Il massimo esponente del modernismo catalano, che ha cambiato il volto di Barcellona con opere rimaste nella storia. Il 10 giugno 1926 moriva a 74 anni travolto da un tram Antoni Gaudì, le cui idee sono arrivate a noi nella forma della Sagrada Familia e delle altre 6 opere nella città incluse nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco.
Antoni Gaudí y Cornet nacque il 25 giugno 1852 a Reus, in Tarragona, quintogenito del calderaio Francesc Gaudí y Serra e di Antònia Cornet y Bertran. Battezzato il giorno successivo alla nascita nella chiesa di San Pietro Apostolo con il nome Antoni Plàcid Guillem Gaudí y Cornet, il piccolo Antoni sin da giovane manifestò un sincero amore per la sua terra natale, il Campo di Tarragona, accesa da fieri umori mediterranei e da un passato glorioso, che la vedeva sin dai tempi dell'antica Roma come una delle terre più prospere del litorale.
La famiglia di Gaudí, invece, era tutt'altro che prospera: "Fu privato di molte di quelle gioie della vita familiare che gli spagnoli tengono in gran conto e alla quale è dedicata la sua tarda chiesa della Sagrada Familia". Fin dalla tenera età, infatti, venne funestato da continui lutti famigliari: la madre morì in età molto precoce, così come il fratello Francesc, che faceva il medico, e una sorella. Inoltre, il giovane Gaudí fu afflitto anche da feroci reumatismi, che hanno probabilmente contribuito alla formazione del suo carattere schivo e riservato. Proprio a causa di queste cagionevolezze, scelse una nuova dieta elaborata dall'abate Kneipp, la quale prevedeva un frugale regime di vita, cure omeopatiche, diete vegetariane e altre restrizioni che quasi lo costrinsero all'isolamento più totale.
Gaudí iniziò gli studi presso la scuola di Reus, dove mostrò fin da subito il suo talento grafico eseguendo disegni per un seminario denominato "El Arlequín" (L'Arlecchino). Fu uno studente forse svogliato ma certamente brillante: "sbalordiva chi gli stava intorno con sorprendenti lampi di genio: al maestro di scuola, che spiegava come gli uccelli potessero volare grazie alle loro ali, il piccolo Antoni fece immediatamente notare che anche le galline nel pollaio si servivano delle ali, però per correre". Era insomma dotato di un amore per i piccoli episodi quotidiani e di un acume che risultavano particolarmente congeniali per gli studi architettonici, che iniziò 17enne a Barcellona, presso la Llotja, una prestigiosa scuola di architettura.
Dal 1874 al 1879 venne arruolato per il servizio militare, subito dopo ottenne il diploma, a 25 anni, e per impreziosire il proprio bagaglio formativo non esitò a fare tirocini anche gratuiti presso importanti costruttori di Barcellona. Gaudí era di temperamento recalcitrante e sanguigno e faticava ad arginare la sua insofferenza verso i rigidi accademismi promossi alla Llotja. Passò l'esame finale dell'Accademia con il giudizio "ottimo": il progetto di fine corso che presentò alla commissione d'esame era relativo a un portale di un cimitero, caratterizzato da una scenografica espressività e una potente simbologia, intrisa di umori religiosi e anche di una certa nota caratteriale. Elies Rogent, direttore della facoltà, disse: "Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrà".
Con il conseguimento del diploma Gaudí poté finalmente creare il suo stile culturale e architettonico, non più guidato da una chiave di lettura univoca ma agitato dall'assenza di norme e formule precise, come era comune nel sentire artistico catalano del tempo. Il primo Gaudì si soffermò soprattutto sul neogotico e sui testi di Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc, entusiasta promotore di tale stile, con cui aveva appena restaurato la cattedrale di Notre Dame a Parigi. Quando Gaudí visitò Carcassonne, il suo interesse per la cinta muraria era così contagioso che un abitante del villaggio medievale lo scambiò proprio per Viollet-le-Duc. Quasi come riscatto dall'ascetismo monastico della sua giovinezza, Gaudí in questo periodo amava anche esibirsi nei teatri e atteggiarsi con modi di dandy: bello, con occhi azzurri e una chioma bionda e fluente, elegante nei modi e nell'abbigliamento. Dalla frequentazione con la scena sociale barcellonese, derivò tra l'altro un preciso orientamento politico e ideologico, di sinistra e vicino alle istanze indipendentiste della Catalogna da Madrid.
