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150° - Nascita di Pio XII

Il 2° sovrano della Città del Vaticano, unica figura pubblica a non fuggire da Roma durante l'occupazione nazista. Il 2 marzo 1876 nasceva Eugenio Pacelli, che sarà Papa Pio XII dal 1939 al 1958. Dal 2009 è venerabile, ma non è ancora stato riconosciuto alcun miracolo che possa far avanzare la sua causa di beatificazione.

Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, nato a Roma il 2 marzo 1876, fu il 260° Papa, dal 2 marzo 1939, giorno del suo 63° compleanno, alla morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958, a 82 anni


Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, Principe di Acquapendente, nacque a Roma il 2 marzo 1876 da nobile famiglia, terzogenito di Filippo Pacelli, avvocato del Tribunale della Rota Romana, e di Virginia Graziosi.
La famiglia Pacelli si era guadagnata un posto di rilievo negli ambienti di Curia nel periodo della seconda Repubblica Romana (1848-1849), durante la quale il nonno di Eugenio, Marcantonio Pacelli, anch'egli avvocato della Rota e e cugino del futuro cardinale Prospero Caterini, aveva seguito Papa Pio IX nel suo esilio a Gaeta guadagnandosi la fiducia del pontefice che, tornato in possesso del regno, lo aveva nominato Viceministro agli Interni, insignito della nobiltà di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado nel 1853 e 1858. Nel 1861, inoltre, era stato tra i fondatori dell'Osservatore Romano e rifiutò sempre di ricoprire qualunque incarico nel nuovo Regno d'Italia, che considerava illegittimi. Dal figlio di Marcantonio, Filippo Pacelli, anch'esso avvocato rotale e poi decano degli avvocati, erano nati due maschi, Francesco ed Eugenio. La carriera legale del primogenito, fratello del Papa, l'avrebbe portato nel 1929, per il suo ruolo fondamentale nella stipula dei Patti Lateranensi, ad essere creato da Pio XI Marchese e Nobile Romano; i Pacelli, con l'ascesa al papato di Eugenio nel 1939, avrebbero infine ricevuto il titolo di Principi da Vittorio Emanuele III nel 1941.
Eugenio Pacelli sentì sin da piccolo la vocazione sacerdotale: pare che nei momenti liberi, da bambino, amasse far finta di celebrare la messa. Determinante per la sua formazione fu l'influenza che ebbe, a partire dall'età di 8 anni, don Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone e in futuro insignito della medaglia d'oro pontificia da Benedetto XV.
Dopo le elementari, frequentate in una scuola privata cattolica, e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti" di Roma, Eugenio Pacelli entrò nell'Almo Collegio Capranica di Roma per prepararsi al sacerdozio. Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Pontificia Università Gregoriana e il 2 aprile 1899, domenica di Pasqua, fu ordinato sacerdote per l'imposizione delle mani di Francesco di Paola Cassetta, Vicegerente di Roma, che 2 mesi dopo diventerà cardinale. Nel 1901 ottiene poi un dottorato in teologia alla Gregoriana e nel 1902 si laureò in giurisprudenza in utroque iure, cioè sia in diritto civile, sia in quello canonico. Non ebbe mai modo però di praticare l'avvocatura, al contrario del fratello maggiore Francesco.
Il cardinale Vincenzo Vannutelli, amico di famiglia, che più tardi sarebbe diventato Decano del Collegio Cardinalizio, invitò Pacelli a entrare come apprendista in Segreteria di Stato, ufficio in cui ebbe modo di conoscere i più importanti prelati vaticani: Mariano Rampolla, Rafael Merry del Val e Giacomo della Chiesa, futuro Papa Benedetto XV
Preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, Pacelli vide con favore l'introduzione del giuramento antimodernista di fedeltà alla Chiesa contro ogni teoria teologia moderna, obbligatorio per ricevere qualunque incarico da Enti ecclesiastici, da parte di Pio X. Si dedicò anche alla stesura di un nuovo Codice di Diritto Canonico, nel 1911 divenne consultore del Sant'Uffizio e Sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari. In questa veste, il 22 giugno 1911 rappresentò la Santa Sede all'incoronazione di Giorgio V del Regno Unito.

Eugenio Pacelli fu chiamato in Segreteria di Stato dal Segretario di Stato Vincenzo Vannutelli, amico di famiglia, nel 1902, a 3 anni dall'ordinazione. Nominato nunzio apostolico in Baviera, venne consacrato il 13 maggio 1917, a 41 anni. Lo stesso giorno, la Madonna appariva per la prima volta a Fatima


Nel 1914 fu nominato segretario particolare dell'arcivescovo Pietro Gasparri,  Presidente della Pontificia Commissione per la Revisione del Codice di Diritto Canonico, che 4 mesi dopo diventerà cardinale e Segretario di Stato, firmando poi nel 1929 i Patti Lateranensi. Collaborò alla stesura del Concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede, stipulato il 24 giugno 1914. Un mese dopo, il 28 luglio, iniziava la Grande Guerra.
Durante la guerra, il 23 aprile 1917, a 41 anni, venne elevato arcivescovo e nominato nunzio apostolico in Baviera. Venne consacrato da Benedetto XV in persona il 13 maggio 1917: lo stesso giorno, la Madonna appariva per la prima volta a Fátima. Pacelli, residente a Monaco, si avvicinò molto al mondo tedesco e arrivò a conoscere a fondo la realtà politica della neonata Repubblica di Weimar. Il 19 aprile 1919, nel corso della rivolta spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, che si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Siedl venne dissuaso da una suora tedesca, suor Pascalina Lehnert, che si interpose tra i rivoluzionari e il nunzio e a quel punto gli spartachisti si ritirarono. Pacelli, che annota quel giorno nel suo diario: "Sono dei veri e propri russi bolscevichi", da allora avrà sempre un forte pregiudizio verso il mondo comunista.
