Un brevetto che ha cambiato la storia delle comunicazioni e delle trasmissioni, accorciando le distanze tra Paesi e persone. Il 7 marzo 1876 Alexander Graham Bell depositava il brevetto 174.465, che apriva la strada allo sviluppo e all'utilizzo di massa del telefono.
Le prime intuizioni della trasmissione a distanza dei suoni vocali risalgono al Seicento, condotte dall'inglese Robert Hooke, uno dei più grandi scienziati del Seicento e una delle figure chiave della rivoluzione scientifica. Hooke, però, era una personalità talmente vulcanica che gli altri scienziati, dopo la sua morte (1703) ci misero decenni a catalogare l'immane portata dei suoi scritti, che coinvolgeva praticamente tutti gli ambiti del sapere scientifico. Hooke è passato alla storia per la legge che porta il suo nome, sull'elasticità lineare (un corpo elastico subisce una deformazione direttamente proporzionale allo sforzo a esso applicato) ma fu anche architetto, astronomo, meteorologo, fisico, chimico e ottico: studiò nuovi metodi cartografici, uso ed effetti della cannabis, come fanno alcuni insetti a camminare sull'acqua, progetto di una macchina per confezionare sigari, nuovi metodi per la conservazione della carne, e, tra tutte queste cose, sperimentò anche vari sistemi per trasmettere messaggi a distanza per mezzo dell'elettricità.
Nelle ricerche di Hooke si imbatterono due fratelli, Claude e Ignace Chappe, che nel 1793 inaugurarono il telegrafo ad asta, dando inizio all'era delle comunicazioni via cavo, poi potenziato dall'invenzione dell'Alfabeto Morse nel 1848. Alcuni scienziati, quindi, iniziarono a lavorare a un sistema di trasmissione diretta della voce. Tra questi, c'era la mente vulcanica di Innocenzo Manzetti, autore di numerosi e variegati brevetti: un automa che suona il flauto, un'automobile a vapore, una pompa idraulica, un cemento idraulico, una macchina per scolpire con precisione. Nel 1865 Manzetti creò il primo telefono elettrico, in grado di trasmettere la voce umana a mezzo chilometro di distanza. I giornali di tutto il mondo per la prima volta annunciarono che era stata trovata la possibilità di trasmettere la parola a distanza per mezzo dell'elettricità.
Anche un altro italiano, Antonio Meucci, residente all'Avana, aveva creato nel 1850 un "telegrafo parlante", ribattezzato telettrofono. Una volta trasferitosi a New York, sarà lui a perfezionare il sistema di Manzetti: il 28 dicembre 1871 Meucci depositò presso l'Ufficio Brevetti statunitense di Washington il brevetto del "sound telegraph" in cui descriveva la sua invenzione. Il brevetto era solo temporaneo e durava 3 anni, fino al 31 dicembre 1874: per registrarlo in modo definitivo servivano 250 dollari, che Meucci non aveva; il brevetto, così, scadde. Per quanto nel 2002 la Camera dei Deputati degli Stati Uniti abbia riconosciuto ufficialmente il lavoro di Meucci nell'invenzione del telefono, la questione rimane tutt'oggi controversa in mancanza di prove inconfutabili che attestino l'esclusiva paternità dell'invenzione da parte di Meucci.
Nel frattempo si inventavano nuovi apparecchi nel campo dell'acustica e della registrazione e riproduzione dei suoni. delle onde sonore che si propagavano attraverso l'aria o altri mezzi. Il fonautografo, inventato dal francese Édouard-Léon Scott de Martinville e brevettato il 25 marzo 1857, diventa il primo apparecchio in grado di registrare i suoni, tracciando onde sonore come ondulazioni o altre deviazioni in una linea disegnata su carta o vetro anneriti dal nerofumo. Basandosi su questa scoperta, Thomas Alva Edison nel 1878 aggiunge la possibilità non solo di registrare, ma anche di riprodurre suoni registrati attraverso uno speciale disco, che gira a una determinata velocità. È il fonografo, antenato del grammofono, ideato su queste stesse basi dal tedesco Emil Berliner nel 1887. Su cilindri di cartone rivestito di tela registrava invece il grafofono, inventato da Chichester Bell e Charles Tainter nel 1881, anch'esso basato sul fonografo.
Nel 1861, il tedesco Johann Philipp Reis creò un dispositivo che catturava i suoni, convertendoli in impulsi elettrici che attraverso un filo venivano trasmessi a un altro dispositivo che li riproduceva elettroacusticamente, chiamandolo telefono. Reis trasmise la frase in tedesco "Das Pferd frisst keinen Gurkensalat" (Il cavallo non mangia l'insalata di cetrioli), difficile da comprendere nel parlato e usata per dimostrare la fedeltà del dispositivo. La comunità scientifica, però, riteneva che una corrente chiusa e alternata non potesse riprodurre i suoni, specie quelli della voce umana. Nonostante ciò, Thomas Alva Edison riprese l'invenzione nel 1875 creando il primo microfono della storia e lo statunitense Alexander Bell iniziò a lavorare a un sistema per inviare più messaggi su una sola linea di testo di telegramma.
