamente non esiteranno ad aiutare l'intero equipaggio.
È una società radicalmente diversa rispetto a quelle allora conosciute, tuttavia qualcosa le accomuna; ad esempio le lingue sono il greco, l'ebraico, il latino e lo spagnolo; la loro religione è il cristianesimo. Tutto ciò che gli abitanti di Bensalem si vedono intorno lo attribuiscono a Dio. Gli scienziati, che reggono la città, cercano di trasformare, alterare, imitare, riprodurre la realtà in quanto la conoscono secondo verità: il mondo stesso è a totale disposizione dell'uomo. Bensalem non è una semplice città ma un gigantesco laboratorio scientifico all'aria aperta il cui fine è conoscere le cause e le forze interne alla natura ed estendere i confini del potere umano. Si preparano medicinali, si riproducono i fenomeni atmosferici, si fabbricano artificialmente insetti, si desalinizza l'acqua salata, si prolunga la vita dell'uomo, si edificano torri altissime, si creano pozioni, si sperimentano su animali ogni tipo di veleni per provvedere alla salute dell'uomo.
Mentre stava scrivendo l'opera, Bacon conduceva anche di tanto in tanto alcuni esperimenti scientifici. Per indagare sul congelamento della carne, si recò una mattina in carrozza nella casa di una povera donna in fondo alla collina di Highgate, comprò un pollo e lo fece eviscerare, poi lo riempì personalmente di neve. Per via di quest'operazione, Bacon contrasse la polmonite e morì a 65 anni all'alba del giorno di Pasqua, il 9 aprile 1626, mentre si trovava nella residenza del conte di Arundel a Highgate, fuori Londra. Fu sepolto nella chiesa di San Michele a Sant'Albano. Alla notizia della sua morte, 32 grandi menti raccolsero i loro elogi su di lui, che furono poi pubblicati in latino poco dopo il suo funerale. Privo di figli, nel suo testamento lasciò ogni suo avere alla propria servitù. Il suo patrimonio consisteva in 7000 sterline e in terreni che furono venduti per 6000 sterline, ma anche in debiti per oltre 23.000 sterline, equivalenti a 4 milioni di sterline attuali.



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