Nel 1920 Pacelli fu il primo a essere nominato nunzio per l'intera Germania e si trasferì a Berlino e nel 1925 fu nominato anche nunzio apostolico in Prussia. Concluse quindi nuovi concordati con i Länder della Baviera (1924) e con la Prussia (1929) e attese la ratifica parlamentare prima di lasciare la Germania dopo 12 anni per rientrare a Roma.
Il 16 dicembre 1929, infatti, venne creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo da Pio XI e nominato Segretario di Stato, in sostituzione del suo maestro, il cardinale Pietro Gasparri, che aveva chiesto di ritirarsi per anzianità. 
Forte della sua esperienza con i Paesi germanofoni, nel 1932 Pacelli stipulò un Concordato con il Land del Baden e nel 1933 con l'Austria. Nel 1931, quando Cancelliere tedesco era Heinrich Brüning, Pacelli avrebbe cercato un accordo anche con il governo federale di Berlino, a condizione però che venisse rotto l'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, di evidenti simpatie comuniste. Quando il governo di Brüning cadde dopo le elezioni del 1932, Pacelli ritentò con il nuovo Cancelliere Adolf Hitler, figura nuova sulla scena politica e marcatamente anticomunista. Infatti, il 20 luglio 1933, a nemmeno 6 mesi dall'ascesa di Hitler, Pacelli firmò a Roma il Reichskonkordat con la Germania, enorme successo diplomatico del cardinale ottenuto in brevissimo tempo, che garantiva i diritti dei cattolici tedeschi e ripristinava le garanzie per la Chiesa e i fedeli, soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf, la politica di laicità statale voluta dal Cancelliere Bismarck a fine Ottocento, ai tempi dell'Impero Prussiano. Di fatto, molti però interpretarono il Concordato come un riconoscimento della Chiesa al regime nazista, che in brevissimo tempo pose fine alla vita democratica in Germania, sopprimendo anche il partito cattolico di centro Zentrumspartei.
Ormai considerato il cardinale più di rilievo della Chiesa, vero braccio destro di Pio XI, Pacelli intraprese una serie di importanti missioni diplomatiche, come negli Stati Uniti nel 1936, a Lourdes e a Lisieux, che gli permisero di farsi conoscere anche al di fuori dell'ambiente chiuso della Curia Romana. 
Il suo prestigio iniziò a vacillare però in breve tempo proprio grazie al suo maggior successo, quando cioè divenne chiaro che il Reichskonkordat veniva sistematicamente violato dai nazisti. La Chiesa nella Germania nazista, infatti, veniva perseguitata alla stregua di qualunque altro partito politico o associazione. Pacelli, dal 25 settembre 1933 al 26 giugno 1936, inviò quindi al Reich 34 note di protesta, 5 pro-memoria e 6 scritti contenenti proposte e progetti vari. Il Segretario di Stato, infatti, era propenso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista, mentre le posizioni di Pio XI, con gli anni, passavano da questa posizione a una molto più di rottura, anche nei confronti del più vicino fascismo. Infatti nel 1937 il Papa, con gesto inedito, scrisse un'ammonitoria enciclica verso il nazismo, Con viva preoccupazione, discostandosi nettamente dalla linea del Segretario di Stato.
Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutti i vescovi italiani in occasione del 10° anniversario dei Patti Lateranensi e dei suoi 60 anni di sacerdozio. L'11 febbraio avrebbe pronunciato un importante discorso, preparato da mesi, che sarebbe stato il suo testamento spirituale e dove avrebbe denunciato senza mezzi termini la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania, rompendo in maniera definitiva con i regimi totalitari. Tuttavia, il Papa morì per un attacco cardiaco quella stessa notte, il 10 febbraio 1939, a 81 anni e dopo 17 esatti di pontificato, prima di poter pronunciare il discorso, che era già stato stampato, pronto per essere distribuito ai vescovi il giorno successivo. Grazie ad alcuni documenti pubblicati da Giovanni XXIII nel 1959, sappiamo che Pacelli, in qualità di Camerlengo, ordinò che venissero immediatamente distrutte tutte le copie del discorso, di cui rimangono solo alcune parti, tanto che viene definito "discorso scomparso".
Pio XI avrebbe dovuto inoltre annunciare un'enciclica contro il razzismo e l'antisemitismo, intitolata Humani generis unitas, anch'essa poi annullata da Pio XII. Una copia microfilmata dell'enciclica e dei documenti annessi fu però scoperta nel 1967 dal gesuita Thomas Breslin: Gordon Zahn, specialista delle encicliche sociali, ha sostenuto che l'enciclica ritrovata "è forse la più forte dichiarazione cattolica su quel male morale" che è l'antisemitismo. Ora non si tratta più solamente della mancata protesta di Pio XII di fronte alla sistematica eliminazione degli ebrei, ma piuttosto del suo esplicito rifiuto di raccogliere la volontà del suo riverito predecessore e protettore".