Il primo incarico che gli venne assegnato fu relativo alla progettazione di alcuni lampioni per la Plaça Reial di Barcellona, mansione modesta che fu brillantemente risolta dal giovane architetto con delle strutture a sei bracci vivificate dal moderno connubio polimaterico di pietra e ghisa. Subito dopo la laurea, ciò che fece decollare la carriera di Gaudì fu l'incontro con l'industriale Eusebi Güell, in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1878. Il padre di Guell aveva fatto fortuna a Cuba ed Eusebi aveva ereditato il suo impero, diventando l'unico produttore del Paese di velluto a coste per esclusiva reale. Nel 1910 il re Alfonso XIII di Spagna insignìrà Güell del titolo di conte, in riconoscimento del suo supporto allo sviluppo economico della Spagna, e concesse ai figli minori un viscontato e una baronia. In segno di riconoscenza, questi ultimi donarono poi alla monarchia il nuovo Palazzo di Pedralbes a Barcellona, edificato nel 1920 sopra un terreno di proprietà dei Güell, diventato Palazzo Reale di Pedralbes e residenza del re quando era in visita in Catalogna (oggi sede del Museo della ceramica, del Museo tessile e degli indumenti e del Museo delle arti decorative di Barcellona).
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| Nel 1886 Gaudì inizio a lavorare alla sua prima grande opera civile, il Palazzo Guell, nuova maestosa residenza della famiglia del suo mecenate Eusebi Guell. L'edificio venne inaugurato 2 anni dopo, in occasione dell'esposizione universale, ma Guell vi abitò solo fino al 1906, quando si trasferì nel nuovo Parco Guell |
Uomo culturalmente vivace e economicamente spensierato, dagli ampi orizzonti liberali e intellettuali, Güell era il sogno di ogni giovane architetto, che poteva mettersi al servizio di un mecenate disposto a soddisfare i suoi capricci estetici, nonché a sostenere ogni prezzo per le sue opere. "Gaudí e Güell erano due personalità molto affini. Gaudí aveva da sempre visto in lui l'incarnazione del vero gentiluomo. La nobiltà, ebbe una volta a dire, è sinonimo di sensibilità, di squisitezza nei modi e di buona posizione sociale: tutti requisiti tipici di Güell. Quest'ultimo, dal canto suo, aveva scoperto in Gaudí il suo ideale: l'unione tra genio artistico e impegno sociale".
Guell, in particolare, aveva appena concluso l'acquisto di diversi poderi situati nell'attuale Zona Universitària di Barcellona (allora nel comune di Les Corts de Sarrià) e affidò a Gaudì i lavori di risistemazione del complesso, che dovevano essere la portineria e il maneggio della residenza estiva dell'imprenditore, i Padiglioni Guell. Gaudì fece collocare l'accesso principale sul lato settentrionale del podere perché fosse vicino al viale che portava alla strada Barcellona-Sarrià, che l'industriale percorreva partendo dalla rambla dove abitava. Il cancello dell'ingresso della Villa Güell è la prima testimonianza della predilezione di Gaudí per il ferro, dato che mostra la trasformazione di elementi di ferro industriale (molle, maglie, catene, pannelli) in arte tramite il lavoro artigianale. Il drago rappresentato nel cancello e il pilastro attiguo interpretano una delle fatiche di Ercole (il mitivo fondatore di Barcellona): il furto delle mele d'oro dal giardino delle esperidi. L'edificio è formato da due corpi: una lunga navata e il maneggio, destinato all'addestramento dei cavalli da tiro e all'apprendimento dell'arte di montare, e una pietra rotonda con la 'G' di Güell indica il centro della sala.
