Uno degli ultimi Papi del Sud Italia, l'unico, insieme a Papa Francesco, a morire durante un anno giubilare. Il 27 settembre 1700 moriva dopo 9 anni di pontificato Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli di Spinazzola, il Papa che abolì la carica di cardinale nipote e l'ultimo a portare abitualmente barba e baffi.
Membro di un nobile casato napoletano, Antonio Pignatelli nacque, quarto di cinque figli, il 13 marzo 1615 a Spinazzola, feudo della sua famiglia in Puglia (allora in Basilicata). Il padre, Francesco Pignatelli di Spinazzola, era marchese di Cerchiara e di Spinazzola; la madre, Porzia Carafa, era figlia del duca d'Andria Fabrizio Carafa, parente alla lontana di Gian Pietro Carafa, diventato Papa Paolo IV dal 1555 al 1559.
Antonio venne destinato fin da subito alla carriera ecclesiastica e, poco più che bambino, inviato a studiare a Roma nel Collegio dei Gesuiti, dove venne ordinato sacerdote probabilmente nel 1643 e si laureò in utroque iure (ossia in diritto sia civile che canonico). Visti i buoni rapporti della sua famiglia con Papa Urbano VIII Barberini, il naturale passo successivo fu entrare al servizio del Papa nella Curia romana come referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e vicelegato a Urbino. Nel 1645 il nuovo Papa Innocenzo X lo nomina governatore di Perugia ma vi resta per brevissimo tempo, prima di essere inviato a Malta come inquisitore. Nell'anno giubilare 1650, poi, viene richiamato in Italia come governatore di Viterbo.
La svolta arriva il 14 ottobre 1652 quando, a soli 37 anni, viene elevato arcivescovo e nominato nunzio apostolico nel Granducato di Toscana, risiedendo a Firenze, ricucendo ottimi rapporti con il Granduca Ferdinando II de' Medici, che non aveva gradito il clamore dovuto all'abiura forzata di Galileo Galilei imposta dalla Chiesa nel 1633 da Urbano VIII. Il 21 maggio 1660, poi, a 45 anni, viene nominato nunzio apostolico nella Confederazione Polacco-Lituana, Stato creato un secolo prima dall'Unione di Lublino tra il Regno di Polonia e il Granducato di Lituania, con capitale Varsavia. La Confederazione era uno Stato in posizione strategica, cuscinetto con l'Oriente e la Scandinavia, ma in una situazione estremamente precaria: aveva appena subito un'invasione svedese nel 1655, passata alla storia come diluvio, sostenuta dalle truppe del Duca di Transilvania Giorgio II Rákóczi e Federico Guglielmo I di Brandeburgo e, inoltre, i tartari del Khanato di Crimea e dell'Orda Nogai effettuavano regolarmente delle incursioni per trovare nuovi schiavi quasi annualmente nei territori orientali.
Infine, il 9 marzo 1668, a 53 anni, viene nominato nunzio apostolico presso l'Impero d'Austria, con residenza a Vienna, in rapporti molto stretti con l'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo.
Dopo quasi vent'anni lontano da casa, Pignatelli chiese e ottenne dal Papa di essere trasferito in Sud Italia, vicino ai possedimenti della sua famiglia. Il 4 maggio 1671, a 56 anni, viene nominato vescovo di Lecce e, due anni dopo, anche Segretario della Congregazione per i Vescovi e i Religiosi, tornando a risiedere stabilmente a Roma. Nel 1675 diventa anche Maestro di Camera di Clemente X e uno dei suoi principali collaboratori, mantenendo il titolo di Lecce solo nominalmente e governando la diocesi attraverso vicari.
Il 22 settembre 1681, a 66 anni, viene creato cardinale presbitero di San Pancrazio Fuori le Mura e, tre mesi dopo, nominato vescovo di Faenza. Pignatelli, già anziano, credeva che la sua carriera fosse terminata, ma il 30 settembre 1686, a 71 anni, viene infine nominato arcivescovo di Napoli, alla morte del cardinale Innico Caracciolo. Alla morte di Innocenzo XI partecipò al Conclave che ne seguì, che portò all'elezione, il 6 ottobre 1689, di Pietro Vito Ottoboni, Sottodecano del Collegio Cardinalizio e vescovo emerito di Brescia, che aveva ben 79 anni, 2° Papa più anziano della storia al momento dell'elezione subito dopo Clemente X, che era stato eletto 3 mesi più anziano pochi anni prima, nel 1670, e aveva regnato per 6 anni. Ottoboni, più anziano di un anno del suo predecessore, assunse il nome di Alessandro VIII. In questo Conclave, il nome di Pignatelli non venne mai preso in considerazione per l'elezione.