Il 20 luglio 1933 Eugenio Pacelli, Segretario di Stato, firma con la Germania nazista il Reichskonkordat, Concordato tuttora valido. Nei fatti, Hitler violò il Concordato numerose volte, fino a ricevere un'enciclica di protesta da Pio XI nel 1937


I cardinali presenti in Conclave, che si aprì il 1° marzo 1939, erano 62, compresi per la prima volta tutti gli americani, attesi per 18 giorni grazie a una dilazione del tempo massimo di attesa dei lontani decretata da Pio XI. Anche se alcuni propendevano per l'elezione di un pontefice non politico, indicando l'arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa, emerse immediatamente Pacelli come favorito indiscusso: il mondo era sull'orlo della guerra e la candidatura di un prelato con esperienza diplomatica come il Segretario di Stato veniva giudicata dirimente, per di più riguardo a un cardinale che conosceva molto bene la Germania e si era distinto per la sua moderazione. 
Già il 2 marzo, giorno del suo 63° compleanno, al 2° scrutinio, Pacelli raggiunse esattamente il quorum necessario per essere eletto, cioè 42 voti. Per evitare un lungo ricontrollo di tutte le schede (era vietato votare per sè stessi), in neoeletto rifiutò simbolicamente l'elezione e ci fu fumata nera. Al 3° scrutinio, comunque, Eugenio Pacelli ottenne 48 voti, 6 più della maggioranza richiesta, accettò l'elezione e fu proclamato Papa, scegliendo senza esitazione Pio XII, il nome del predecessore che aveva servito per anni. La fumata bianca si ebbe alle 17:27 e l'Habemus Papam alle 18:07, davanti a 200mila persone in Piazza San Pietro. Si chiudeva il Conclave fu il più rapido e scontato del XX secolo: si racconta che poco prima della 3° votazione Pacelli sia inciampato, cadendo a terra; aiutandolo ad alzarsi, il cardinale Jean Verdier, arcivescovo di Parigi, avrebbe detto: "Il Vicario di Cristo... in terra!". 
Il Vicario per Roma Francesco Marchetti Selvaggiani dirà: "Se avessero votato gli angeli avrebbero fatto Elia Dalla Costa, se avessero votato i demoni avrebbero fatto me. Hanno invece votato gli uomini".
Eugenio Pacelli fu il primo Segretario di Stato a essere eletto Papa dopo Clemente IX (1667), il primo camerlengo dopo Leone XIII (1878), il primo membro della Curia dopo Gregorio XVI (1831) e il primo romano dopo Clemente X (1670). Anni dopo, Pio XII volle risolvere la questione dell'eventuale voto decisivo di un cardinale per sé stesso e l'8 dicembre 1945 eliminò il divieto del voto per sé stessi e portò la maggioranza richiesta per l'elezione da due terzi dei votanti a due terzi più uno; in tal modo, il voto di un elettore per sé stesso diventava ininfluente.
Contrariamente al previsto, Hitler non prese affatto bene l'elezione di Pio XII. Il Ministero degli Esteri del Reich incaricò l'ambasciatore presso la Santa Sede di portare al neoeletto Papa le congratulazioni di Hitler, ma solo oralmente. In una nota riservata si precisava: "In considerazione del noto comportamento del già cardinale Pacelli nei confronti del movimento nazionalsocialista, i complimenti non devono essere formulati in maniera particolarmente calda". Goebbels scriverà nel suo Diario che Hitler aveva anche pensato all'abrogazione del Concordato se Pacelli fosse stato eletto Papa e l'Ufficio centrale per la Sicurezza del Reich (RSHA) aveva descritto al Fuhrer l'elezione di Pacelli al soglio pontificio con accenti molto negativi: il nuovo Papa veniva considerato un amico delle democrazie, che esultavano per la sua elezione; addirittura L'Humanité, organo ufficiale del Partito Comunista Francese, si felicitava per la sua elezione.
Il paziente lavoro diplomatico di Pio XII iniziò immediatamente: 3 giorni dopo la sua elezione, il 15 marzo 1939, Hitler invadeva i Sudeti. 
Oltre al fronte geopolitico, tolse dall'Indice dei Libri Proibiti gli scritti di Charles Maurras, animatore del gruppo politico antisemita e anticomunista di estrema destra Action Française e agli aderenti revocò l'interdizione dai sacramenti decisa da Pio XI. L'atto era pragmaticamente anticomunista, vista la necessità di favorire gruppi e aggregazioni che sapessero competere con quelli di ispirazione marxista, la cui capacità di mobilitazione nelle Brigate Internazionali nella guerra civile spagnola era chiaramente emersa. L'antisemitismo dell'Action Française sarà poi molto evidente, però, quando il gruppo divenne l'ideologo della Repubblica di Vichy nel 1940, in linea con la minore riprovazione nei confronti del pregiudizio antisemita, in un periodo storico in cui anche l'Italia, nel 1938, aveva firmato le leggi razziali emanate in Germania.
Nel 1939 Pio XII proclamò San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d'Italia, nel 1940 firmò un Concordato con il Portogallo di Salazar, citando le apparizioni di Fàtima del 1917, a cui entrambi erano molto devoti, e, seguendo le indicazioni della veggente Suor Lùcia Dos Santos, mentre il mondo entrava in guerra, consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria.
Pio XII fu anche un grande innovatore sul lato finanziario della Santa Sede. L'11 febbraio 1887 Leone XIII aveva costituito la Commissione Cardinalizia ad Pias Causas, poi diventata Commissione Cardinalizia per le Opere di Religione, per incamerare le risorse finanziarie della Santa Sede. I Patti Lateranensi, per compensare l'espropriazione dei beni immobili che la Chiesa cattolica aveva subito durante il periodo napoleonico e dall'Unità d'Italia in avanti, avevano portato a un versamento da parte dell'Italia di 750 milioni di lire alla Santa Sede, più titoli di debito pubblico del valore di 1 miliardo di lire. 