Incantato, Güell gli affidò una committenza ancora più prestigiosa. Da tempo infatti abitava nella casa di famiglia nella Rambla de los Capuchinos, che aveva ereditato dal padre; nella strada contigua aveva acquistato 2 immobili per ampliarla, per un totale di 408 m², dove stavano un caseificio e 17 appartamenti arredati, le cui famiglie erano state sfrattate, ed era appena arrivato dopo anni a comprare tutte le case dell'isolato. Il progetto di Güell era quello di costruire una nuova abitazione che si collegasse con quella storica sulla Rambla mediante un patio interiore. L'incarico fu affidato a Gaudí, che si ispirò alla tradizione delle grandi case signorili catalane di Barcellona.
Inizialmente il Comune bocciò il progetto, perché le tribune delle facciate dovevano essere realizzate in ferro e vetro e non in pietra come disposto da Gaudì. Güell, tramite i suoi influenti contatti, ottenne comunque dopo poco tempo tutti i permessi necessari. L'edificio ancora incompleto venne fu inaugurato nel 1888, in concomitanza con l'Esposizione Universale che si teneva nel Parco della Cittadella di Barcellona. Il nuovo Palazzo Güell fu quindi visitato, su invito del proprietario, da personalità come Maria Cristina d'Asburgo-Teschen, regina reggente di Spagna in vece dell'infante Alfonso XIII, re Umberto I d'Italia e il Presidente statunitense Grover Cleveland, che ne rimasero ammirati. Eusebi Güell era talmente orgoglioso del proprio edificio che non esitò a concedere esporre gli elaborati grafici relativi al progetto alla prima esposizione dedicata a Gaudí tenutasi nel Grand Palais di Parigi nel 1910.
Eusebi Güell visse nel palazzo fino al 1906, anno in cui traslocò alla Casa Larrard, nel parco Güell, dove abitò fino alla sua morte nel 1918. Il palazzo Güell fu quindi ereditato dalla vedova Isabel López Bru e successivamente dalle figlie Maria Lluïsa e Mercè Güell i López. Durante la guerra civile spagnola fu adibito a stazione di polizia e nel 1944 fu oggetto degli interessi di un milionario statunitense che desiderava acquistarlo per poi smantellarlo pietra per pietra e riassemblarlo nel proprio Paese. Per evitarlo, il Comune di Barcellona, concesse a Mercè Güell una pensione vitalizia in cambio di un accordo in base a cui l'edificio non avrebbe mai potuto essere alterato e sarebbe stato destinato a finalità culturali. Nel 1952 si insediò quindi nel palazzo la Asociación de Amigos de Gaudí, che vi rimase fino al 1968 quando venne istituita nel Parco Güell la Casa-Museo Gaudí. Alla morte della figlia di Guell il Comune acquistò il Palazzo e nel 1992 acquistò dai discendenti anche gran parte del mobilio originale.
Nel 1895 Gaudì costruì anche le Cantine Guell, nel comune di Sitges, a circa 40 km da Barcellona, e anche la Cripta Guell, che doveva essere un piccolo edificio religioso per i lavoratori della Colonia Güell di Santa Coloma de Cervelló, nei pressi di Barcellona. In seguito alla morte del conte nel 1918 per volontà della vedova i lavori vennero interrotti e fu costruita solo la cripta, consacrata e lasciata incompleta.
Guell però mirava a lasciare la sua impronta su Barcellona con qualcosa di ancora più grandioso. Decisivo fu un viaggio nel Regno Unito, nazione dove ribollivano profondi fermenti sociali, culturali e riformisti. Guell incontrò a Londra l'urbanista Ebenezer Howard, fautore di un'idea di città giardino, un nucleo urbano autosufficiente in grado di unire le piacevolezze della vita in campagna con il comfort cittadino. Desideroso di essere il primo a tradurre in realtà le teorie di Howard, Güell commissionò a Gaudí la realizzazione di un sobborgo-giardino di modeste dimensioni in prossimità di un pendio dietro Barcellona, la Muntanya Pelada, dove possedeva un antico casale del XVII secolo.