Alessandro VIII, tuttavia, riuscì a fare ben poco. Subito dopo il primo anniversario dell'elezione, il 16 ottobre 1690, mentre celebrava una messa di canonizzazione nella Basilica di San Pietro, si addormentò. La Messa venne interrotta e il Papa venne esaminato dai medici, che ritennero che fosse stato colpito da un piccolo ictus.
Nonostante fosse tenuto strettamente a riposo, il Papa venne anche colpito da una cancrena e, infine, anche dalla peste, che si era diffusa a Roma da Napoli. Alessandro VIII morì alle 16 del 1° febbraio 1691, dopo 1 anno e 4 mesi di pontificato, all'età di 80 anni.
Il Conclave si aprì quindi nella Cappella Sistina il 12 febbraio successivo, appena 11 giorni dopo la morte del Papa, alla presenza di 65 cardinali su 70; di questi, vista la durata, 4 saranno costretti ad abbandonare prima della conclusione per motivi di salute e 2 di essi morirono prima di vederne la conclusione. All'ultima votazione parteciparono quindi 61 cardinali.
Il Collegio Cardinalizio era diviso in 3 gruppi, come da tradizione: filofrancesi, filospagnoli e zelanti, ovvero equidistanti da entrambi. Dopo un iniziale stallo, Flavio Chigi, nipote di Alessandro VII e fautore dell'elezione di Alessandro VIII 2 anni prima, avanzò la candidatura del vescovo di Padova Gregorio Barbarigo, noto per la morigeratezza dei suoi costumi. Su Barbarigo, però, si abbattè il veto informale dell'Imperatore Leopoldo I d'Austria, che aveva pessimi rapporti con Venezia, città natale di Barbarigo, e anche la sostanziale contrarietà dei Re di Spagna e Francia.
I cardinali, non avendo altri candidati validi, cercarono una mediazione con Leopoldo I, che infine mandò un messaggero con una lettera per i cardinali, in cui dichiarava di non voler porre il veto contro Barbarigo. Il messaggero consegnò però anche una seconda lettera segreta per i cardinali dell'Impero Asburgico, in cui l'Imperatore chiedeva loro di non eleggere Barbarigo senza però prendersene la responsabilità dell'esclusione, scaricata sulla fazione spagnola.
Caduta la candidatura di Barbarigo, il Conclave entrò nello stallo più totale. Gli scrutini iniziarono a ripetersi uguali a sé stessi per mesi, con una dispersione di voti che non indicava alcun papabile; per la prima volta dal 1503, alcuni cardinali, per protesta o esasperazione, votarono anche non cardinali. Il Conclave si trascinò così fino all'estate. A giugno, dopo 4 mesi di votazioni, scoppiò un incendio nella cella del cardinale Lorenzo Altieri e, per l'unica volta documentata nella storia della Chiesa, vennero fatti entrare degli estranei nel recinto del Conclave per spegnere le fiamme. Il danneggiamento del Palazzo Apostolico e il protrarsi del Conclave senza risultati si unirono al caldo asfissiante dell'estate romana, che fece ammalare diversi cardinali.
È in questo contesto che filofrancesi e filospagnoli si misero alla ricerca di un candidato di compromesso; la scelta cadde su Antonio Pignatelli che, nonostante l'opposizione degli zelanti, il 12 luglio 1791, dopo 5 mesi esatti di Conclave, venne eletto Papa all'età di 76 anni con il nome di Innocenzo XII, in onore di Innocenzo XI, che lo aveva creato cardinale.
Il suo primo atto, datato 12 novembre 1691, fu l'indizione di un giubileo straordinario per il 1692 per chiedere l'aiuto divino per la pace in Europa. Nonostante mancassero solamente 8 anni al Giubileo ordinario successivo, Innocenzo XII proclamò altri 2 Giubilei straordinari, uno per il 1794 l'altro per il 1796, per invocare la pace tra i regnanti cristiani d'Europa.