Pio XI affidò la gestione di queste risorse a un banchiere laico, Bernardino Nogara, posto a capo della neo-costituita Amministrazione speciale della Santa Sede. Si dice che Nogara avrebbe posto (ma non vi sono prove o documenti che lo attestino) due condizioni per accettare l'incarico: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo. Così il Vaticano iniziò a investire considerevolmente nell'economia, rafforzando il proprio legame con il governo di Roma e varie aziende pubbliche e private in energia elettrica, comunicazioni telefoniche,  credito bancario,  ferrovie locali, produzione di macchine agricole, cemento, acqua e fibre tessili sintetiche. Il Vaticano acquisì partecipazioni in aziende come Italgas e, nel settore tessile, la Società Italiana della Viscosa, La Supertessile, la Società Meridionale Industrie Tessili e La Cisaraion, unite poi nella holding CISA-Viscosa, poi assorbita nella SNIA Viscosa.
Al momento dell'elezione di Pio XII, gli investimenti avevano portato a rendimenti per 630 milioni di dollari alla Santa Sede. Il Papa, quindi, decise di renderlo una vera e propria banca: il 27 giugno 1942 nasceva l'Istituto per le Opere di Religione, che apriva i propri conti correnti anche a investitori esteri, senza alcun obbligo di rendicontazione di fronte a governi o entità straniere. Il fascismo esentò immediatamente lo IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi. 
Esperto di politica internazionale, Pio XII capì che il Patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939, con cui Germania e Unione Sovietica si spartivano la Polonia, rischiava di trascinare in guerra il mondo intero e il giorno dopo pronunciò un radiomessaggio tramite Radio Vaticana, rivolto ai governanti ed ai popoli nell'imminente pericolo della guerra. In tale discorso pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". Pio XII propose a Germania e Polonia di soprassedere per 15 giorni alle misure militari per riunire una conferenza internazionale di pace. Tuttavia, non venne ascoltato: il 1° settembre 1939 la Germania invase la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale.

Eugenio Pacelli venne eletto Papa il 2 marzo 1939, a 63 anni, scegliendo il nome di Pio XII in onore del predecessore. Fu il Conclave più breve del Novecento, che portò all'elezione del primo Papa romano (e l'ultimo finora) dal 1670


Il Papa si mise subito a scrivere la sua prima enciclica, Summi Pontificatus, pubblicata il 20 ottobre 1939, in cui, senza nominare espressamente i regimi totalitari, descrisse la guerra come conseguenza dell'attuale crisi spirituale e la diffusione delle ideologie anticristiane. Il Papa individuava gli errori della società moderna nel suo rifiuto di Dio, con la conseguente diffusione di un "paganesimo corrotto e corruttore". Tra le righe Pio XII condannava ogni discriminazione razziale, affermando la "comune origine in Dio" di tutto il genere umano; introdusse il concetto di convivenza pacifica e, soprattutto, elevò il suo lamento per la Polonia, nazione fedele alla Chiesa.
Man mano che il conflitto si allargava in Europa, Pio XII si prodigò per organizzare aiuti alle popolazioni colpite e creò un ufficio informazioni internazionale che dava notizie su prigionieri e dispersi. È stato dimostrato che Pio XII prese parte a un tentativo di alcuni generali tedeschi per spodestare Hitler e svolse il ruolo di intermediario tra i cospiratori e la Gran Bretagna, con più di 20 incontri segreti con i congiurati tedeschi, il cui capo era il generale Ludwig Beck. Il possibile accordo di pace, nel caso che il piano fosse riuscito, fu scritto su carta ufficiale della Santa Sede.
Il Papa, inoltre, cercò di utilizzare tutta la sua influenza morale per convincere Mussolini a non entrare in guerra al fianco della Germania: a tale scopo, fece una visita assolutamente irrituale al Quirinale, il 28 dicembre 1939, per parlare con il Re Vittorio Emanuele III. Nonostante ciò, il 10 giugno 1940 anche l'Italia entrò in guerra.
Negli anni del conflitto Pio XII non smise mai di tentare appelli e mediazioni per la pace. Va ricordato in particolare il radiomessaggio natalizio del 1942, in cui  delineò un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco fra le Nazioni e i popoli, denunciando anche lo sterminio delle persone sulla base della razza. Mussolini commentò: "Il Vicario di Dio, cioè il rappresentante in terra del regolatore dell'universo, non dovrebbe mai parlare: dovrebbe restare tra le nuvole. Questo è un discorso di luoghi comuni che potrebbe agevolmente essere fatto anche dal parroco di Predappio". Anche i nazisti accolsero con irritazione il messaggio natalizio: l'ufficio di Berlino responsabile della deportazione degli ebrei scrisse: "In una maniera mai conosciuta prima, il papa ha ripudiato il nuovo ordine europeo del nazionalsocialismo. Qui egli sta virtualmente accusando il popolo tedesco di ingiustizia verso gli ebrei e si rende portavoce dei criminali di guerra ebraici".
Il Papa era molto preoccupato perché una vittoria della guerra sia da parte dell'Unione Sovietica che della Germania nazista avrebbe comportato solo danni alla cristianità, arrivando al punto da dichiarare, in un colloquio con il Ministro degli Esteri spagnolo nel 1942, che "la vittoria del nazionalsocialismo rappresenterebbe il più grande pericolo di persecuzione per i cristiani".