I lavori ebbero inizio nel novembre 1900 e, nonostante i vari ritardi, visto che nel cantiere furono rinvenuti resti fossili, si conclusero abbastanza celermente: la lottizzazione predisposta da Gaudí prevedeva 60 aree di forma triangolare per l'edificazione degli alloggi, ciascuno dei quali dotato di opportune aree verdi, i quali, disponendosi coerentemente sul declivio della Muntanya Pelada, avrebbero potuto beneficiare di ottime condizioni di ventilazione e soleggiamento e di una gradevole vista panoramica sul centro di Barcellona, nonché di scuole, di una cappella e di un ampio parco. Il progetto, tuttavia, fu un vero e proprio disastro commerciale: nessuno si mostrò interessato a quest'impresa grandiosa in un'area ancora sostanzialmente rurale. Barcellona stava infatti cambiando faccia, grazie a un piano urbanistico predisposto da Ildefons Cerdà i Sunyer, che, aveva dato avvio alla costruzione di un quartiere, l'Eixample, definito da una rigida maglia stradale, regolare e geometrica, e da isolati sempre uguali a sé stessi, con case a prezzi abbordabili. Asse portante di questa nuova area era il Passeig de Gràcia, strada che univa il barrio gotico con il paesello di Gràcia, oggi fagocitato dall'urbanizzazione cittadina. Dell'area immaginata da Gaudi e Guell venne venduto un solo lotto e quindi delle 60 case inizialmente previste ne furono costruite solo 3, una comprata da Gaudì, l'altra dal padre e la terza dalla figlia di sua sorella, in cui abitarono prima del trasloco definitivo nel cantiere della Sagrada Família.
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| Completata nel 1907, Casa Batllò fu voluta dall'industriale Josep Batllò come nuova residenza sul Passeig de Gràcia, la via centrale del nuovo quartiere dell'Eixample, rivaleggiando con l'adiacente Casa Amatller |
Il parco, l'unico elemento del piano iniziale che fu effettivamente realizzato, godette invece sin da subito di una grandissima notorietà e, malgrado le intenzioni iniziali, divenne palcoscenico di danze, eventi sportivi e culturali, gite domenicali e persino congressi. Dopo la morte di Güell gli eredi decisero di mettere a disposizione il parco a tutta popolazione di Barcellona: nel 1922 il parco venne sostanzialmente regalato al Comune e divenne pubblico con il nome di Parco Güell, che dal 1984 fa parte del sito nei beni architettonici tutelati dall'Unesco.
Al n. 43 del Passeig de Gracia, immaginato dal Comune di Barcellona come un asse viario elegante e raffinato, si insediava un edificio progettato nel 1875 da Emilio Sala Cortés, architetto di modesta levatura che era stato uno degli insegnanti di Gaudí alla Scuola di Architettura di Barcellona. Nel 1903 l'immobile fu acquistato da Josep Batlló i Casanovas, ricco uomo d'affari proprietario di varie fabbriche tessili a Barcellona. Membro di spicco della prospera e dinamica borghesia catalana, Batlló era deluso dalla convenzionalità del fabbricato, che affiancato da architetture molto più moderne. A fianco nel 1898 Antoni Amatller, un importante imprenditore nel settore del cioccolato, aveva fatto ristrutturare una casa simile a Josep Puig i Cadafalch, che aveva creato Casa Amattler, dalla caratteristica facciata animata da stilemi in gotico catalano e fiammingo. Batllò si rivolse quindi a Gaudí, ormai noto per le sue creazioni sfrenate ed esuberanti, per dare vita a un edificio unico nel panorama architettonico cittadino.
Dopo aver garantito all'architetto catalano una totale libertà economica e progettuale, Batlló nel 1900 presentò all'amministrazione comunale una domanda per ottenere il permesso di demolire l'edificio di Cortés, in modo tale da poterne costruire uno nuovo. Gaudí, tuttavia, aveva in mente un piano ben più ambizioso e assicurò a Batlló che una semplice ristrutturazione del fabbricato già esistente sarebbe stata sufficiente. Tra il 1904 e il 1906 Gaudí si mise all'opera, predisponendo una ristrutturazione della facciata e una ridistribuzione delle suddivisioni interne, dando vita a una delle sue opere più fantasiose ed innovative: una facciata rivestita da un mosaico di pietre vitree colorate, i balconi in ghisa simili a delle ossa e lo strano tetto ondeggiante come le squame di un rettile primitivo. Malgrado alcune problematiche legali, dovute all'aggetto ritenuto eccessivo delle colonne alla base, Casa Batlló fu subito accolta con molto entusiasmo e, nell'anno della sua inaugurazione, concorse persino per il prestigioso titolo di "migliore architettura dell'anno" a livello mondiale. Casa Batlló alla fine del Novecento è stata aperta al pubblico ed è ormai diventata una delle tappe turistiche principali di Barcellona. Dichiarata monumento storico-artistico nazionale nel 1969, dal 2005 la Casa è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell'Unesco.