Il provvedimento per cui Innocenzo XII passò alla storia, il 23 giugno 1692, fu però la bolla Romanum decet pontificem, con la quale abolì la carica di Cardinal Nipote, in uso fin dal Medioevo, con cui il Papa regnante creava cardinale un suo parente prossimo, spesso proprio il nipote o addirittura il figlio, per farne il suo primo consigliere (da cui derivò il termine nepotismo, che per secoli non aveva alcuna carica negativa). Il primo Cardinal Nipote era stato Lotario, creato cardinale da Benedetto VIII nel 1015 e suo cugino. Era ancora possibile per il Papa creare cardinali i familiari, ma sarebbe stato opportuno non più di uno e con una limitazione allo stipendio (10mila scudi); in ogni caso, questi cardinali non avrebbero ricevuto un trattamento o poteri preferenziali rispetto agli altri porporati. Innocenzo XII, in effetti, non creò cardinale alcun parente, anzi, si rifiutò categoricamente di farlo con suo nipote Francesco Pignatelli, da lui nominato arcivescovo di Taranto, che verrà poi creato cardinale dal successore Clemente XI nel 1703. Il Papa arrivò a dire: "I poveri sono i miei nipoti", ponendo così a confronto il nepotismo dei suoi predecessori con l'attenzione ai poveri che avrebbe dovuto avere la Chiesa.
I suoi successori, tuttavia, continuarono nella pratica del nepotismo, anche se non più formalmente codificata (5 degli 8 Papi successivi affidarono la porpora a un nipote o fratello). Dopo Romoaldo Braschi-Onesti, creato nel 1786 dallo zio Pio VI, nessun altro Papa creerà cardinale suo nipote; l'ultimo Cardinal Nipote è considerato Giuseppe Pecci, creato nel 1884 dal fratello Leone XIII e nominato Prefetto della Congregazione per gli Studi.
La bolla Romanum decet pontificem, redatta dal cardinale Giovanni Francesco Albani, Segretario dei Brevi Apostolici, proibiva ai Papi di concedere proprietà, incarichi o rendite a qualsiasi parente e vietava ogni tipo di compravendita di cariche presso la Camera Apostolica. Il Papa stesso cercò di dare l'esempio, introducendo alla sua corte uno stile di vita più semplice e più economico. Inoltre, Innocenzo XII abolì anche un documento del 1352 che regolava i rapporti tra il Papa e i cardinali che lo avevano eletto, secondo il quale il Pontefice, pur dotato di suprema potestà, era comunque vincolato alle richieste dei cardinali che lo avevano votato e avrebbe dovuto esaudirle nei primi mesi di pontificato.
Innocenzo XII, in politica estera, riuscì a porre termine in modo conciliativo a una controversia che si trascinava con la Francia da 50 anni, ossia il dissidio relativo alle prerogative del re (regalie) in materia di benefici ecclesiastici connessi con la nomina episcopale. Nel settembre 1693 Re Luigi XIV rinunciò definitivamente alle sue pretese e revocò il suo editto del 1682 sulla potestà ecclesiastica (i Quattro articoli) con cui si arrogava il potere di ratificare le decisioni dell'assemblea dei vescovi francesi; il Papa, dal canto suo, confermò le nomine dei vescovi che il Re aveva effettuato, in via del tutto eccezionale. A livello dottrinale, Innocenzo XII confermava la condanna di Clemente IX del 1668 al giansenismo (secondo cui l'uomo, a causa del peccato originale, è radicalmente corrotto e la sua volontà è inevitabilmente debole, inclinata al male e incapace di resistere alla concupiscenza senza la grazia divina, unica causa di salvezza vista l'inutilità di ogni disposizione e impegno umano) e chiuse definitivamente la questione.
Nonostante i buoni rapporti personali con la corte di Parigi, Innocenzo XII non riuscì a evitare comunque una certa ostilità: la Chiesa infatti, a causa dell'operato dei Papi precedenti, era passata da alleato tradizionale della Francia contro gli Asburgo a una forza schierata contro l'espansionismo del Re Sole. Infatti, quando l'arcivescovo di Colonia Massimiliano Enrico di Baviera era morto nel 1688, Innocenzo XI aveva rifiutato di nominare il candidato proposto da Luigi XIV, Wilhelm Egon von Fürstenberg, affidando la sede a Giuseppe Clemente di Baviera, proposto dall'Impero d'Austria. Luigi XIV, per tutta risposta, aveva occupato militarmente l'elettorato di Colonia; il Papa, allora, aveva caldeggiato la creazione di una grande lega antifrancese che comprendeva Impero d'Austria, Regno d'Inghilterra, Province Unite, Spagna, Savoia, Danimarca e Svezia. Era la Guerra della Lega di Augusta o Guerra dei Nove Anni, che si concluse con la perdita francese di tutti i territori contesi, con l'eccezione dell'Alsazia e di Strasburgo (ancora oggi francesi). La Santa Sede, tuttavia, non venne invitata a presenziare alle trattative di pace, da cui scaturì la firma del Trattato di Rijswijk del 1697.