Il 19 luglio 1943, con mossa a sorpresa, gli Alleati bombardano Roma, causando 719 morti e oltre 6500 feriti, colpendo in particolare il quartiere di San Lorenzo. Lo scopo degli Alleati era indebolire il già traballante regime fascista e accelerare la caduta di Mussolini, che si trovava a Feltre per incontrare Hitler e doveva affrontare un dissenso interno ormai difficile da contenere. Mentre la limousine di Vittorio Emanuele III venne presa a sassate e grida ostili e fu costretta a tornare indietro, Pio XII, uscito dal Vaticano per la prima volta nel suo pontificato, veniva accolto da una folla enorme sul Piazzale del Verano. Dopo aver distribuito aiuti in denaro alla popolazione, con gesto spontaneo il Papa spalancò le braccia alla folla recitando il salmo De profundis, in un gesto che rimase immortalato in un verso della canzone San Lorenzo di Francesco De Gregori (1982). Pio XII uscirà dal Vaticano anche il 13 agosto successivo, in occasione dei bombardamenti di San Giovanni, vicino al Laterano, in cui verrà fotografato nella celeberrima foto a braccia spalancate. 
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la fuga dei Savoia per Brindisi, Pio XII scelse di rimanere a Roma, all'interno del Vaticano. Fu l'unica autorità pubblica a scegliere di restare nella capitale durante l'occupazione nazista, non difeso da alcun esercito. Il Papa non elevò alcuna protesta per la cruenta occupazione della città, che aveva causato la morte un centinaio di uomini, tra militari e civili. Inviò però il Segretario di Stato Luigi Maglione, ai primi di ottobre del 1943, dall'ambasciatore tedesco Ernst von Weizsäcker per ricordare che i tedeschi, come protettori di Roma e del Vaticano, avevano la responsabilità di schierare forze di polizia sufficienti a prevenire o reprimere spargimenti di sangue.
Quando i tedeschi imposero agli ebrei romani di versare oro in cambio di un'effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 kg d'oro richiesti: secondo la testimonianza di Ugo Foà, rabbino capo di Roma, il Vaticano fece sapere che se non fosse stato raccolto abbastanza oro avrebbe messo la differenza per raggiungere i 50 kg, ma non ce ne fu bisogno.
Il 16 ottobre 1943 il Papa fu messo a conoscenza del rastrellamento del ghetto di Roma dalla principessa Enza Pignatelli, sua ex allieva. I tedeschi avrebbero invece organizzato la deportazione degli ebrei romani, oltre che per ragioni razziali, anche il segno di aperto affronto al Papa. Pio XII, tramite il Segretario di Stato Maglione, richiese ufficialmente ai tedeschi la sospensione immediata degli arresti, per evitare un intervento pubblico del Papa. I tedeschi si fermarono, e Pio XII non pronunciò mai alcuna condanna pubblica nei loro confronti: nonostante ne fosse informato, non denunciò mai pubblicamente le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento, ma offrì rifugio a molti ebrei ed esponenti politici antifascisti, tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni. Non sempre però i tedeschi rispettarono l'extra-territorialità del Vaticano: nell'inverno del 1943 fecero irruzione nella basilica di San Paolo Fuori le Mura e vi presero alcuni prigionieri.
Esisteva un piano segreto di Hitler che prevedeva l'occupazione del Vaticano e l'arresto di Pio XII, che ostacolava i piani della Germania. Sospettando una simile eventualità, il Papa aveva preparato una lettera di dimissioni nel caso in cui fosse stato catturato, dando istruzioni di tenere un Conclave a Lisbona. Il Pontefice si convinse anche che il Führer fosse posseduto dal demonio e più volte tentò di esorcizzarlo a distanza.

Il 20 luglio 1943 Roma venne bombardata per la prima volta dagli Alleati, in particolare il quartiere di San Lorenzo. Pio XII per la prima volta uscì dal Vaticano, distribuì denaro alla popolazione e venne accolto da una folla festante, al contrario del Re. Questa famosa foto, però, si riferisce all'analoga situazione del 13 agosto successivo, dopo i bombardamenti di San Giovanni, vicino al Laterano


Secondo alcuni storici, prima dell'attentato di Via Rasella e dell'eccidio delle Fosse Ardeatine (23-24 marzo 1944), la Segreteria di Stato vaticana sapeva che si stava progettando un attentato e che i tedeschi avrebbero ucciso 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Il Vaticano ha citato in giudizio Robert Katz, autore dell'accusa, che è stato condannato per diffamazione dalla magistratura italiana. L'Osservatore Romano, comunque, uscirà con un editoriale non firmato che, tra le righe, addossa la colpa dell'eccidio ai capi partigiani, rei di non essersi consegnati ai tedeschi per la fucilazione.
A maggio del 1944, dopo gli sbarchi alleati in Sicilia, a Salerno e Anzio, i tedeschi si preparavano alla fuga da Roma e avevano minato i ponti sul Tevere per impedire alle forze angloamericane di procedere nell'avanzata verso nord. C'era anche il pericolo che intendessero resistere a oltranza, con il rischio di distruggere Roma. Pacelli, per via diplomatica, consigliò agli alleati di non attaccare e ai tedeschi di non difendersi, ammonendo: "Chiunque osi levare la mano contro Roma si macchierà di matricidio". Lo stesso giorno la giunta militare del CLN si accordò con gli Alleati per annullare ogni insurrezione partigiana a Roma.
Alle 22:30 del 3 giugno, i due pro-Segretari di Stato Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) e Domenico Tardini acquisirono dall'ambasciatore tedesco von Weizsäcker la proposta di riconoscere il centro di Roma "città aperta". Il Vaticano la trasmise agli Alleati, ma mentre questi ci stavano riflettendo, alle prime ore dell'alba del 4 giugno 1944 i tedeschi lasciarono Roma senza colpo ferire. Per intercessione di papa Pio XII, al momento della loro partenza da Roma, le SS rilasciarono dal carcere di via Tasso, dove era stato sottoposto a pesanti torture, il comandante partigiano delle Brigate Matteotti Giuliano Vassalli, futuro Presidente della Corte Costituzionale.