Gaudí divenne una vera celebrità a Barcellona e gli altri ricchi possidenti iniziarono a offrire cifre sempre più alte per avere una casa progettata da lui. Vinse quest'asta Pere Milà i Camps, un ricco uomo d'affari proprietario di varie industrie tessili e marito di Roser Segimon i Artells, anch'essa borghese dal solido portato economico, vedova di José Guardiola Grau, emigrante spagnolo che aveva fatto fortuna in America con le piantagioni di caffè. Entrambi i coniugi godevano di una situazione economica e sociale assai privilegiata, che volevano sfoggiare trasformando la propria dimora in un palazzo elegante, innovativo e ricco di dettagli lussuosi. Nel 1905 i Milà avevano quindi acquistato un lotto sul nuovo Passeig de Gràcia e fecero follie per affidare il progetto a Gaudì.
Come di consueto, la costruzione del complesso subì molti ritardi e rallentamenti. Furono molte, infatti, le obiezioni sollevate dall'amministrazione comunale, che non esitò a segnalare come molte delle caratteristiche di Casa Milà non rispettassero le normative vigenti: una colonna, infatti, non concordava con l'allineamento delle facciate essendo aggettante di un metro sul marciapiede e la mansarda superava in altezza i termini massimi consentiti dalla legge. Gaudí, noncurante delle contestazioni mosse dal genio civile, replicò con il suo consueto sarcasmo: "Se così si vuole taglieremo il pilastro come se fosse formaggio e, nella superficie rimasta lucidata, scolpiremo un'iscrizione che dice: 'Tagliata per ordine del Municipio secondo l'accordo della sessione plenaria'".
Alla fine la colonna non fu mutilata e venne anche stabilito che Casa Milà, essendo un edificio monumentale, non era tenuta a rispettare rigorosamente le ordinanze comunali. Vi fu, tuttavia, un terzo incidente, che Gaudí non riuscì a risolvere e che anzi lo convinse ad abbandonare la costruzione dell'edificio, a cui per fortuna mancavano solo dei lavori di finitura. Gaudí ha infatti sempre considerato Casa Milà un'opera incompleta, "un gigante senza testa". Gaudí, infatti, aveva caricato Casa Milà di una precisa simbologia religiosa, concependola come un santuario per la Vergine del Rosario, che intendeva onorare con una serie di riferimenti iconografici, a partire da un enorme gruppo scultoreo in bronzo dorato da collocarsi sul fastigio. Durante l'ultima settimana di luglio del 1909, la cosiddetta "Settimana Tragica", tuttavia, Barcellona fu insanguinata da sanguinose contestazioni contro l'esercito da parte delle classi operaie di Barcellona e di altre città catalane, supportate da anarchici, comunisti e repubblicani. Vista la grande contestazione anticlericale, Milà scelse di rinunciare alla connotazione religiosa della casa, per paura che i rivoltosi potessero danneggiarla o prendere di mira lui o la sua famiglia. Gaudí, però, non aveva intenzione di cambiare i suoi piani e rinunciò all'incarico, affidando la decorazione interna ed esterna a due suoi collaboratori.
Proprio questo episodio spinse Gaudì a farla finita con le opere civili, nonostante gli avessero dato fama e ricchezze. Uomo di profonda fede, l'architetto iniziò a mettere tutte le sue energie su un'opera religiosa, che potesse legare il suo nome alla religione cattolica, su cui lavorava da 25 anni a intermittenza. Quasi 30 anni prima, nel 1880, un libraio, Josep Maria Bocabella, ispirato dal sacerdote Josep Manyanet i Vives (canonizzato nel 2004), fondatore delle congregazioni dei Figli e delle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia, incaricati di promuovere il culto della Sacra Famiglia e l'educazione cristiana nei giovani e nei bambini, aveva fondato l'Associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe per raccogliere fondi per la costruzione di una chiesa dedicato alla Sacra Famiglia nel nuovo quartiere dell'Eixample in un luogo conosciuto come El Poblet.