Altra questione era quella che riguardava la Spagna: nonostante i due matrimoni, contratti nel 1679 e nel 1690, il Re Carlo II d'Asburgo, gravemente infermo dalla nascita, non aveva avuto alcun figlio. Carlo II aveva nominato suo erede Giuseppe Ferdinando Leopoldo di Baviera, nipote dell'Imperatore Leopoldo I, ma questi era morto a soli 6 anni di vaiolo. La corte di Madrid quindi stava lavorando alacremente per evitare che, alla sua morte, il Regno di Spagna fosse oggetto di una guerra di successione tra Francia e Impero d'Austria (come poi avvenne; la guerra di successione spagnola di trascinò per 13 anni, portando alla fine alla vittoria di Filippo di Borbone, pronipote di Luigi XIV, come Filippo V di Spagna e l'inizio della dinastia dei Borbone di Spagna, che dura ancora oggi).
A settembre 1700 Carlo II aveva scritto a Innocenzo XII per chiedergli consiglio in materia di successione e il Papa si era schierato dalla parte dei francesi; il Re, tuttavia, morì appena 2 mesi dopo, a soli 39 anni, per un colpo apoplettico dopo una lunga serie di sofferenze, appena 1 mese dopo lo stesso Papa.
In politica interna, Innocenzo XII fece erigere un nuovo palazzo dove concentrò tutti i tribunali di Roma, il Governatorato, la polizia e gli uffici centrali della Corte pontificia, Palazzo Montecitorio, inaugurato nel 1696 e sede della cosiddetta Curia Innocenziana.
Nel 1692 Innocenzo XII fece anche realizzare il nuovo acquedotto di Civitavecchia, dichiarò porto franco il suo scalo e ordinò la costruzione del porto di Anzio (soprannominato “di Nettuno”), che portò crescita e sviluppo alla cittadina. Nel 1693 decise poi di raccogliere tutti i minori abbandonati in un'unica istituzione, progettando di concentrarvi anche le altre categorie di poveri, accuditi all'epoca a Ponte Sisto e al Palazzo Lateranense. Nacque così il nucleo di quello che divenne l'ospizio apostolico di San Michele a Ripa Grande. In occasione del Giubileo del 1700, il Pontefice fece poi aprire un nuovo raccordo tra via Appia antica e via Campana (che oggi si chiama via Appia Nuova), oggi nota come Appia Pignatelli. Nel 1691 Innocenzo XII stabilì ufficialmente poi che la data del Capodanno fosse la notte di San Silvestro, ovvero la festa della circoncisione di Gesù. Dopo questa decisione, la data del 1º gennaio si affermò in tutto il mondo occidentale fino ai giorni nostri.
Il pontificato di Innocenzo XII, inizialmente previsto durare 2/3 anni, si protrasse per qualche anno in più. Nel 1799, con il Giubileo alle porte, la sua salute iniziò a declinare: il 24 dicembre non riuscì ad aprire la Porta santa della Basilica di San Pietro per il Giubileo e venne sostituito dal cardinale francese Emmanuel de Bouillon. Il Papa era infatti afflitto da podagra e non riusciva a camminare.
Innocenzo XII, senza mai apparire in pubblico per tutto il Giubileo, morì il 27 settembre 1700 nel Palazzo Apostolico a 85 anni. Era la prima volta che un Papa moriva durante un Giubileo, l'unica fino al 21 aprile 2025, quando Papa Francesco morì a 88 anni nella stessa occasione. Innocenzo XII è stato anche l'ultimo Papa a portare abitualmente barba e baffi.
Il cardinale Vincenzo Petra, appartenente alla famiglia dei duchi di Vastogirardi, amica dei Pignatelli, farà erigere a proprie spese un monumento funebre in suo onore nella Basilica di San Pietro, commissionandolo a Ferdinando Fuga.
Il 23 novembre 1700 il Conclave eleggerà come suo successore Giovanni Francesco Albani, Segretario dei Brevi Apostolici, che assumerà il nome di Clemente XI.



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