Il 5 giugno 1944, dopo la Liberazione, Pio XII ricevette in Vaticano i soldati alleati e la domenica successiva i romani si recarono in massa a Piazza San Pietro a salutare il Papa, che unica autorità ad essere sempre rimasta nella capitale nei mesi bui dell'occupazione nazista. Per questo Pio XII fu soprannominato Defensor civitatis. Luigi Maglione, Segretario di Stato, morirà il 22 agosto 1944, senza essere rimpiazzato: Pio XII eserciterà in prima persona le sue funzioni, dichiarando ai due Pro-Segretari di Stato Montini e Tardini: "Non voglio collaboratori, ma esecutori".
Dopo la guerra il Papa legittimò la neonata Democrazia Cristiana, affermando che solo la DC aveva titolo per rappresentare i cattolici nella politica italiana, sconfessando il partito della Sinistra Cristiana, dove erano confluiti i cattolici di sinistra: privo dell'appoggio del Papa, il 7 dicembre 1945 il partito si sciolse e confluì nel Pci. Nel 1946 Pio XII tenne, dopo 7 anni, il primo Concistoro del suo pontificato, al termine del quale, per la prima volta nella storia, i cardinali italiani erano inferiori ai non italiani. Inoltre, definì la gerarchia cattolica in Cina, dove infuriava la guerra civile tra nazionalisti e comunisti.
Nel 1945 Papa pronunciò anche un articolato discorso alle associazioni cattoliche in cui ribadì il ruolo della donna di tutela del focolare domestico, insieme però al dovere di partecipare alla vita pubblica in funzione di questo obiettivo, supportando quindi il suffragio universale femminile, che si intendeva introdurre nel referendum istituzionale: "Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione". Tra queste "forze ostili" al focolare Pio XII includeva, oltre al comunismo, anche il capitalismo: "D'altra parte, può forse la donna sperare il suo vero benessere da un regime di predominante capitalismo? Noi non abbiamo bisogno di descrivervi ora le conseguenze economiche sociali che da questo derivano".
Nell'ambito del dibattito istituzionale tra monarchia e repubblica prima del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la Chiesa rimase ufficialmente neutrale. Per tale motivo, Pacelli si oppose, nell'ottobre 1945, al ritorno in Italia di don Luigi Sturzo da New York, fondatore del disciolto Partito Popolare Italiano e notoriamente repubblicano. Se Sturzo si fosse pubblicamente espresso per la repubblica, la Democrazia Cristiana avrebbe infatti potuto spaccarsi in 2 partiti: uno repubblicano e uno monarchico. La DC invece rimase anch'essa neutrale, nonostante sia Alcide De Gasperi che il I congresso del partito (24-28 aprile 1946) si fossero espressi per la Repubblica. È stato stimato che almeno 2/3 degli oltre 10 milioni di elettori democristiani del 1946 votarono per la monarchia.
Con l'arrivo della Guerra Fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, il Papa scelse senza esitazione quello occidentale, feroce oppositore comunismo, e alle elezioni politiche in Italia del 18-19 aprile 1948 appoggiò pubblicamente la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi, che si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica, uno straordinario successo che renderà la DC il punto di riferimento per l'elettorato anticomunista e il principale partito italiano per quasi 50 anni. 
Pio XII inaugurò anche una linea di deciso interventismo nei confronti della politica italiana e anche delle questioni interne della DC. La vigilia di Natale del 1948, Pio XII pronunciò un discorso rivolto alle componenti neutraliste del partito, per evitare una convergenza con partiti socialisti e comunisti, contrari all'adesione dell'Italia all'Alleanza Atlantica, a cui l'Italia era stata invitata dagli Stati Uniti. Il 17 marzo 1948, infatti, Benelux, Francia e Regno Unito avevano firmato il Trattato di Bruxelles, che creava l'Unione dell'Europa Occidentale, alleanza militare a cui Harry Truman guardò subito con favore, progettandone una composta da tutti i Paesi del blocco occidentale a guida americana. "Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ed agire cristianamente, non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d'impassibile neutralità". Il 4 aprile 1949 a Washington viene ufficialmente creata la Nato da 12 Stati fondatori, tra cui l'Italia.
Il 1° luglio successivo, con un atto clamoroso a livello mondiale, il Sant'Uffizio, su esplicita richiesta del Papa, dichiarava illecite per i cattolici l'iscrizione al Partito Comunista Italiano e ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarava inoltre che coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica, compresi i capi di Stato e di governo. Pio XII cercò sempre di attivare contatti e di salvare i cattolici dalle deportazioni nei gulag sovietici, pur senza riuscirci. 
Per il suo carattere schivo e introverso, Pio XII ridusse all'osso l'organizzazione della Curia Romana ma fu un papa particolarmente amato dalla gente: grazie alla conoscenza di numerose lingue, fu uno dei primi a rivolgersi in lingua straniera ai pellegrini che venivano a Roma. In un mondo ancora segnato dalle ferite della guerra, intuì che, più che un papa politico, la gente aveva bisogno di una guida verso la pace. Prese anche in considerazione l'ipotesi di convocare un Concilio ecumenico, nominando un'apposita commissione che si riunì in segreto senza però giungere a una conclusione.