Il progetto era stato affidato all'architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, che aveva iniziato l'opera in stile neogotico, scartando l'idea di Bocabella di una replica del Santuario di Loreto, che custodisce la Santa Casa di Giuseppe e Maria a Nazaret. La prima pietra fu posta il 19 marzo 1882, giorno di San Giuseppe, dal vescovo di Barcellona José María Urquinaona. Gaudí, trentenne, aveva partecipato alla cerimonia perché era stato assistente di Villar in diversi progetti.
Già l'anno successivo, Villar si era però dimesso a causa di disaccordi con Joan Martorell, un architetto consulente di Bocabella. Il progetto fu inizialmente offerto proprio a Martorell, che rifiutò facendo il nome di Gaudí, già suo assistente anni prima. Gaudí, che fino ad allora aveva realizzato solo edifici civili, accettò con entusiasmi ma modificò completamente il progetto; solo nella costruzione della cripta mantenne quanto già costruito. Gaudí lavorò al progetto per oltre 40 anni, ma solo nel 1910 si trasferì ad abitare nel cantiere, dedicando completamente a questa impresa gli ultimi 15 anni della propria vita. Questa dedizione così intensa, oltre all'enormità dell'opera, derivava anche dal fatto che Gaudí definiva molti dettagli man mano che la costruzione avanzava. La Sagrada Familia, che già immaginava di non poter vedere conclusa, doveva essere l'opera della sua vita e l'avrebbe seguita in ogni minimo passaggio, in un'associazione tra arte, architettura e vita che segnò un vero e proprio spartiacque esistenziale nella vita dell'architetto. Gaudì, sentendosi investito da un rigidissimo imperativo mistico e spirituale, pose fine agli atteggiamenti dandy del passato per ritirarsi completamente dalla vita pubblica, senza teatri, concerti, dibattiti o cene raffinate ma con uno stile di vita frugale, quasi ascetico, finalizzato alla costruzione di un altare espiatorio che "si deve nutrire di sacrifici".
Nel frattempo la fama dell'architetto era arrivata oltre i confini della Spagna. Nel 1910 gli venne dedicata un'importante mostra monografica al Grand Palais di Parigi nel corso del Salon annuale della Société des Beaux-Arts. Gaudí, su invito di Güell, vi espose un consistente numero di immagini, piante e modelli in scala di moltissime sue opere. A partire da quell'anno, quando tutto sembrava andare per il meglio, si succedettero interminabili disgrazie per l'architetto, con la morte della nipote Rosa (1912), del collaboratore e amico Francesc Berenguer (1914) e del mecenate Eusebi Güell (1918) e da una crisi economica di tutto il Paese che rischiò di paralizzare la costruzione della Sagrada Família. "I miei cari amici sono morti: non ho né famiglia né clienti, né fortuna, né niente. Ora posso dedicarmi interamente alla Chiesa", scrisse. Come reazione a tutti questi squilibri esistenziali che Gaudí decise di consacrarsi interamente alla costruzione della Sagrada Família, arrivando persino a chiedere l'elemosina ai passanti con il cartello "un centesimo, per amore di Dio".
Con l'innalzarsi della costruzione lo stile cambiò e divenne via via sempre più fantastico, con quattro torri affusolate che ricordano i termitai o i castelli di sabbia dei bambini. Erano forme ereditate dall'architettura neogotica, secondo cui la chiesa era stata inizialmente concepita, e allo stesso tempo traevano ispirazione dalle forme naturali. Le torri sono coronate da cuspidi di forma geometrica alte 115 m, rivestite di ceramiche dai colori vivaci, che furono probabilmente influenzate dal cubismo e da un gran numero di decorazioni elaborate in stile Art Nouveau. Dal 1895 la responsabilità della gestione del progetto è stata affidata al Consiglio per la costruzione del Tempio espiatorio della Sagrada Familia, una fondazione ecclesiastica presieduta dall'arcivescovo di Barcellona, creata per promuovere la costruzione della chiesa attraverso le donazioni pubbliche e private.