Negli stessi anni la Western Union, azienda di servizi finanziari, aveva incaricato Thomas Alva Edison e Elisha Gray dello stesso compito. Sia Bell che Gray depositarono la richiesta di brevetto lo stesso giorno, il 14 febbraio 1876, e ancora oggi si dibatte chi sia arrivato fisicamente prima all'Ufficio Brevetti.
ntrambi, comunque, si basavano sul principio della resistenza variabile per mezzo di un trasmettitore ad acqua, uno dei più comuni esperimenti che si organizzano insegnando fisica. Il trasmettitore era composto da un contenitore riempito con una soluzione di acqua e acido solforico per renderla conduttiva, una membrana chiamata diaframma e una sottile lamina tesa sopra un boccaglio, al centro della quale stava un ago metallico, immerso parzialmente nel liquido. Sul fondo della coppa di liquido era posizionato un elettrodo. Quando si parlava nel boccaglio, le onde sonore facevano vibrare la membrana; poiché l'ago era attaccato alla membrana, vibrava su e giù all'interno della soluzione acida e la quantità di superficie dell'ago a contatto con il liquido cambiava continuamente. Più l'ago affondava, minore era la resistenza elettrica; più si sollevava, maggiore era la resistenza. Applicando una tensione costante al circuito, la corrente variava in base alla resistenza seguendo la legge di Ohm e queste variazioni di corrente elettrica "copiavano" esattamente la forma delle onde sonore della voce. In breve, il trasmettitore trasformava le vibrazioni dell'aria in variazioni di intensità elettrica. All'altro capo del filo, un ricevitore elettromagnetico faceva il lavoro opposto, trasformando quegli impulsi elettrici di nuovo in suono. Nonostante il successo iniziale, il trasmettitore ad acqua era un incubo logistico: il liquido poteva evaporare o rovesciarsi, l'acido solforico corrodeva con il tempo i componenti metallici e il segnale non era pulito. Già pochi anni dopo, Bell e altri inventori come Edison passarono ai trasmettitori a carbonio, molto più pratici e resistenti, che sono rimasti lo standard nei telefoni fissi per quasi un secolo.
Il 7 marzo 1876 fu infine approvato il brevetto n. 174.465 a Bell, che è quindi ritenuto l'inventore ufficiale del telefono. Tre giorni dopo, Bell testò l'apparecchio chiamando il suo assistente: "Sig. Watson, venite qui. Voglio vedervi". L'inventore iniziò test di chiamate unidirezionali anche su distanze di diversi chilometri, esponendo lo strumento all'Esposizione centennale di Filadelfia e attirando molta curiosità da parte del pubblico. Bell tentò di vendere il suo brevetto alla Western Union (l'azienda che aveva sconfitto nella corsa al brevetto) per 100mila dollari, ma la società respinse l'offerta giudicando l'invenzione un "giocattolo".
Il 9 luglio 1877 venne fondata la Bell Telephone Company e in pochi anni decine di migliaia di telefoni vennero rapidamente costruiti e installati negli Stati Uniti. Acquisendo il brevetto del microfono a carbone di Thomas Edison, la Bell Company rese il telefono pratico per l'uso sulle lunghe distanze e migliorò la qualità del suono. Nei 12 anni successivi, una serie di cause processuali note come Telephone Cases culminarono nel 1888 con il ricorso alla Corte Suprema che confermò a Bell il brevetto. Nel 1893, per realizzare il progetto di una rete telefonica nazionale, Bell fondò la American Telephone and Telegraph Company (AT&T), incaricata di coprire con il segnale telefonico tutti gli Stati Uniti. Fino all'applicazione della legge sull'antitrust nel 1984, AT&T rimase di gran lunga la compagnia telefonica dominante nel Paese e ancora oggi è una delle più grandi al mondo, coprendo 127 Paesi al mondo.
Il primo Paese, dopo gli Stati Uniti, a puntare sul telefono fu la Svezia, che divenne il primo Paese al mondo per densità di telefoni ogni 100 abitanti (circa 0,55), primato che mantenne per un secolo. La Svezia nel 1885 aveva già oltre 5000 linee telefoniche; due anni dopo venne pertanto inaugurata la Telefontornet, una torre di comunicazione per i cavi telefonici centralizzata nel centro di Stoccolma, la più grande d'Europa (demolita nel 1953). Il telefono novecentesco come lo conosciamo è infatti il DBH 1001 dell'azienda svedese Ericsson del 1931, il primo in assoluto a integrare tutto in un unico corpo combinato, contenuto nelle dimensioni e in bachelite, dando vita per la prima volta a quel design fissatosi nell'immaginario collettivo. Anche Skype, non a caso, verrà fondato nel 2003 in Svezia.
Giunta anche in Italia l'eco dell'invenzione del telefono, con il prezioso contributo di due italiani, il 28 febbraio 1878 il telefono venne presentato a Vittorio Emanuele II e il 1º aprile 1881 viene emanato il primo decreto da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, con la creazione delle prime aziende telefoniche, con 900 abbonati totali. Nel 1923 il neonato governo fascista farà privatizzare la telefonia, suddividendo l'Italia in 5 aree di pertinenza assegnate ad altrettante compagnie. Nel 1957, dopo la guerra, il governo democristiano decise di nazionalizzare nuovamente, creando nel 1964 la Sip (Società Idroelettrica Piemonte, che poi diventerà Società Italiana per l'Esercizio delle Telecomunicazioni. Nel 1994 la Sip venne ceduta al Gruppo STET, che la fuse con Iritel, Telespazio, Italcable e SIRM, creando Telecom Italia, per sfruttare il boom della telefonia mobile nel nostro Paese. A partire dalla fine degli anni '90, infatti, l'Italia era il Paese europeo con la più alta concentrazione di telefoni cellulari in rapporto alla popolazione. A partire dalla seconda metà del Novecento si sviluppò anche la telefonia mobile: nel 1983 venne commercializzato il primo telefono cellulare portatile della storia, il Motorola DynaTAC 8000x, e nel 1994 il primo telefono con touch screen.


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