Nel 1949 Pio XII scelse anche, come da programma, di proclamare il Giubileo del 1950, a cui molti erano contrari, sostenendo che l'Italia, ancora distrutta dalla guerra, non sarebbe stata in grado di organizzare una tale manifestazione di portata mondiale. Invece il Giubileo, il cui messaggio era incentrato su pace, riconciliazione e di speranza, fu un vero trionfo, con oltre 1,5 milioni di pellegrini, contribuendo a far conoscere le bellezze italiane all'estero e favorendo il decollo del turismo in Italia. Durante il Giubileo, con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, Pio XII proclamò il dogma dell'Assunzione di Maria, il 1º novembre 1950, ricorrendo per l'unica volta in tutto il Novecento al dogma dell'infallibilità papale. Il Papa scrisse che il giorno precedente la proclamazione del dogma e per altre 3 volte, mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto a un fenomeno simile a quello del miracolo del Sole, avvenuto alle 12 del 13 ottobre 1917, quando molti tra la folla di 30/100mila persone, radunate alla Cova da Iria, vicino a Fátima, videro il Sole cambiare colore, dimensione e posizione per circa 10 minuti, e poi avvicinarsi progressivamente alla terra come se stesse per precipitarvi.

Pio XII morì alle 3:52 del 9 ottobre 1958, a 82 anni, mentre si trovava a Castel Gandolfo. La sua pessima imbalsamazione ad opera dell'archiatra Galeazzi Lisi, che aveva anche scattato alcune foto al Papa agonizzante, e le sue conseguenze sono rimaste tristemente famose


Inoltre, venendo incontro alle numerose richieste dei fedeli, canonizzò una santa popolare, Maria Goretti, sebbene fossero passati solo 2 anni dalla sua beatificazione. Figlia di contadini poveri di Cisterna di Roma (ora Cisterna di Latina), Maria era stata uccisa il 5 luglio 1902, a soli 11 anni da Alessandro Serenelli, che stava tentando di violentarla ma di fronte alle grida e ai tentativi di difendersi l'aveva colpita 14 volte con un punteruolo. Serenelli fu condannato a 30 anni di reclusione e nel carcere giudiziario di Noto, incoraggiato dal vescovo, Giovanni Blandini, si era pentito e convertito alla religione cattolica. Nel 1929, dopo un sogno in cui Maria Goretti gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle, scarcerato in anticipo per sconti di pena e buona condotta dopo 27 anni di reclusione, chiese il perdono dei familiari di Maria, che gli fu accordato dalla madre. Serenelli trascorse il resto della sua vita come garzone, giardiniere e portinaio in vari conventi; l'ultimo fu quello dei cappuccini a Macerata, dove morì il 6 maggio 1970, a 87 anni, per le conseguenze di una frattura del femore provocata da una caduta. 
Vista l'enorme eco che aveva avuto la vicenda, il fascismo aveva cercato di cavalcare la devozione popolare per favorire la nascita di un'icona locale cara ai contadini delle paludi bonificate dell'Agro Pontino, ma l'immagine di Maria Goretti era popolare anche presso i non cattolici, al punto che il giovane dirigente comunista Enrico Berlinguer aveva indicato nel coraggio e nella tenacia della bambina un esempio da imitare per le giovani militanti comuniste. Così, dopo aver riconosciuto 2 guarigioni miracolose da pleurite attribuite all'intercessione di Maria Goretti, la "santa bambina" venne canonizzata il 24 giugno 1950 da Pio XII. per la prima volta, nella storia della Chiesa la cerimonia si svolse all'aperto, in Piazza San Pietro, e vide la partecipazione anche della madre di Maria Goretti e del suo assassino. 
Sempre in occasione del Giubileo, nell'enciclica Humani Generis, Pio XII affermò per la prima volta la compatibilità tra fede cattolica ed evoluzionismo, considerando l'evoluzione una teoria scientifica e non una realtà dimostrata, e la necessità di doverose ulteriori chiarificazioni concettuali. Fu il primo Papa a incoraggiare ricerche sull'evoluzionismo, invocando comunque prudenza nel trattare la questione.
Nel 1951, per la prima volta, ammise la liceità dei rapporti sessuali non finalizzati alla procreazione, scegliendo per essi il periodo di sterilità naturale della donna. Venendo incontro alle richieste della Chiesa, autorizzò diversi provvedimenti, preludio delle riforme del Concilio Vaticano II: la celebrazione della messa nelle ore serali, modifiche alla traduzione dei salmi nel breviario, riorganizzò la pratica del digiuno eucaristico riducendolo a 3 ore per i cibi solidi, a 1 ora per le bevande non alcoliche ed eliminandolo del tutto per l'acqua e i medicinali. 
Consapevole dei benefici e dei pericoli apportati dal costante progresso della società, Pio XII era convinto che la vera pace avrebbe potuto scaturire solo da un nuovo ordine cristiano del mondo, minacciato dalla perdita del senso di responsabilità individuale, schiacciato dalla massificazione sociale, in cui ognuno era come diventato una semplice ruota di organismi privi di consapevolezza, e in cui la libertà risultava dunque svuotata.
Nel 1952, per il timore che Roma potesse essere amministrata da un sindaco comunista, Pio XII promosse la candidatura a sindaco di don Luigi Sturzo con un'alleanza elettorale tra Democrazia Cristiana, Movimento Sociale Italiano e Partito Nazionale Monarchico. De Gasperi però si oppose nettamente a questa ipotesi per il suo passato antifascista e anche per sostenere la sua visione laica dello Stato; per ripicca, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del 30° anniversario delle sue nozze con Francesca Romani. De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente al nunzio apostolico: "Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono però di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale".