La sera del 7 giugno 1926, terminata la giornata di lavoro, Gaudí stava andando nella chiesa di San Filippo Neri per pregare: attraversando distrattamente una strada, fu travolto da un tram. I passanti che lo soccorsero non lo riconobbero per via del suo abbigliamento trasandato e i tassisti, scambiandolo per un senzatetto, si rifiutarono di condurlo in ospedale. Venne trasportato a braccia dai passanti al l'ospedale più vicino, quello di Santa Creu, dove gli vennero prestate scarse attenzioni e venne ricoverato nel reparto dei poveri. Solo dopo due giorni gli amici e la famiglia, che si erano resi conto della mancanza di Gaudí, riuscirono a trovarlo. L'ospedale si attivò allora al meglio, ma Gaudí morì la mattina del 10 giugno 1926, a 74 anni, dopo 3 giorni di ricovero. La morte improvvisa del "più catalano dei catalani" fu accolta dalla popolazione locale come una terribile tragedia: si formarono oltre 2 km di coda per rendere omaggio alla sua salma. Il Comune e la Chiesa chiesero immediatamente a Pio XI di poterlo seppellire nella cripta della Sagrada Família, come da suo desiderio, e il Papa diede il giorno stesso il suo benestare.
A quel punto, soltanto la facciata della Natività era finita, insieme a una delle torri, quella di San Barnaba. Il suo assistente Domènec Sugrañes assunse la responsabilità dell'opera per i successivi 10 anni, portando a compimento le 3 torri incomplete della facciata della Natività. Il 20 luglio 1936, due giorni dopo la rivolta militare che portò alla guerra civile spagnola, gruppi anticlericali incendiarono la cripta, distruggendo il laboratorio di Gaudí insieme a tutti gli schizzi, appunti, mappe e modelli in scala, ma non bruciarono la chiesa. Gaudí non aveva lasciato altri progetti. Fu necessario ricreare altri modelli basandosi su foto d'epoca per ricostruire buona parte del progetto originale. Gaudí, comprendendo che i lavori sarebbero andati avanti decenni o secoli dopo la propria morte, invece di lavorare a tutto il gigantesco perimetro, aveva preferito completare alcune sezioni dell'edificio in altezza, come per lasciare una testimonianza precisa dell'idea originale ai suoi successori.
La posizione che assume la Sagrada Familia nel tessuto urbano di Barcellona è la questione che negli anni ha suscitato le maggiori polemiche. Quando l'opera ebbe inizio la zona era principalmente agricola ma già nei primi del Novecento, grazie al rapido sviluppo urbano, la chiesa era stata inglobata nella città. Il progetto di Gaudì prevedeva di inserire la Chiesa in un giardino a forma di stella a otto punte, in modo da fornire una prospettiva ottimale in tutta l'area circostante. Visto l'eccessivo costo del terreno si decise di optare per una stella a quattro punte, ma nel 1975 il consiglio comunale decise di realizzare 4 piazze con giardini in ogni angolo del tempio, in modo da formare una croce. Ne sono state realizzate solo 2, per non abbattere troppi edifici.
Il 3 marzo 2010 l'arcivescovo di Barcellona ha annunciato la consacrazione dell'edificio, avvenuta da parte di Benedetto XVI il 7 novembre dello stesso anno, a 127 anni dall'inizio dei lavori. La struttura principale della Torre di Gesù, la più alta di tutte, è stata completata nel dicembre 2024, raggiungendo un'altezza di 142,5 metri. L'installazione della croce è iniziata nell'ottobre 2025 con il montaggio del braccio inferiore. L'altezza ha raggiunto i 162,91 metri, rendendola la chiesa più alta del mondo: il 20 febbraio 2026, con il posizionamento del braccio superiore, la torre ha raggiunto la sua altezza definitiva di 172,5 metri, diventando l'edificio più alto di Barcellona. La sua inaugurazione è avvenuta il 10 giugno 2026, nel centenario esatto della scomparsa di Antoni Gaudí, in presenza di Leone XIV, di re Felipe VI e della regina Letizia e del Presidente del Consiglio Pedro Sánchez.




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