Il 12 gennaio 1953 tenne il suo 2° e ultimo concistoro per la creazione di nuovi cardinali, pochissimi in 19 anni di pontificato: scelse due "tradizionalisti" come Giuseppe Siri e Alfredo Ottaviani ma non i suoi 2 Pro-Segretari di Stato Domenico Tardini e Giovanni Battista Montini, escludendoli da una possibile successione. Inoltre, il 1° novembre 1954, Montini, molto stimato in Vaticano, fu nominato arcivescovo di Milano e di conseguenza estromesso dalla Segreteria di Stato e allontanato dalla Curia romana. Il Papa voleva così evitare il formarsi di una linea alternativa alla sua visione della Chiesa. Tuttavia, nel 1953, Pio XII creò cardinale anche il Patriarca di Venezia Angelo Giuseppe Roncalli, che diventerà suo successore come Giovanni XXIII, dando vita a un pontificato molto differente.
Oggi sappiamo che già all'inizio del 1954 una malattia non meglio identificata l'aveva portato in fin di vita, ma, secondo alcune testimonianze, il 2 dicembre, alle prime ore del mattino, avrebbe avuto un'apparizione di Cristo, accanto al suo letto, che lo avrebbe miracolosamente guarito; credendo che il Redentore fosse venuto per accoglierlo in Paradiso, gli disse: "Fa' che io venga a Te!", ma l'apparizione scomparve senza aver detto nulla. L'Osservatore Romano scrisse che il Papa, "il giorno prima, aveva sentito una voce chiarissima annunciare distintamente: "Verrà una visione"; e in quel mattino, mentre ripeteva l'invocazione della preghiera Anima Christi "Nell'ora della mia morte chiamami" il Signore era venuto e aveva sostato presso di lui". 
Inoltre, nella primavera del 1957 accordò a Padre Pio, riabilitato dal Sant'Uffizio nel 1933, durante il pontificato precedente, la dispensa dal voto di povertà, affinché si occupasse dell'appena inaugurata Casa Sollievo della Sofferenza anche sotto il profilo della gestione finanziaria.
La salute di Pio XII si aggravò dopo gli 80 anni, quando iniziò ad essere afflitto da un singhiozzo continuo, dovuto forse a una gastrite. Nell'autunno 1958 si trasferì quindi al Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo per osservare un periodo di riposo. Sul calare della sera del 5 ottobre si affacciò un'ultima volta alla finestra del cortile interno del Palazzo per impartire la benedizione apostolica ai fedeli. A tarda notte fu colto da un'ischemia che lo fece sprofondare in stato comatoso, sicché gli venne amministrata l'Estrema Unzione: la notizia circolò rapidamente e già di primo mattino una grande folla si assiepò a Castel Gandolfo. In questo frangente l'archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, allontanato dal Papa ma formalmente ancora nel pieno delle sue funzioni, con una piccola macchina fotografica scattò di nascosto al Papa incosciente e intubato una ventina di fotografie, vendendole al settimanale scandalistico Paris Match.
Dopo due giorni, la mattina del 7 ottobre Pio XII riprese conoscenza, si alzò dal letto e trascorse la giornata pregando e ascoltando musica. Già il mattino dopo, tuttavia, sopraggiunse una crisi cardio-circolatoria acuta e alle ore 11:11 un dispaccio d'agenzia annunciò la morte del Papa. La notizia venne divulgata da alcuni giornali in edizione straordinaria, ma la Santa Sede provvide a smentirla: alcuni giornalisti, infatti, si erano messi d'accordo con Galeazzi Lisi, che aveva promesso di annunciare la morte del Papa in anteprima aprendo l'anta di una finestra del Palazzo Pontificio. Un'ignara suora, però aveva aperto l'anta della finestra prescelta anzitempo, dando origine all'equivoco. Pio XII comunque morì alle 3:52 del 9 ottobre 1958 a 82 anni, dopo oltre 19 di pontificato.
Al mattino fu ancora Galeazzi Lisi a chiedere e ottenere, visto il suo ruolo mai revocato di archiatra, a praticare sulla salma del Papa, lavata e rivestita dalle suore che lo accudivano, un'imbalsamazione secondo un metodo da lui stesso brevettato, che consisteva nell'avvolgimento del corpo in alcuni strati di cellophane con una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali, a suo dire analoghi a quelli usati sui resti di Gesù Cristo prima della deposizione nel Santo Sepolcro. Tale metodo, prevedibilmente, accelerò la decomposizione del corpo, che nel giro di poche ore incominciò a tumefarsi e sprigionare odori tali da provocare lo svenimento di alcune guardie del picchetto d'onore.
La salma venne traslata in Vaticano su un comune carro funebre motorizzato fornito dal comune di Roma, addobbato con 4 putti agli angoli del cassone che reggevano drappi bianchi legati a un triregno: il Comune di Roma, infatti, non era stato in grado di procurarsi con così poco preavviso la tradizionale carrozza con cavalli bianchi. 
Condotte nella Basilica di San Pietro, le spoglie del Papa vennero esposte per 9 giorni sul catafalco, per la prima volta non eretto nella cappella del Santissimo Sacramento ma nella navata centrale, davanti all'altare maggiore, inaugurando una prassi che dura fino a oggi. Intanto, la Santa Sede convocò un pool di medici legali, che eseguirono un nuovo trattamento conservativo con ovatta e formalina. Visto che la situazione era ormai compromessa, si optò per posare sul volto sfigurato del Papa una maschera di cera.
Il 18 ottobre 1967, 9 anni dopo la sua morte, Paolo VI ne aprì il relativo processo per la causa di beatificazione e canonizzazione e nel 2009 Benedetto XVI lo ha proclamato venerabile.

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